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Ricordo di S. E. Mons. Natale Mosconi, Pastore dalla ‘carità disarmata (omelia)

Cattedrale di Ferrara

27/09/2018

S.E. Mons. Gian Carlo Perego
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Cari fratelli e sorelle, carissimi presbiteri, è bella questa coincidenza della memoria di S. Vincenzo De’ Paoli, il santo della carità che riconosceva nel povero il volto di Cristo, e del ricordo, del suffragio dell’Arcivescovo Natale Mosconi, a 30 anni dalla morte, Pastore caritatevole. L’Arcivescovo Mosconi era nato nella mia stessa terra e campagna cremonese, a Soresina, dove era diventato prete, per passare in città a Cremona come vicario di S. Imerio, insegnante di Storia della Chiesa in Seminario, direttore del settimanale diocesano di Cremona ‘La Vita Cattolica dal 1936 al 1939, subendo le intimidazioni e le censure fasciste soprattutto per i suoi articoli contro le leggi razziali e per la libertà di associarsi, parroco di S. Abbondio a Cremona per oltre un decennio fino alla nomina a Vescovo di Comacchio nel 1951 – “ti mando nella diocesi più povera d’Italia”, gli avrebbe detto Pio XII – e Arcivescovo di Ferrara nel 1954, rimanendo per 22 anni, fino al ritiro a vita privata nel ‘suo’ Betlem nel 1976, dove lo raggiungerà la morte nel 1988.
Una vita apostolica intensa, ansiosa quella dell’Arcivescovo Mosconi, provocata continuamente da tempi ed esperienze civili ed ecclesiali nuove e non facili: il fascismo e la democrazia costituzionale, la guerra e la ricostruzione, la fine della questione romana e il Concordato, il Concilio Vaticano II e il post-Concilio con le riforme, le amministrazioni comunali di Sinistra e il ’68, i Pontificati da Pio XI a Giovanni Paolo II.
Tra le novità politiche, economiche, culturali, sociali ed ecclesiali, l’Arcivescovo Mosconi, ha saputo camminare con passo sicuro, illuminato dalla Parola di Dio, soprattutto nella fedeltà ai Papi e al Magistero della Chiesa.
Questa coincidenza del ricordo dell’Arcivescovo Mosconi con il santo della carità, S. Vincenzo de’ Paoli, mi porta ad indugiare sulla carità di Mons. Mosconi. Sia a Comacchio che a Ferrara i poveri saranno al centro del suo Magistero e della sua azione. Nel volume ‘Chiesa in cammino’, all’inizio del suo episcopato, l’Arcivescovo scriveva: “La Chiesa deve penetrare nel vivo delle esigenze dei popoli e affrontare i problemi: la giustizia, il problema del lavoro, della distribuzione della ricchezza, della pace”. E continuava. “Per il solo fatto che vivono realmente la loro vita cristiana, i cristiani esercitano già sul mondo una azione efficace. Che cosa è infatti vivere la vita cristiana, se non tendere, ciascuno secondo la propria condizione, alla perfezione, cioè ala perfezione della carità? La prima osa di cui il mondo ha bisogno è la contemplazione dei Santi, e il loro amore, perché fa sovrabbondare sul mondo i doni della vita divina e dell’amore sostanziale. E se i cristiani tendessero realmente con tutto il cuore alla vita d’unione a Dio e di dilezione del prossimo, e se ciascuno nella sua azione provata e nei suoi giudizi privati, si sforzasse di rendere testimonianza alla giustizia, alla amicizia fraterna e alla verità così sovente tradita dagli uomini” (p. 146). La carità è stata l’anima della vita dell’Arcivescovo Mosconi: dai viaggi da Comacchio a Cremona sul camion per ritirare i letti per gli alluvionati del Polesine; nella bassa ferrarese e nelle terre della bonifica per realizzare chiese e luoghi di vita pastorale; nella ricerca del lavoro per i tanti disoccupati; nella realizzazione del Betlem e nel sostegno alla città dei ragazzi, voluta dall’Arcivescovo Bovelli; nella costruzione del Seminario e nella cura dei seminaristi. Fatti accompagnati da un magistero che non cessava di invitare a tutelare i più deboli, a superare la lotta di classe, a curare l’educazione in famiglia, a vivere concretamente la fraternità. La partecipazione al Concilio Vaticano II inserirà la carità dell’Arcivescovo Mosconi dentro la carità della Chiesa, aperta al dialogo, alla fraternità, alla partecipazione dei fedeli alla vita ecclesiale. Il suo volume ‘Sermoni conciliari’ inizia con la lettera pastorale per la Quaresima del 1966 dal titolo “In cammino con la Chiesa”, dove il tema centrale è il Concilio Vaticano II, facendo sue le parole di Paolo VI, santo fra pochi giorni: “Il Concilio non è un evento effimero e passeggero come tanti eventi sono nella cronaca della Chiesa e del mondo; è un evento che prolunga i suoi effetti ben oltre il periodo della sua effettiva celebrazione. Deve durare, deve farsi sentire, deve influire sulla vita della Chiesa, e cioè sulla nostra, se davvero noi vogliamo essere buoni e fedeli membri della Chiesa stessa” (p.9). Nella lettera l’Arcivescovo Mosconi ricorda lo spirito del Concilio: lo spirito di servizio, lo spirito delle origini, lo spirito di povertà, lo spirito di testimonianza e lo spirito di carità. E a proposito dello spirito di carità l’Arcivescovo scriveva: “ Lo spirito del Concilio è spirito di unione. Non opposizione degli uni agli altri, tra cattolici e cattolici, tra i cattolici e gli altri cristiani, tra i cristiani e i non cristiani, tra uomini e uomini…Lo spirito del Concilio è la ricerca di ciò che unisce e la comprensione di ciò che divide, ma con un senso cristiano di carità disarmata. E ‘carità disarmata’ – aggiungeva – significa far sentire il cristianesimo e la chiesa come forza morale piuttosto che come forza materiale, o come potenza tra le potenze mondiali, con quel pericolo di temporalismo o neotemporalismo che paolo VI sconfessa e respinge per sempre. ‘Carità disarmata’ che è ancora umiltà, distacco da sé, libertà vera, comprensione, amore, urgenza di amore, in nome di Cristo e con lo spirito di Cristo” (pp.37-38).
E’ a questa ‘carità disarmata’ che esorta anche la pagina del Qoelet, che ci ricorda come “tutto è vanità” se ci fermiamo solo a pensare alle cose, al possesso del creato, senza pensare che le nostre cose, il tempo della nostra vita ha senso solo in Dio. E’ quella ‘carità disarmata’ che non possiede Erode, che fa uccidere chi ricorda la Parola del Signore. Solo in Dio abbiamo la risurrezione, in lui abbiamo la vita. Quella risurrezione e quella vita che l’Arcivescovo Mosconi oggi vive dal giorno del suo incontro con il Signore, Padre ricco di Misericordia, Amore.
Concludo con le stesse parole di S. Ignazio Vescovo e martire, alla chiesa di Efeso, che l’Arcivescovo Mosconi aveva ricordato nel primo anniversario di morte dell’Arcivescovo Bovelli: “ Sia benedetto il Signore, che ai figli della chiesa ferrarese ha concesso la grazia di avere un tale vescovo”.