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Riapertura della chiesa parrocchiale di Gavello (omelia)

23/09/2018

S.E. Mons. Gian Carlo Perego
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Un cordiale saluto a don Roberto, ai presbiteri e alle religiose presenti, in particolare alla comunità delle Piccole Suore degli anziani abbandonati - che festeggiano 25 anni di presenza e servizio in parrocchia -, e a tutti voi, cari fratelli e sorelle di Gavello. Tra voi un saluto e un ringraziamento particolare alle autorità civili e militari che hanno voluto essere presenti alla celebrazione eucaristica di ringraziamento al Signore per la riapertura di questa chiesa parrocchiale, rimasta chiusa per sei anni dai giorni del terremoto che ha particolarmente colpito queste nostre terre. E’ un evento importante per la comunità di Gavello, quello che oggi celebriamo, perché riaprire un luogo di comunità, della fede e della storia di una comunità, significa aprirsi al futuro, avere speranza, una delle virtù del cristiano. Riapriamo una chiesa parrocchiale che non è tra le più antiche della nostra Arcidiocesi, fu costruita nel 1936, in un tempo di grande lavoro, di crescita, ma anche di mancanza di libertà, anche di associarci come cristiani, dopo la legge fascista del 1931 che chiudeva tutte le associazioni: una chiesa costruita per esprimere anche la libertà di essere e radunarci come comunità cristiana. Una chiesa dedicata a S. Antonio di Padova, un santo molto caro ai ferraresi e che caratterizza la storia della spiritualità di questa comunità almeno da quattro secoli e che è legato alla storia della spiritualità della nostra Chiesa di Ferrara-Comacchio. Infatti, non c’è chiesa parrocchiale nella nostra arcidiocesi che io abbia visitato dove non sia presente una statua o un’immagine di Sant’Antonio. Troviamo il senso di questa celebrazione anche ascoltando la Parola di Dio di oggi. Il primo testo che la Liturgia della Parola ci ha proposto è un brano del libro della Sapienza, che ci ricorda come chi crede e si fida di Dio è tentato, umiliato, perseguitato. Sono le tentazioni. E ogni domenica ritorniamo in questa chiesa riaperta per imparare la Sapienza del Signore, che ci aiuta a superare le tentazioni di ogni giorno.
Nella seconda lettura continuiamo a leggere la lettera dell’apostolo Giacomo che spiega come i frutti della Sapienza cristiana non sono la gelosia, l’invidia, il conflitto, il disordine e la malvagità; i frutti della sapienza sono invece la pace, la purezza del pensiero e delle azioni, la lealtà, la misericordia, la giustizia. Viviamo nella Sapienza, se coltiviamo i suoi frutti. Nei suoi Sermoni S. Antonio dia Padova, vostro patrono, ha sempre indicato nella pace, nel perdono, nella misericordia i segni dello Spirito, frutto della sapienza, intelletto, consiglio, scienza, pietà e timor di Dio: i doni dello Spirito che ognuno di noi ha ricevuto nella Cresima.
Il Vangelo, una pagina dell’evangelista Marco, ci ricorda una discussione tra i discepoli in un viaggio verso Cafarnao con Gesù. La discussione riguardava chi fosse il capo, il più importante tra di loro. E Gesù, annunciando la sua passione e morte, ricorda che il potere e la regalità sta nel servizio, nel dono, nel farsi piccolo: “se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti”. Il servizio è anche lo stile del cristiano, che vince superbia e prepotenza, che si dona, scegliendo anche di consacrarsi ai più poveri: i piccoli, i malati, gli anziani. Ogni domenica, in questa chiesa, radunati dal Signore, impariamo il servizio, celebrando la cena che è memoria del sacrificio della Croce, il gesto più alto di dono e di servizio del Figlio di Dio. E mediante il servizio, la carità, il cristiano cammina nella santità. Papa Francesco, in un bel passaggio dell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium, ci ricorda che “le esortazioni bibliche che invitano con tanta determinazione all’amore fraterno, al servizio umile e generoso, alla giustizia, alla misericordia verso il povero. Gesù ci ha indicato questo cammino di riconoscimento dell’altro con le sue parole e con i suoi gesti. Perché oscurare ciò che è così chiaro? Non preoccupiamoci solo di non cadere in errori dottrinali, ma anche di essere fedeli a questo cammino luminoso di vita e di sapienza” (E.G. 194). Questa santità delle piccole cose, dei piccoli gesti si vive non individualmente, ma in comunità, a due a due almeno. Di questo cammino comunitario la chiesa parrocchiale è luogo e segno. “La santificazione è un cammino comunitario – scrive papa Francesco nell’esortazione apostolica dedicata alla chiamata alla santità, Gaudete et exultate -, da fare a due a due. Così lo rispecchiano alcune comunità sante. In varie occasioni la Chiesa ha canonizzato intere comunità che hanno vissuto eroicamente il Vangelo o che hanno offerto a Dio la vita di tutti i loro membri. Pensiamo, ad esempio, ai sette santi fondatori dell’Ordine dei Servi di Maria, alle sette beate religiose del primo monastero della Visitazione di Madrid, a san Paolo Miki e compagni martiri in Giappone, a sant’Andrea Taegon e compagni martiri in Corea, ai santi Rocco Gonzáles e Alfonso Rodríguez e compagni martiri in Sud America. Ricordiamo anche la recente testimonianza dei monaci trappisti di Tibhirine (Algeria), che si sono preparati insieme al martirio. Allo stesso modo ci sono molte coppie di sposi sante, in cui ognuno dei coniugi è stato strumento per la santificazione dell’altro. Vivere e lavorare con altri è senza dubbio una via di crescita spirituale” (G.E. 141).
Questa chiesa parrocchiale riaperta e riconsegnata a voi, cari fratelli e sorelle, è un luogo di sosta importante nel nostro cammino di santità, perché ci fa incontrare il Signore, Maria, la tutta santa, che non solo ha creduto, ma ha vissuto nella quotidianità la fede nel Signore, San Antonio, e gli altri santi che sono la testimonianza viva che il cristianesimo non è un’idea, ma una esperienza, una storia di vita, insieme. E riaprendo questa chiesa, casa della parrocchia, luogo di preghiera personale, di celebrazioni comunitarie, segno della condivisione fraterna, vogliamo chiedere al Signore di aprire i nostri occhi, le nostre orecchie, la nostra bocca per camminare nella santità cristiana. Insieme.