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"Prediche corte, tagliatelle lunghe": presentazione del volume

Ferrara, Casa Cini

19/09/2018

S.E. Mons. Gian Carlo Perego
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Questo volume del card. Caffarra, con il simpatico titolo di "Prediche corte, tagliatelle lunghe", che raccoglie in dieci capitoli brani di discorsi e omelie del suo episcopato bolognese, è un dono anche alla Chiesa di Ferrara-Comacchio, di cui fu indimenticato Pastore dal 1995 al febbraio del 2004.
1. Già dalla sua omelia nell’incontro con i giovani a Fidenza, il giorno dopo la sua Ordinazione episcopale, il 22 ottobre 1995, ritroviamo in quella pagina i due elementi che caratterizzeranno la sua omiletica: l’immagine biblica, la Parola e la vita. Possiamo dire, facendo nostre le parole di Papa Francesco nell’Evangelli Gaudium che per il Vescovo Caffarra l’omelia era “un confortante incontro con la Parola, una fonte costante di rinnovamento e di crescita” (E.G. 135). Con le immagini bibliche e le situazioni esistenziali, dove si fa talora insistente l’indicazione dell’incompiutezza, del male, il Vescovo Caffarra prendeva quasi per mano l’ascoltare per aiutarlo in un ragionamento, in una riflessione che smontasse errori, pregiudizi, incomprensioni. E’ la ragione credente, che legge ogni cosa a partire dalla storia della salvezza, dalla Croce di Cristo, che guida la pagina omiletica e ancor di più i discorsi del Vescovo Caffarra, in fedeltà al principio: “Nihil Christo praeponatur” (titolo anche della sua lettera pastorale per il Giubileo del 2000). La ragione critica – diceva in un suo intervento ai presidi e ai direttori didattici nel 1995 – è ciò a cui bisogni educare: “Educare al coraggio significa educare alla critica: educare cioè a rendersi ragione delle cose. Educare a scoprire la ragionevolezza della proposta interpretativa dell’educatore. Consentitemi un esempio desunto dalla mia esperienza di Vescovo. Educare alla fede significa educare il giovane alla critica della proposta di fede che io gli faccio, cioè a verificarne la ragionevolezza. Chi non ha il coraggio di educare, non sa educare al coraggio, perché confonde critica col dubbio o la negazione. Ed è stata questa confusione a produrre una devastazione senza precedenti nella coscienza dei giovani di oggi. Ora si capisce perché ho parlato di “scommessa educativa”; l’educatore deve anche saper perdere. Educando alla critica, egli si espone al rischio che chi è educato, rifiuti alla fine la proposta interpretativa offertagli dall’educatore. Ma anche se così fosse, ha comunque generato un uomo”. E il rapporto fede e ragione viene sottolineato da alcune pagine del libro che iniziano con queste parole: “la fede formalmente è un atto della ragione. Da ciò deriva che la fede cristiana esige una ragione sana, una ragione forte. Parlare di una fede non ragionevole è come dire circolo quadrato” (pp. 96-98). Per questo nel 1999 saluterà come un dono l’enciclica di Giovanni Paolo II Fides et ratio, di cui citerà varie volte l’incipit: “"La fede e la ragione sono come le due ali con le quali lo spirito umano s’innalza verso la contemplazione della verità".
2. “Credere e amare” viaggiano insieme nelle omelie e nei discorsi del card. Caffarra, a Ferrara come a Bologna, e per questo un capitolo del presente libro s’intitola proprio così. Da quelle parole, da quell’omelia ai giovani è in iniziato il cammino omiletico del Vescovo Caffarra nella nostra Arcidiocesi. I temi che caratterizzeranno le omelie saranno determinati anzitutto dal calendario liturgico e dal lezionario, ma non perderanno mai questa duplice connotazione: Parola e vita. E la Parola, con le sue immagini sono strettamente legate alla storia di Gesù, anche vissuta nella storia di Maria e dei santi, e la vita, la storia, la quotidianità (il terremoto e i bambini di Beslan, la polemica sul crocifisso e le unioni civili, etc.)saranno i binari su cui correranno le sue pagine omiletiche. Uso questa espressione ‘pagina omiletica’, perché di questo si tratta nell’omelia del vescovo Caffarra, in fedeltà al principio ‘prediche corte’, tra l’altro principio sposato da Papa Francesco nel discorso ai preti di Palermo, in occasione della recente visita, dove, in continuità anche con le pagine dedicate all’omelia e alla sua preparazione nell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium, dove ha ricordato che “L’omelia è la pietra di paragone per valutare la vicinanza e la capacità d’incontro di un Pastore con il suo popolo” (E.G. 135), e che “deve essere breve ed evitare di sembrare una conferenza o una lezione”, ha sollecitato i predicatori che “le prediche devono durare non più di 8 minuti”.

3. Interessante è anche nell’omiletica del vescovo Caffarra, il ripetersi delle domande, che da una parte rispondono alla prospettiva morale della vita cristiana che è una chiamata e una risposta, ma anche perché le domande interpellano direttamente l’ascoltatore. Ad esempio, nell’omelia dell’inizio del tempo d’Avvento nel 1995 si domanda: come si fa a trasformare il nostro tempo in tempo liturgico? Cioè, come si fa a vivere nell’attesa del Signore? Nell’omelia dell’Immacolata del 1995: A questo punto, dobbiamo chiederci: ma quale è la vera realizzazione del proprio essere-donna? quale è la misura vera della femminilità? Ma soprattutto costruisce il primo ciclo di catechesi ai giovani nell’Avvento 1995 su alcune domande.
4. Un’altra caratteristica dell’omelia del vescovo Caffarra è l’attenzione alla dimensione mariana della Chiesa – seguendo uno dei suoi maestri teologi von Balthasar – che lo porta a dedicare a Maria cinque catechesi nel mese di maggio dell’anno 2000 e anche a formulare alcune preghiere e atti di affidamento a Maria: come nell’ omelia dell’ingresso in Diocesi a Ferrara, il 4 novembre 1995 o negli atti di affidamento della Diocesi e del presbiterio a Maria nel 2000. “A te, o Vergine delle Grazie, affido i sacerdoti, miei necessari e principali cooperatori nel ministero della Grazia: siano completamene espropriati di se stessi per appartenere completamente al Tuo Figlio, fatti umili servitori di ogni anima che al loro sacerdozio chiederà pace, perdono, salvezza. Vigila o Madre, perché il demone dello scoraggiamento e della tristezza non prenda mai dimora nel loro cuore. A te affido, o Vergine delle Grazie, l’oblazione pura delle sante Vergini che si sono donate al Tuo Figlio con cuore indiviso: il loro casto amore sponsale per il Cristo é un tesoro preziosissimo. Siano esse fedeli: o nello stupendo spreco del profumo della loro esistenza nella clausura o nella mirabile tenerezza della loro spirituale maternità per chi è più povero ed abbandonato. A te affido, o Vergine della Grazie, ogni donna: abbiano sempre la consapevolezza della misura eterna della loro femminilità; siano trasparente riflesso della tenerezza di Dio; nessun grembo si chiuda egoisticamente alla vita nè diventi luogo in cui, già sbocciata , sia soppressa; nessuna si chiuda all’ amore che si dona. A te affido, o Vergine delle Grazie, il sereno o tormentato tramonto di chi è ormai prossimo a chiudere la giornata terrena: non li spaventi il terrore della morte, e siano da tutti noi sempre venerati, rispettati e serviti. A te affido, o Vergine delle Grazie, l’innocenza dei nostri bambini: ormai sono così pochi in questa città a Te dedicata! Fa che gli sposi riscoprano la bellezza di donare generosamente la vita e a noi tutti dona una profonda riverenza per ogni bambino: che nessuno di noi mai scandalizzi qualcuno di loro, o manchi loro di rispetto, poiché i loro angeli vedono sempre il volto del Padre. Ti chiediamo tutto questo per intercessione dei nostri santi Patroni, Giorgio e Cassiano e di S. Carlo, patrono del mio episcopato. A Gloria della Trinità Santa. Amen”. Bella è anche la preghiera a Maria nell’omelia del pellegrinaggio con i giovani a Loreto, nel giugno 1996. Anche ogni riflessione del primo ciclo di catechesi ai giovani in Avvento si concludono con una preghiera.
5. I temi centrali delle omelie e dei discorsi del card. Caffarra, a Ferrara come a Bologna, sono molto simili e connessi a un impianto cristologico: La Chiesa e la sua singolarità (p. 54), la Croce (p. 48-51), il matrimonio, la famiglia, la vita (i capp. 6 e 7 di questo libro), il male e Satana, la misericordia, la giustizia, la libertà, l’educazione (molto belle, a questo riguardo le pagine di questo libro dal 146 al 150 sul ‘mestiere del genitore’), la cultura cristiana, la santità, il prete (a cui da Arcivescovo di Ferrara Caffarra dedica un volumetto nel 2001 che raccoglie le sue omelie e discorsi ai sacerdoti, dal titolo ‘Nel mistero di Cristo’, che fa pandent con il cap. 5 intitolato “Attira tutti a sé”, di questo libro) la carità. A proposito di carità, a pag. 123 del testo si legge tre destinazioni del servizio diaconale secondo il card. Caffarra: i bambini nascituri o abbandonati, ai quali oggi si vuole negare la dignità umana; i giovani, i quali vivono – privi spesso come sono di lavoro – l’esperienza di essere una generazione della quale si può fare senza; gli anziani malati terminali, per i quali si vanno preparando leggi che legalizzano la loro eliminazione, sotto la maschera dell’eutanasia”. E la carità, è anche l’arma contro le tre sfide a cui il Vescovo Caffarra guardava nella sua omelia alla Veglia che apriva l’anno al terzo millennio nel 2000: “quali sfide dobbiamo soprattutto affrontare ora che siamo entrati nel terzo millennio. Esse mi sembra che siano soprattutto le seguenti. La sfida del nichilismo: essa consiste nella negazione di un originario rapporto della nostra ragione colla realtà. Negazione che comporta una considerazione della realtà medesima alla stregua di un’illusione o di un gioco, le cui regole sono frutto di pura convenzione. La sfida del cinismo morale: negata ogni consistenza alla realtà, scompare il senso della "divaricazione" fra bene/male, e con ciò il gusto della scelta libera. Ogni scelta ha lo stesso significato, e pertanto nessuna scelta ha significato. L’etica, intesa come passione per la custodia dell’umano, è estinta. La sfida dell’individualismo sociale: è il risultato delle due posizioni precedenti. La convivenza è coesistenza di egoismi opposti. Questa definizione del sociale umano è ritenuta valida per ogni società umana: dal matrimonio alla convivenza fra i popoli. È la sfida alla carità cristiana. È possibile raccogliere questa triplice sfida sotto una sola "cifra"? Forse sì. È la "cifra" della libertà, misura della dignità e della grandezza dell’uomo: è la questione del significato ultimo del nostro essere liberi, sia nella nostra dimensione individuale, sia nella nostra dimensione sociale. Ci sono poi dei luoghi in cui "il fare i conti" con queste tre sfide diventa inevitabile. Questi luoghi sono la famiglia, l’educazione della persona, l’impegno politico”.
6. Il capitolo 8 del libro – non c’è pace senza verità - possiamo dire che è dedicato alla città e alla politica. Anche in questo il card. Caffarra continua e ulteriormente arricchisce il magistero ferrarese, che aveva trovato su questo tema una particolare sintesi nella catechesi ai giovani su ‘L’architettura cristiana della società’ del 2002 e nell’ultima sua lettera, ‘Và dai miei fratelli’ (Gv 20,17), dopo il piccolo sinodo urbano e suburbano nel 2002 e 2003, segnala tre attenzioni e priorità in città: 1. l’attenzione ai poveri nelle forme più frequenti di povertà nella nostra Città, è essenziale alla Chiesa. Una delle forme sulla quale voglio attirare subito la vostra attenzione, è la malattia e la solitudine della vecchiaia. 2. L’invecchiamento ed il continuo calo delle nascite nella nostra Città è una delle mie più gravi preoccupazioni. Questa situazione infatti è in larga misura spiegabile con una mancanza di speranza e di un sereno rapporto col futuro. Si aggiunga poi il fatto dell’aborto volontario che continua a praticarsi nella nostra Città. Qui si apre un secondo ambito di esercizio della carità: il servizio al Vangelo della vita…La nostra Città ha bisogno di "una generale mobilitazione delle coscienze e un comune sforzo etico, per mettere in atto una grande strategia a favore della vita. Tutti insieme dobbiamo costruire una nuova cultura della vita" nella nostra Città. Essa ne è capace. La grande ricchezza rappresentata dal volontariato, sta a dimostrarlo. Ma è soprattutto agli sposi che è chiesta una generosa collaborazione con Dio creatore nella generazione ed educazione di nuove persone umane. 3. Anche la nostra Città, sia pure in misura minore che altre, deve affrontare la grande sfida dell’immigrazione, che chiede anche alla nostra Chiesa di essere veramente segno di un’accoglienza che non fa sentire estraneo nessuno; in primo luogo fratelli e sorelle che condividono la nostra stessa fede in Cristo. Esistono già iniziative pastorali al riguardo nella nostra Chiesa in Città. È la terza grande attenzione che la nostra carità deve avere”. Sono parole di grande attualità.
7. Interessanti sono anche gli autori, i più diversi, che il Vescovo Caffarra cita nelle omelie, ma soprattutto nei discorsi a Ferrara e a Bologna, classici e moderni: classici come Orazio e Cicerone, Teofrasto; i padri come S. Agostino, S. Ireneo, Origene, S. Ambrogio, S. Gregorio Magno, S. Ilario; S. Tommaso, Ignazio di Loyola, Newman; letterati come Foscolo, Dostoevskij, Chesterton, Peguy, Eliot e Pavese, Pirandello; Guareschi che lo tiene legato a questa terra emiliano-romagnola; i teologi Von Balthasar, Journet, Bouyer, Ratzinger, pensatori come Schelling e Heschel; teologi spirituali contemporanei come Giovani Moioli o Divo Barsotti e la mistica Adrienne von Speyr, i testi conciliari (Lumen Gentium e Gaudium et spes in particolare), il magistero di Giovanni Paolo II, di Papa Benedetto e di Papa Francesco.
Leggendo questo libro ho trovato una continuità tra il Magistero dell’Arcivescovo Caffarra a Ferrara e dell’Arcivescovo e cardinale a Bologna. Forse a Ferrara il suo Magistero ha dei tratti più familiari rispetto a quelli autorevoli di Bologna: hanno in comune però la stessa ansia per l’uomo, lo stesso amore a Cristo, la stessa passione per la Chiesa. Forse i regali più belli del pensiero e dell’azione del Vescovo e Cardinale Caffarra.