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Omelia Mons. Perego per la festività dell'Esaltazione della Croce - Santuario del Crocifisso di S. Luca, 14 settembre 2018

14/09/2018

Esaltazione della Croce
(Santuario del Crocifisso di S. Luca, 14 settembre 2018)
S.E. Mons. Gian Carlo Perego
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Cari fratelli e sorelle, celebriamo oggi la festa dell’Esaltazione della Croce. La Croce è segno di salvezza. Infatti, Dio ha mandato suo Figlio nel mondo per salvarlo: è questo il centro del discorso di Gesù a Nicodemo ed è questo il significato più profondo del Crocifisso. La Croce esaltata non è un patibolo, un castigo, ma il segno dell’amore, del perdono, della purificazione dell’uomo da parte di Dio stesso, mediante suo Figlio. E per questo oggi celebriamo l’esaltazione della Croce: vogliamo lodare Dio per l’infinito amore del Figlio che ha scelto di svuotarsi e di servire l’uomo fino a dare la sua vita per noi.
“Dio stesso si pone come luogo di riconciliazione e, nel suo Figlio, prende la sofferenza su di sé – ha scritto Benedetto XVI nel suo ritratto di Gesù di nazareth. Dio stesso introduce nel mondo come dono la sua infinita purezza. Dio stesso «beve il calice» di tutto ciò che è terribile e ristabilisce così il diritto mediante la grandezza del suo amore, che attraverso la sofferenza trasforma il buio» (J. Ratzinger, Gesù di Nazareth, Roma, LEV, 2015, pp. 258-259). Forse alla categoria dell’espiazione per guardare alla Croce è meglio fare nostra la categoria del dono e della riconciliazione. La Croce è segno del dono di un Figlio, il Crocifisso. Croce e Crocifisso sono inseparabili nella fede cristiana.
Celebriamo questa nostra festa in questo ‘tesoro ferrarese’, qual è il Crocifisso di S. Luca. Di origine medioevale, la tradizione vuole che il Crocifisso nel 1128 abbia voluto scegliere questa terra, questo luogo, impedendo a chiunque di spostarlo. Il Crocifisso, davanti al quale ha pregato il pellegrino S. Contardo d’Este, molte illustri personalità e tanti fedeli ferraresi per quasi nove secoli, ha voluto rimanere tra noi, nella nostra terra: per ricordare l’infinito amore del Padre che ha donato suo Figlio, per ricordarci la ‘Via crucis’, per condividere le nostre sofferenze: la malattia come le morti premature difficilmente accettate, la guerra e la pace, l’odio e l’amore. Dopo il fallimento del progetto settecentesco del parroco don Bonetti di collegare il santuario di S. Luca alla città con un lungo porticato, negli anni ’90 l’arch. Carlo Bassi volle costruire un itinerario che collega la Cattedrale al Santuario di S. Luca, attraverso Porta S. Pietro e un ponte pedonale sul Volano: un itinerario artistico e religioso che ha ricostruito e regalato un nuovo legame stretto tra il Crocifisso di S. Luca e la città. E’ interessante che spesso la devozione al Figlio sofferente sia stata accompagnata dalla devozione alla Madre Addolorata. Madre e Figlio condividono una storia di dolore e di salvezza. A Bologna e a Ferrara. In questa nostra terra, che ha lodato il ‘Trionfo della Croce’ (è il titolo di un’opera del domenicano ferrarese Girolamo Savonarola), ma che vive anche la Croce come ‘segno dei tempi’ “i segni della coerenza del Vangelo con le speranze degli uomini. (…) Perché l’attualità del Vangelo passa attraverso i problemi dell’uomo” (M.-D.Chenu, I segni dei tempi, in La chiesa nel mondo contemporaneo, Brescia Queriniana 1966, p. 97). E a questa concretezza, ferialità della vita dell’uomo che rimanda il Crocifisso di S. Luca. Per queste ragioni, abbiamo voluto affidare nuovamente il santuario del Crocifisso alla Parrocchia e al borgo di S. Luca, perché venga regolarmente riaperto, sia luogo della celebrazione eucaristica e della Penitenza per i fedeli della città e Arcidiocesi di Ferrara-Comacchio. I santuari sono delle fonti della grazia, luoghi dove la consapevolezza dei nostri limiti, del peccato incontra l’amore e la grazia del Signore. I santuari, anche nella nostra Chiesa possono essere luoghi per riprendere un cammino di fede, alla luce di uno spazio sacro, di un’immagine cristologica o mariana che ci riporta al centro della storia della salvezza.
Guardando il Crocifisso di S. Luca riascoltiamo “le sette parole” di Gesù in Croce, che uniscono solitudine, disperazione e abbandono a amore, ricordo, dono e perdono, e richiamano i crocifissi del nostro tempo: le morti innocenti, sotto i nostri occhi, per l’incapacità, la superficialità, l’indifferenza, l’incoerenza di tanti. Sono anche parole di speranza, che davanti al Crocifisso ritroviamo.
«Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» (Matteo, 27, 46). È il grido di ogni uomo colpito da una morte innocente, familiare, improvvisa. E’ una domanda al Padre che trova risposta nel Figlio.
«Ricordati di me…» (Luca, 23, 42). L’invocazione del ladrone, compagno di morte, arriva al cuore di Gesù, e la trasforma in dono, perché Gesù gli regala la vita eterna, il Paradiso:«Oggi con me sarai nel Paradiso».
«Donna, ecco tuo figlio!…» (Giovanni, 19, 26). Sotto la Croce, dietro ogni Crocifisso c’è una Madre, Maria. E Gesù gli regala un altro Figlio: la sua morte apre alla vita, alla fraternità,alla speranza.
«Ho sete» (Giovanni, 19, 28). La sete è una necessità umana, soprattutto per chi arde dal dolore, si sente solo. La sete di Gesù è la sete di amore, di giustizia, di pace di tanti Crocifissi del nostro tempo.
«È compiuto!» (Giovanni, 19, 30). Tutto. Nulla rimane fuori, lontano dal dono della Croce. Nel Crocifisso c’è la salvezza che raggiunge tutti gli uomini.
«Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno» (Luca, 23, 34). Gesù perdona. Il perdono cristiano nasce dalla Croce e rifiuta ogni forma di vendetta. Il perdono rinnova, risana, trasforma e crea un popolo nuovo, il popolo della pace.
«Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito» (Luca, 23, 46). La Croce e il Crocifisso è segno e luogo di fede, di affidamento al Padre, che vince la disperazione. Lo Spirito , insieme al Figlio sulla Croce ricompone la Trinità. Sulla Croce c’è il Dio cristiano.
Riascoltare oggi davanti al Crocifisso di S. Luca queste parole di Gesù significa imparare il linguaggio della fede, della speranza, della carità, per essere testimoni del Vangelo. E così sia.