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OMELIA ANNIVERSARIO NASCITA VENERABILE FLORA MANFRINATI

Mottatonda di Gherardi

22/07/2018

S.E. Mons. Gian Carlo Perego
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Cari fratelli e sorelle, è una gioia celebrare con voi il ricordo dell’Apostola laica Flora Manfrinati, in questa “motta”, in questa ‘piccola altura’ nella pianura bonificata, che è diventato il “Tabor”, il luogo della trasfigurazione della piccola Flora, oggi venerabile nella Chiesa. E’ da questo luogo, infatti, che è iniziata la storia di fede e di vita cristiana di Flora, che da un angolo della ‘bassa’ l’ha portata nella periferia e città di Torino, dove con le sue sorelle è iniziata, con il pellegrinaggio dell’Anno Santo del 1950 – indetto da Pio XII come “anno del gran ritorno e del perdono” , dopo le ferite della seconda guerra mondiale - e la proclamazione del dogma dell’Assunta, una originale storia di educazione, di preghiera, di prossimità che continua anche oggi.
L’Eucaristia che noi celebriamo è stata il centro della vita di Flora. Adorare Gesù presente nell’Eucaristia e custodire la presenza di Gesù nella propria vita, due uguali “tabernacoli”, è stata una costante nella sua vita e spiritualità.
Con Flora vogliamo allora vivere questa Eucaristia domenicale arricchendoci dei suoi doni, così da custodirli nella nostra vita. Nell’ascolto della Parola oggi incontriamo il profeta Geremia, il profeta dei forti richiami al popolo d’Israele, perché viva coerentemente la sua fede nel Signore. E mentre Geremia colpisce i falsi pastori – che sempre nella Chiesa ritornano e chiedono un attento discernimento – fa una profezia: verrà dalla casa di Davide un pastore, re e sacerdote che eserciterà la giustizia. L’esperienza di Flora è stata in comunione con Cristo Buon Pastore e con i pastori che ha incontrato sulla sua strada, con umiltà e semplicità, con fiducia nella Chiesa e animando le realtà del mondo.
L’apostolo Paolo, poi, oggi ci ricorda che la storia di Gesù, soprattutto di Gesù Crocifisso, ci ha resi non più lontani, ma vicini al Signore e agli altri. La parola che Paolo usa è ‘riconciliazione’, che è diventato anche il nome nuovo del sacramento della Confessione. Flora ha condiviso, la Croce di Gesù anche con la sua sofferenza, le umiliazioni, le ingratitudini: “Così rassomiglio al mio Sposo, Gesù Crocifisso”, scriveva. E la Croce per Flora diventa non solo il simbolo della sofferenza e morte del Signore per noi, ma anche il luogo della crescita della contemplazione, della scoperta della figliolanza cristiana e della maternità della Chiesa, come lo era stata per Maria, “Madre universale” e per il discepolo prediletto. La riconciliazione con Dio e con il prossimo per Flora come per Paolo diventa il luogo della pace: quella pace che ci scambieremo anche in questa Eucaristia e che è impegno per tutti e dappertutto.
Il Vangelo ci indica tre azioni di Gesù: l’invito al riposo, la partenza sulla barca, la predicazione. L’invito al riposo è anche invito alla preghiera, a non rendere affannosa la nostra vita pensando che solo le opere ci rendano degni del Signore. Flora ha fatto della sua vita intensa di opere anche una vita intensa di preghiera. Azione e contemplazione in Flora hanno visto un equilibrio che ha caratterizzato la sua vita. L’Eucaristia, la Domenica è stata per Flora il tempo del riposo e della preghiera, facendo suo il motto dei primi cristiani: “senza la domenica non possiamo vivere”. La partenza per Flora è stata una costante della sua vita: condividendo la vita dei contadini salariati, che passavano di paese in paese tra le campagne del Veneto, del ferrarese e del bolognese; dei contadini che lasciavano la campagna per lavorare nelle nuove industrie della città, come la Fiat di Torino, negli anni del boom economico; dei contadini anche che emigravano nelle Americhe da queste nostre terre. In ogni luogo, Flora ritrova però sempre la sicurezza della barca, che è la Chiesa, in cui il Signore continua ad essere realmente presente. E infine la predicazione, l’apostolato, carico della stessa “compassione” di Gesù ricordata dalla pagina evangelica.
Cari fratelli e sorelle, lasciamoci guidare dalla Parola di Dio di oggi, come ha saputo fare la venerabile Flora, che nell’ascolto della Parola e nell’Eucaristia ha saputo essere ‘povera’, cioè aprire il suo cuore, la sua vita, anche nella fragilità, perché fosse riempita dal Signore e dagli altri. La testimonianza cristiana di Flora alimenti la nostra testimonianza cristiana, in tempi e situazioni diverse, che però ancora chiedono riconciliazione e compassione.