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Omelia di Mons. Gian Carlo Perego - Esequie Don Venerino Pozzato

07/06/2018

Esequie Don Venerino Pozzato
(Ferrara, 7 giugno 2018)

S.E. Mons. Gian Carlo Perego
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Rm 8,31-39
Salmo: Il Signor è il mio Pastore
Mt 25,1-13

Cari fratelli e sorelle, carissimi presbiteri, siamo stati chiamati a questa celebrazione delle esequie per il ritorno alla casa del Padre del nostro confratello don Venerino. Viviamo con intensità di preghiera, insieme ai familiari, questa celebrazione comunitaria di commiato. La Parola di Dio che abbiamo ascoltato ci accompagna e ci illumina, quasi ci prende per mano, per riconoscere, anche in questa morte improvvisa la presenza del Signore a fianco delle sue creature deboli e fragili. Le domande di San Paolo alla comunità di Roma ci fanno comprendere questa presenza di Dio: Lui che ci ha donato suo Figlio può non donarci una nuova vita? Come potrà condannarci al termine della nostra vita? Chi ci separerà dall’amore di Dio? La Pasqua è la risposta a queste domande: la morte è vinta dalla risurrezione. Siamo destinati alla vita, siamo accompagnati da un Dio che è amore. Per questo, la morte, nel suo distacco, nella sua sofferenza, nel suo dolore diventa anche il luogo della rivelazione dell’Amore di Dio, della cura del Buon Pastore. Come prepararci a questo incontro con Dio Amore? La parabola delle dieci vergini ci ricorda la responsabilità della vigilanza per la salvezza. La misura dell’ olio diventa il tempo della nostra preghiera; i gesti della nostra carità, la partecipazione alla vita della Chiesa, l’attenzione al bene comune. Non si può guardare al domani, al nostro futuro senza guardarci attorno, senza guardare agli altri, chiusi nel nostro egoismo e individualismo. “Non vi conosco” il Signore lo ripete nel cammino della nostra vita, a chi non guarda oltre, a chi si ferma a contare i propri giorni o le proprie opere e non a vivere il tempo nella grazia e nell’amore. “Non vi conosco” il Signore lo ripete a chi chiude i suoi occhi a ogni forma di responsabilità e partecipazione attiva alla vita della Chiesa e della città. La morte trasforma la nostra conoscenza imperfetta di Dio nell’ultima occasione in cui guardare il Signore ‘faccia a faccia’ per riconoscerlo finalmente come Padre.
Il Signore, Buon Pastore, ha conosciuto la responsabilità, il senso del dono di don Venerino, che ha scelto la consacrazione nel presbiterato per vivere in maniera ancora più piena il senso di una Chiesa fraterna, in comunione. E di questo dono di un tempo prezioso della sua vita, quello che doveva essere il tempo del riposo, che ha voluto fare in particolare nel servizio a questa comunità della Sacra Famiglia lo ringrazio oggi a nome della nostra Chiesa di Ferrara-Comacchio.
Caro Don Venerino, ci ha lasciato in punta di piedi, quasi per non disturbarci. Eri entrato nel nostro presbiterio a 68 anni, dopo una vita tra lavoro e l’attività parrocchiale nella comunità di Pontelangorino: una tappa nuova della tua vita di fede che trovava nel ministero presbiterale una nuova occasione di dono, di servizio, con gioia e semplicità di cuore. Grazie don Venerino per aver regalato alla nostra Chiesa di Ferrara-Comacchio l’ultima parte della tua vita, il tempo della maturità di fede e di preghiera, nell’umiltà dell’operaio dell’ultima ora. E come l’operaio nella vigna dell’ultima ora il Signore ti ricompensi pienamente con i suoi doni e apra le porte della sua casa, dove, come recitava il Salmo 22, “bontà e fedeltà ti saranno compagne”. Per sempre.