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50 ANNI DI PALIO: OMELIA

Cattedrale di Ferrara

25/05/2018

S.E. Mons. Gian Carlo Perego
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Cari fratelli e sorelle,
sono passati 50 anni dalla rinascita del Palio a Ferrara. Era il 1968, un anno che nella storia recente ha significato protesta, violenza, conflitti generazionali tra padri e figli, esasperazione ideologica, ma anche passione per la pace, per il dialogo sociale, per il bene comune, rinnovamento sociale: di questa passione il Palio di Ferrara può considerarsi, unitamente ad altre realtà sociali e culturali, una espressione significativa. E questa celebrazione del Palio, in questa Cattedrale, casa di Dio e dell’uomo, casa comune, sentinella di quasi un millennio di cambiamenti sociali, culturali e politici, diventa occasione per continuare un cammino fedeli alle origini. E tra le origini del Palio ci sono i volti, sempre nuovi, che rappresentano i palii: San Paolo, San Romano, San Maurelio, San Giorgio. I palii richiamano testimoni e martiri che la nostra città ha preso a patroni di alcune comunità cristiane. San Romano, martire sotto la persecuzione di Valeriano, il cui corpo arrivò a Ferrara da Roma in epoca medioevale, fu un giovane convertito dalla testimonianza di fede del diacono S. Lorenzo, padre dei poveri, durante il suo martirio. San Giorgio, martire, il cui sepolcro la tradizione pone a Lidda, presso Tel Aviv, e le cui reliquie arrivarono in parte a Ferrara dalla Terra Santa, grazie ai crociati all’inizio del secondo Millennio, in parte da S. Giorgio al Velabro a Roma, nel 1600, è stato scelto come patrono della città di Ferrara. San Maurelio, vescovo e martire, il cui corpo è custodito nella basilica di S. Giorgio fuori le mura, è compatrono della città di Ferrara. San Paolo è l’apostolo delle genti, martire a Roma, il cui culto trova a Ferrara una devozione antica. Quattro testimoni e martiri che ci ricordano come ognuno di noi è chiamato alla santità, ma ci ricordano anche l’amore alla città, a questa nostra città. E il Palio testimonia questo amore alla città, che siamo invitati ad abitare con gli stessi sentimenti che S. Paolo ci ricorda: mansuetudine, pazienza, verità, onestà. Una città che come l’apostolo Paolo non può amare le esclusioni, le chiusure ideologiche, ma che cerca l’incontro, il dialogo, anche la sfida – come quella che avverrà in questi giorni – ma sempre nel rispetto delle persone, sempre cercando il bene comune. I palii non sono allora semplici immagini, ma impegnano a una cittadinanza attiva, oltre che a una testimonianza di fede. La fede non è un’idea, ci dicono le immagini dei palii, ma una storia di vita, una passione per la verità e la giustizia. La sfida del palio vera è quella della coerenza, della condivisione, del dialogo tra le diverse contrade per la costruzione di una sola città per l’uomo. La sfida del palio è quella di costruire un tessuto sociale di volontariato in aiuto alle tante esigenze e alle tante solitudini di questa città e del suo territorio. Così l’impegno per essere comunità attiva e solidale si esprime nelle innumerevoli iniziative che portano uomini e donne, giovani e meno giovani nelle corsie dei reparti di Pediatria e tra gli anziani delle case di riposo a regalare sorrisi e sollievo in giorni tutti uguali; dà vita a serate culturali dove tutti possono imparare l’importanza della prevenzione nella lotta alle malattie o a riconoscere la bellezza di letteratura, poesia, teatro senza magari esserci mai stati. E poi la musica, quella del Rinascimento nelle prove per le danze che accompagneranno i quadri della vita cortigiana e quella ‘pop’ nelle serate d’estate per chi trova all’ombra dei chiostri, la serena libertà della fine di una giornata. Ed è proprio in questo vostro mondo di valori e imprese che la scelta del dono è più concreta e l’AVIS sorride anche grazie al sangue regalato in nome dei propri colori. Le vostre sedi sono i luoghi dove si sta insieme intorno alla tavola comune, perché le famiglie del quartiere possano ritrovare un posto dove essere semplicemente mamme, papà, ragazzi e nonni con un’unica grande passione, dove giostre e tornei durante l’anno diventano il modo per essere solidali con chi ha bisogno e dove si cresce cercando nella responsabilità dell’impegno per la propria contrada, la responsabilità nei confronti della nostra vita e di quella degli altri. Allora posso veramente affermare che proprio come in una danza rinascimentale, come lungo le pareti del Salone di Schifanoia, voi, il Palio, correte la vostra gara più bella perché Diamante, Idra, Unicorno, Aquila Bianca, Paraduro, Granata Svampante, Lince e Ruota sanno anche prendersi per mano con la Corte Ducale, incarnazione gentile dell’anima più bella dell’essere città estense, al di là dei propri campanilismi e della propria passione per guardare alla stessa, alla nostra città. Una città è morta senza cittadini partecipi; una Chiesa è morta senza testimoni fedeli e coerenti. Il Palio ogni anno non ci fa guardare indietro, ma avanti. E per questo molti ragazzi e giovani ne sono protagonisti, perché sono il nostro domani. Cari fratelli e sorelle, il Signore benedica e protegga tutti voi per questa sfida che è anche un cammino insieme nella nostra Chiesa e nella nostra Città.