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PENTECOSTE 2018: OMELIA ORDINAZIONE DIACONI

Cattedrale di Ferrara

19/05/2018

S. E. Mons. Gian Carlo Perego
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Cari fratelli e sorelle,
oggi Dio ci raggiunge con il suo Spirito. Lo Spirito Santo, la Pentecoste, è libertà, vince la paura, manda in piazza, aiuta a parlare e a capirsi tra persone diverse, ad affrontare il martirio (il diacono Stefano), a salire sul carro dell’eunuco (il diacono Filippo): lo Spirito è la Provvidenza, che ti aiuta a leggere la storia con gli occhi della fede e a vivere nella storia con uno stile nuovo, lontano dalla logica materialista, come ci ricorda Paolo nella pagina ai Galati, lontani cioè da: impurità, dissolutezza, idolatria, magia, ubriachezze, volgarità, gelosia, inimicizie, divisioni, fazioni. Camminare secondo lo Spirito, fare nostri i suoi doni significa invece gioia, dialogo, pace, benevolenza,fedeltà, bontà, dominio di sé. “Uno sguardo di fede sulla realtà – ricorda Papa Francesco nell’Evangelii Gaudium - non può dimenticare di riconoscere ciò che semina lo Spirito Santo. Significherebbe non avere fiducia nella sua azione libera e generosa pensare che non ci sono autentici valori cristiani là dove una gran parte della popolazione ha ricevuto il Battesimo ed esprime la sua fede e la sua solidarietà fraterna in molteplici modi” (E.G. 68).
Il diaconato, a cui oggi siete chiamati, cari Andrea, Nicola, Giuliano, German, s’inserisce in questo cammino secondo lo Spirito, provvidenziale, di libertà, che vince la paura, fa uscire, ascoltare, incontrare, scegliere preferenzialmente i poveri - non solo sul piano economico, ma anche sul piano spirituale - affrontare anche la sofferenza. La Chiesa che ‘cresce’, dopo la Pentecoste, trova nel diaconato, nei sette giovani scelti dagli apostoli su cui scende il dono dello Spirito, “Padre dei poveri” – come recita la sequenza - un ‘segno’, un ‘sacramento’ che nasce dall’Eucaristia e si mette in cammino per non trascurare nessuno, soprattutto le vedove, per raggiungere tutti, per usare al meglio i beni condivisi nella comunità: la storia del diaconato nei primi secoli è, infatti, storia di servizio eucaristico agli apostoli, ai discepoli, ai vescovi, che ha il suo prolungamento in uno stile di vita essenziale e nell’attenzione preferenziale verso i poveri. San Policarpo vescovo di Smirne, in una lettera alla comunità di Smirne chiede ai diaconi di “essere irreprensibili davanti alla giustizia (di Dio), poiché diaconi di Dio e di Cristo, non degli uomini: non calunniatori, non doppi, non avidi di denaro, sobri in ogni cosa, misericordiosi, diligenti, in cammino secondo la verità del Signore, che fu diacono di tutti”. Il diaconato converte, libera da tutto ciò che appesantisce la nostra vita e il nostro servizio al Vangelo. Tra le figure di santi a noi care che hanno incarnato il profilo del diacono descritto da San Policarpo pensiamo, ad esempio, al diacono S. Lorenzo, la cui opera nei confronti dei bisognosi, dei carcerati, degli orfani a Roma fu straordinaria.
Il diaconato, per usare le parole di Sacrosanctum Concilium 2, serve la Chiesa che «ha la caratteristica di essere nello stesso tempo umana e divina, visibile, ma dotata di realtà invisibili, fervente nell’azione e dedita alla contemplazione, presente nel mondo e, tuttavia, pellegrina», sottolineando però come ciò che nella Chiesa è «umano sia ordinato e subordinato al divino, il visibile all’invisibile, l’azione alla contemplazione, la realtà presente alla futura città verso la quale siamo incamminati» (SC 2). Da qui il compito del diaconato, come espresso da Lumen Gentium 29: “il diaconato «non è per il sacerdozio, ma per il servizio». Diventate diaconi per servire la Parola, perché sia ascoltata da tutti e dappertutto; diventate diaconi per servire l'altare, perché il Corpo di Cristo arrivi a tutti; diventate diaconi per servire la condivisione e la fraternità, perché la differenza non sia fondata sulle cose che abbiamo, ma sulla libertà e l’originalità di ciascuno. Diventate diaconi per il servizio alla Chiesa e nella Chiesa in comunione con il Vescovo e il presbiterio e tutti i fedeli. Non siete sopra il popolo di Dio, ma nel popolo di Dio, con loro in cammino, illuminati dallo Spirito, nella fede, nella speranza e nella carità.
Cari Andrea, Nicola, Giuliano e German, in parrocchia e nelle future unità pastorali come diaconi siete chiamati ad aiutare ad educare le persone alla libertà, a uscire da se stessi prima ancora che da alcuni luoghi chiusi, ad avere ‘interesse’ (don Milani), la ‘passione’ per i vicini e i lontani (don Mazzolari), per i nuovi, sposando i cammini interculturali. In città la vostra testimonianza indicherà la strada del dialogo e non della divisione, della povertà e non della ricerca di denaro, il rispetto dell’altro, nel suo corpo e nella sua coscienza, abbandonando ogni forma di apparenza disonesta, ma nella semplicità intelligente che le nostre famiglie ci hanno insegnato. Chiedo per voi e con voi al Signore, oggi, insieme a chi oggi partecipa a questa Eucaristia di ordinazione, che lo Spirito di verità vi aiuti a leggere i volti e le storie delle persone, per prenderle per mano e accompagnarle al Signore, come il diacono Filippo fece con l’eunuco. Per voi e con voi inizia una tappa nuova della storia di fede in Gesù Cristo, nostro Signore, al servizio della Chiesa e del mondo.