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OMELIA ASCENSIONE

Cattedrale - S. Messa per i “Genitori in cammino”

13/05/2018

S. E. Mons. Gian Carlo Perego
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Cari fratelli e sorelle, carissimi “Genitori in cammino”, oggi, insieme, la Parola di Dio di invita a guardare in alto, in cielo, come i discepoli: è il mistero dell’Ascensione. L’Ascensione è frutto della Pasqua, della passione, morte e risurrezione di Gesù, della umanità e della condizione divina di Gesù. Ma proprio per il suo legame con la Pasqua, l’Ascensione ci aiuta a guardare la nostra vita e quella dei nostri cari strettamente legata alla Pasqua, alla risurrezione. Da qui la prima conseguenza nell’esperienza cristiana: c’è un oltre, un aldilà dei nostri limiti, della nostra storia, della nostra vita, talora bruscamente e improvvisamente interrotta. C’è un oltre, un aldilà che è casa, segno di paternità, appuntamento di misericordia. C’è un oltre, un aldilà che è amore, perché sulla porta di casa c’è un Padre ricco di misericordia. C’è un oltre, un aldilà, nel quale saremo giudicati sull’amore, che chiede un cammino nel segno delle beatitudini, un cammino di santità, di amore a Dio e al prossimo con tutto noi stessi e come noi stessi. E’ la storia di questi anni 23 anni di “Genitori in cammino”, una storia d’amore che è più grande del dolore, che comprende il dolore, che condivide la sofferenza per un giovane figlio che non è tornato a casa, ma è in un’altra casa.
Nell’esortazione apostolica Gaudete ed exultate papa Francesco ricorda la beatitudine “di coloro che sono nel pianto, perché saranno consolati” e scrive: “il mondo non vuole piangere: preferisce ignorare le situazioni dolorose, coprirle, nasconderle. Si spendono molte energie per scappare dalle situazioni in cui si fa presente la sofferenza, credendo che sia possibile dissimulare la realtà, dove mai, mai può mancare la croce” (G.E. 75). E continua papa Francesco: “La persona che vede le cose come sono realmente, si lascia trafiggere dal dolore e piange nel suo cuore è capace di raggiungere le profondità della vita e di essere veramente felice. Quella persona è consolata, ma con la consolazione di Gesù e non quella del mondo. Così può avere il coraggio di condividere la sofferenza altrui e smette di fuggire dalle situazione dolorose” (G.E. 76). E’ la storia dei discepoli, che nel giorno dell’Ascensione vivono la consolazione di Gesù, che li invita ad andare e testimoniare il realismo della vita cristiana che assume anche la sofferenza nella prossimità. E’ la storia di Genitori in cammino, storia di consolazione, storia di prossimità che ha trasfigurato, non dimenticato un dolore e che dopo aver guardato in alto ha saputo assumere la parola evangelica “Andate” di Gesù per riprendere un cammino di prossimità, consolati dalla presenza e dal una relazione nuova del Signore. E Papa Francesco conclude: “saper piangere con gli altri, questo è santità”. Genitori in cammino è una storia di pianto che, se condivisa con altri e per gli altri, nella preghiera, diventa cammino di santità. Troppo poco osiamo dire questo e troppo poco talora crediamo nella forza della preghiera comune, in cammino, insieme.
Cari fratelli e sorelle, carissimi “Genitori in cammino”, la Chiesa cammina con voi, è fatta di persone che camminano, ci ricorda la costituzione conciliare Lumen gentium al n. 50. Chi cammina spera, guarda al futuro, non si dispera. La speranza è una virtù cristiana. L’Ascensione è anche la festa della speranza, che supera paura e disperazione: “Asceso in cielo – scrive Paolo agli Efesini – ha distribuito doni agli uomini”. L’Ascensione rimette in cammino, con i doni dello Spirito, riprendendo l’invito di Gesù “andate”, trasformandoci in apostoli, profeti, evangelisti, pastori e maestri: per edificare la Chiesa, fino a raggiungere anche noi il Cristo, ci ricorda sempre l’apostolo Paolo. Maria, che ha conosciuto il dolore, la sofferenza di un figlio ucciso, ci aiuti a vivere oggi, con Lei, il mistero dell’Ascensione, e con Lei guardare in alto per riconoscere nel suo Figlio i nostri figli. Così sia, nel giorno in cui ricordiamo l’apparizione di Maria a Fatima, segno di consolazione di tante madri e di tanti padri, di molte spose e sposi che vedevano morire al fronte migliaia di ragazzi, di figli per “un’inutile strage”.