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OMELIA FESTA DI SAN GIORGIO PATRONO DI FERRARA

23/04/2018

S. E. Mons. Gian Carlo Perego
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Cari fratelli e sorelle, celebrare il patrono significa celebrare un testimone della fede che, per le strade più diverse, entra nelle nostre comunità e diventa il modello, l’esempio per una vita cristiana autentica e radicale, ma anche per una santità del quotidiano, che legge continuamente la realtà di ogni giorno per testimoniare il Vangelo, ricercando la tutela della vita e la salvaguardia della dignità della persona. San Giorgio è arrivato a Ferrara dal mare, dall’Oriente, grazie a chi, i crociati, avevano considerato importante difendere i pellegrini verso la Terra santa e difendere la stessa Terra santa. San Giorgio è arrivato da quel Medio Oriente oggi teatro di guerra, di morte innocente, di conflitti internazionali che sembrano interminabili che generano odio, vendetta, e costringono anche molti cristiani a lasciare la propria terra, la propria casa. E venendo da questa terra d’Oriente san Giorgio richiama a noi la responsabilità verso i nostri fratellie le nostre sorelle di Chiese che soffrono non solo perché perseguitate o limitate nella libertà religiosa, ma perché ferite a morte. Ma San Giorgio è anche il soldato distaccato nelle regioni dell’attuale Libia e dove, in terra straniera, mette a repentaglio la sua vita per tutelare la vita di una ragazza sacrificata al Drago, di una città devastata dal male.
E guardando a san Giorgio, vi invito ad accostare la Parola di Dio in questa solennità, così da trovare ragioni per una testimonianza cristiana oggi. La pagina dell’ Apocalisse ci ricorda, guardando alla passione e morte di Gesù, come la Chiesa è fatta di testimoni e martiri, che “hanno disprezzato la vita fino a morire”. La testimonianza è la forma dell’annuncio del Vangelo, che coniuga parole e gesti. Non c’è epoca della storia in cui non ci sia stato qualcuno che abbia dato la vita per il Vangelo. Anche oggi, come ricorda papa Francesco: “Le persecuzioni non sono una realtà del passato, perché anche oggi le soffriamo, sia in maniera cruenta, come tanti martiri contemporanei, sia in un modo più sottile, attraverso calunnie e falsità. Gesù dice che ci sarà beatitudine quando «mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia» (Mt 5,11)” (G.E. 94). Nell’anno 2017 sono stati uccisi nel mondo 23 missionari: 13 sacerdoti, 1 religioso, 1 religiosa, 8 laici. Secondo la ripartizione continentale, per l’ottavo anno consecutivo, il numero più elevato si registra in America, dove sono stati uccisi 11 operatori pastorali (8 sacerdoti, 1 religioso, 2 laici), cui segue l’Africa, dove sono stati uccisi 10 operatori pastorali (4 sacerdoti, 1 religiosa, 5 laici); in Asia sono stati uccisi 2 operatori pastorali (1 sacerdote, 1 laico). Dal 2000 al 2016, sono stati uccisi nel mondo 424 operatori pastorali, di cui 5 Vescovi. Anche la Chiesa di oggi è una Chiesa di martiri, di testimoni.
San Paolo, parlando ai Romani, ricorda come nulla può “separare dall’amore di Cristo”: né la tribolazione, nè l’angoscia, né la persecuzione, la fame, la perdita di tutto, il pericolo, la violenza. Tanti nostri fratelli del Medio Oriente, ma anche del Pakistan, della Nigeria, della Colombia e di almeno altri 50 Paesi del mondo dove vivono perseguitati oltre 250 milioni di persone, come “pecore a macello”, con responsabilità e profondità testimoniano la gioia del Vangelo e che nulla li potrà separare dall’amore di Dio. “La santità è il volto più bello della Chiesa – scrive papa Francesco nell’esortazione Gaudete ed esultate, sulla chiamata alla santità nel mondo contemporaneo. Ma anche fuori della Chiesa Cattolica - continua Papa Francesco - e in ambiti molto differenti, lo Spirito suscita «segni della sua presenza, che aiutano gli stessi discepoli di Cristo». D’altra parte, san Giovanni Paolo II ci ha ricordato che «la testimonianza resa a Cristo sino allo spargimento del sangue è divenuta patrimonio comune di cattolici, ortodossi, anglicani e protestanti». Nella bella commemorazione ecumenica che egli volle celebrare al Colosseo durante il Giubileo del 2000, sostenne che i martiri sono un’eredità che parla con una voce più alta dei fattori di divisione” (G.E. 9). Anche il martirologio è diventato ecumenico, patrimonio comune di tutte le chiese.
La pagina evangelica di Luca ci ricorda le dinamiche della testimonianza cristiana: Rinnegare se stessi, cioè mettere al primo posto la comunità, superando egoismi e individualismi; prendere la croce, cioè accettare il limite dell’uomo, la sua finitezza, che trova nella sofferenza un segno evidente e difficile da riconoscere; perdere la vita, cioè donare la vita attraverso gesti di prossimità che riconoscono nell’altro un fratello. Infatti, cosa conterebbe avere tutto, se attorno a noi c’è chi manca del necessario? E infine non vergognarsi della nostra fede, di organizzare la vita, la scuola, il lavoro, il tempo libero alla luce della fede, costruendo uno stile di vita cristiano originale, che sappia dire oggi il valore del Vangelo e al tempo stesso dialogare con la città. La città non può vedere i cristiani nascondersi dietro a opportunismi, ricercare potere, ma cristiani testimoni del bene comune, della responsabilità sociale, del dialogo sociale, della speranza. Come ricordavo, entrando nella città della Libia dove un drago seminava morte e stava uccidere una ragazza innocente, sacrificata alla sua violenza, San Giorgio non è passato oltre, ma si è fermato, ha guardato al bene delle persone più deboli e ha compiuto una scelta coraggiosa. Forse le nostre città hanno bisogno di scelte di coraggio, come quelle di San Giorgio, per costruire nuovi legami, relazioni utili, prossimità e salvare così delle vite che spesso muoiono sole, affaticate, abbandonate, rifiutate, ma anche per liberare la città dai draghi di oggi: i prepotenti, gli approfittatori, i violenti, gli individualisti, i bulli, gli speculatori, i parolai, i falsi. Oggi San Giorgio ci richiama tutti alla testimonianza della gioia del Vangelo e alla responsabilità e a un impegno sociale e politico che riparta dalle persone e dai fatti, con concretezza e realismo.