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PASQUA MESSA DEL GIORNO: OMELIA DELL'ARCIVESCOVO

Concattedrale di Comacchio

01/04/2018

S.E. Mons. Gian Carlo Perego
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Buona Pasqua. E’ la prima Pasqua che celebro con voi, cari fratelli e sorelle, allo scadere quasi di un anno dall’ordinazione episcopale e dall’ingresso in Diocesi. Pasqua è vita: i cristiani sono “viventi per Dio, in Cristo Gesù” ci ha ricordato nella Veglia pasquale l’apostolo Paolo. Pasqua è uno scambio di vita, tra Dio e l’uomo. Pasqua rinnova la vita. I quadri e i toni, le parole e le offese alla vita che la Via Crucis ci ha drammaticamente ricordato, il Venerdì santo, il sepolcro del Sabato santo, non riescono a spegnere la vita, anche se ci hanno ricordato passaggi che si ripetono nella vita. Ne abbiamo avuto consapevolezza in questi giorni: con la morte di donne e bambini in Paesi in guerra e in rivolta, anche nella Terra Santa, con un marito che si uccide con la moglie davanti alla figlia, un fidanzato che spara a una fidanzata, con chi entra in un supermercato o in una scuola e in una chiesa e uccide. Con un assurdo e un’ingenuità e un’ipocrisia che si ripetono: anziché invitare a porre la spada nel fodero, continua la corsa agli armamenti; continua la volontà di diffondere le armi nelle nostre famiglie, come strumento di sicurezza. A Pasqua le contraddizioni della nostra storia vengono vinte dal Risorto. Nella pagina evangelica di Giovanni abbiamo incontrato Maria di Magdala che, dopo aver visto il sepolcro vuoto, corre dai discepoli; Pietro e Giovanni corrono al sepolcro: e tutti vedono, comprendono e credono. Il Signore è risorto. L’angoscia si trasforma in gioia. Ora tocca a noi la corsa della fede nella risurrezione. Papa Francesco lo ripete nell’esortazione Evangelii Gaudium: “Non fuggiamo dalla risurrezione di Gesù, non diamoci mai per vinti, accada quel che accada. Nulla possa più della sua vita che ci spinge in avanti!” (E.G. 4). La Pasqua vince la paura: perché Dio è tra noi, Figlio di Dio e dell’Uomo, perché è Lui che guida la storia, perché il bene vince sul male, perché la disperazione è vinta dalla speranza. Ne abbiamo continuamente dei segni, spesso dimenticati dalla comunicazione di massa: nella vita che nasce nonostante tutto; nelle famiglie unite; nella prossimità gratuita ai malati e agli anziani; nell’ esercizio della professione che non guarda solo al profitto; nella politica che non cerca il consenso, ma il bene comune. Sono alcuni dei tanti segni di vita e di speranza, segni pasquali che ho incontrato nella nostra Arcidiocesi, visitando 112 delle 169 parrocchie. Anche in comunità sempre più segnate da mancanza di lavoro, da denatalità, da anziani soli, da scuola, sportelli bancari ed esercizi commerciali ormai chiusi, da aziende e abitazioni abbandonate, da chiese ancora inagibili per il terremoto, ho incontrato persone e luoghi di vita, di prossimità, di cura, di fede e di speranza. La Pasqua ci aiuta a ricordare e a ripartire da questi segni di vita e di amore, di fede e di speranza per annunciarli. Si chiude la vita di Cristo si apre la vita del discepolo, chiamato – come ricorda Paolo ai Colossesi – a “cercare le cose di lassù, e non a quelle della terra” . Con la Pasqua cambia la nostra vita. Come per Pietro, che, dopo averlo rinnegato più volte, ricorda nelle piazze di Gerusalemme come Gesù di Nazareth, che “passò beneficando e risanando” le persone che incontrava, e che fu ucciso appendendolo alla croce, Dio lo ha risuscitato e noi lo abbiamo ancora incontrato. Pietro annuncia e testimonia che Gesù è vivo. Con questa certezza, auguro a tutti Buona Pasqua, per una vita nuova.