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VENERDÌ SANTO: LE PAROLE DELL'ARCIVESCOVO

Cattedrale di Ferrara

30/03/2018

S. E. Mons. Gian Carlo Perego
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Cari fratelli e sorelle,
abbiamo contemplato, visto e non solo ascoltato il racconto della Passione, secondo Giovanni. E’ il racconto del Servo evocato dal profeta Isaia, del nuovo Sacerdozio: è il racconto dell’amore di Dio che arriva a dare la vita di suo Figlio, inaugurando un nuovo stile di servizio, un nuovo sacerdozio. La Via crucis è la via caritatis, che vince, sopporta il peccato, l’egoismo dell’uomo e indica a noi una strada nuova, un nuovo stile di vita, così sintetizzato da don Primo Mazzolari: “Dove finisce il mio, comincia il Paradiso” (P. Mazzolari, La Pasqua, Vicenza, La Locusta, 1964, p.42). La Passione che abbiamo ascoltato dalle parole di Giovanni non perde il suo crudo realismo, anche se scrive molti anni dopo: il tradimento, il rinnegamento, l’ingiusta condanna, lo schiaffo gratuito, la flagellazione, la crocifissione, l’aceto, il distacco dalla Madre. E’ una via crucis con meno stazioni, ma quadri più accesi, per aiutare la contemplazione. E’ una via crucis in cui Gesù si rivela come Dio che si consegna, come Buon Pastore che protegge i suoi, è vittima e giudice, è re, dona tutto, le vesti, la madre, la vita, lo Spirito: nel dono “tutto è compiuto”. “Quando sostiamo davanti a Gesù Crocifisso – ricorda Papa Francesco nell’Evangelii gaudium – riconosciamo tutto il suo amore che ci dà dignità e ci sostiene, però, in quello stesso momento, se non siamo ciechi, incominciamo a percepire che quello sguardo di Gesù si allarga e si rivolge pieno di affetto e di ardore verso tutto il suo popolo” (E.G. 268). Dal dono della croce – tanto cara al nostro popolo - nasce la Chiesa, con Giuseppe e Nicodemo, con la ricostruzione di un gruppo di amici di Gesù, suoi discepoli, che non esitano a spendere una cifra esorbitante – “cento libbre di mirra e aloe” – per onorare Gesù. Dal dono di Gesù nascono altri doni, nasce la carità della Chiesa.
La Chiesa custodisce il Venerdì santo il racconto della Passione, per non dimenticare il realismo e l’umanità di Gesù insieme alla sua divinità. Il cristiano, nel Battesimo rivestito di umanità e divinità, è chiamato al dono. Troppi crocifissi della storia aspettano il nostro dono: il dono della pace per chi muore ancora sotto le bombe casa nostra; il dono del dialogo mortificato dalla prepotenza; il dono della vita sacrificato al benessere o schiacciato dalla povertà; il dono dell’accoglienza, perché molte porte si chiudono; il dono della salute offesa da dolori e mancanza di cure; il dono del lavoro, troppo segnato da sfruttamento e precarietà; il dono di una giusta retribuzione, spesso negata da interessi o tassazioni esagerate; il dono della giustizia, dopo anni di processi lunghi; il dono di una famiglia, tra lontananza e separazione. La passione di Gesù assume l’esigenza del dono, come Servo “disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori…si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori”, ha profetato Isaia. Abbracciare Gesù Crocifisso - come ricorda Papa Francesco nell’Evangelii Gaudium – è “ imparare a soffrire quando subiamo aggressioni ingiuste o ingratitudini, senza stancarci mai di scegliere la fraternità” (E.G. 91). A noi unirci a questa storia straordinaria di dolore e di dono, perché continui nella nostra vita, con la promessa che in questo modo sarà vita eterna, Paradiso.