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OMELIA MESSA IN COENA DOMINI

Cattedrale di Ferrara

29/03/2018

S.E. Mons. Gian Carlo Perego
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio
Cari fratelli e sorelle,
il Giovedì santo ci riporta al Cenacolo. Quella sala dell’ultima Cena è il luogo della Nuova Alleanza. Il racconto di Paolo di ciò che avvenne nell’ultima Cena, la cena pasquale di Gesù sottolinea anzitutto un aspetto: Paolo non era tra i discepoli a tavola nella Cena, ma trasmette quello che ha ricevuto. Come la cena pasquale dell’Esodo diventa memoriale, così l’ultima cena, nelle parole e nei gesti di Gesù diventa memoria: “ogni volta che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finchè venga”. L’Eucaristia rende presente, ogni volta, la storia di Gesù, il dono della sua vita per noi. Non sono solo le parole di Gesù nell’ultima cena a diventare memoria, ma anche alcuni gesti. E’ quanto sottolinea la pagina evangelica di Giovanni. Giovanni non ha il racconto delle parole dell’istituzione, ma “prima della festa di Pasqua”, nella cena dove Giuda l’avrebbe tradito, Gesù compie un gesto: con il grembiule, attorno alla vita, dopo aver versato l’acqua nel catino, iniziò a lavare i piedi dei discepoli. Il gesto non era strano, perchè nel rituale ebraico è segno di ospitalità, ma in quella sera, che prepara la Pasqua, il gesto ricorda il senso profondo di quella cena: il dono, la fraternità. L’Eucarista, con le sue parole e i suoi gesti rende presente Gesù, ma inaugura lo stile nuovo evangelico fondato sulla carità, sulla fraternità. Per questa ragione, la nuova chiesa di S. Maria in Vado, 500 anni fa, aprendo le sue porte pochi mesi dopo che Lutero aveva affisso le sue 95 tesi sul portone della Cattedrale di Wittenberg, non ferma solo la sua attenzione al realismo indicato dal Miracolo eucaristico di Ferrara, ma anche al legame stretto tra Eucaristia e carità. L’Eucaristia è per la vita, per una vita nuova, per un nuovo stile di vita.
Paolo VI, il Papa di cui è prossima la beatificazione, al n. 24 dell’Evangelii nuntiandi scriveva: “L’evangelizzazione è un processo complesso e dagli elementi vari: rinnovamento dell’umanità, testimonianza, annuncio esplicito, adesione del cuore, ingresso nella comunità, accoglimento dei segni, iniziative di apostolato”. Capite che l’evangelizzazione che aveva in mente Paolo VI in questo mondo che cambia ha questi segni che vanno oltre l’annuncio dogmatico della conoscenza di alcune verità, ma passa attraverso questa testimonianza visibile rinnovata attraverso la conversione del cuore, attraverso l’accoglienza di segni dei tempi, attraverso la capacità di capire che la comunità è luogo importante in cui testimoniare. Il luogo di questa evangelizzazione, ricordava poi Paolo VI, è la Chiesa, è la tua comunità. Una Chiesa che non puoi solo pensare, ma una Chiesa che è soprattutto quel luogo tra le case dove tu vivi, è la tua parrocchia. E la parrocchia è il segno di una visibilità che non è semplicemente pensata ma che ha bisogno di essere incarnata là dove tu vivi, là dove tu hai un figlio, là dove tuo figlio soffre, là dove riposi, là dove sei cittadino. Questi sono i luoghi di vita che Papa Francesco ci ricorda nell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium. La Chiesa che è in questo mondo fa di questi luoghi un’esperienza importante per coniugare strettamente l’evangelizzazione e la testimonianza; e la Chiesa assolve a questo compito di evangelizzazione nella misura in cui ascolta di continuo ciò che deve credere, le ragioni della sua speranza, il comandamento nuovo dell’amore. Fede, speranza e carità non sono solo le virtù del singolo ma diventano le virtù di una Chiesa che cammina e che si ferma, di una Chiesa che si incarna e di una parrocchia intesa realmente come la Chiesa che ti è vicina. Capite allora che in forza di questa dinamica concezione della testimonianza e di una evangelizzazione che è testimonianza la Chiesa si costruisce non sulle parole ma sui testimoni. Testimoni che sono davvero il volto della Chiesa, che è costituita da un insieme di testimonianze, di profeti e di segni che incarnano in maniera nuova una cultura dei tempi che sono la cultura e i tempi della Chiesa di oggi. “La Chiesa della testimonianza è una Chiesa che ascolta e custodisce la Parola e la confronta con le parole degli uomini che custodisce e ascolta”: sono ancora affermazioni di Paolo VI nell’Evangelii nuntiandi, che ritrovano la loro riaffermazione forte e chiara nell’Evangelii Gaudium di papa Francesco. Una Chiesa della Parola è la Chiesa che sceglie in maniera preferenziale le persone più povere, perché sa che in loro c’è la voglia di questa parola e c’è la voglia di quest’incontro che diventa davvero visibile. E questa Chiesa che testimonia è una Chiesa che oggi deve saper osservare, valutare, ragionare sulle tragedie e sulle possibilità umane per costruire un futuro e sperare. Non c’è nulla, non c’è nessun caso o esperienza che ci fa paura, perchè tutte le esperienze diventano luoghi importanti per riuscire a trasformare la nostra fede in occasioni di carità e di speranza. E al n. 47 dell’Evangelii nuntiandi Paolo VI ci ricorda che “l’evangelizzazione non si esaurisce nella predicazione e nell’insegnamento di una dottrina. Essa deve raggiungere la vita …”.
Cari fratelli e sorelle, la nuova evangelizzazione, anche nelle parole di Papa Francesco, chiede un’immagine esemplare di Chiesa che sta con la vita e che ama la vita; che sceglie la vita dal suo nascere fino al suo decadere; che sceglie la vita che lavora e che studia; che scegli questi ambienti come luoghi importanti per testimoniare la fede ma anche per animare la vita con gli occhi della carità. Facendo in modo che ogni celebrazione eucaristica diventi il luogo per essere capaci di vivere insieme il dramma di una storia che ci presenta gioie e dolori e al tempo stesso delle possibilità nuove in cui testimoniare la gioia del Vangelo. L’Eucaristia ogni domenica ci apre a uno stile di vita che legge le diverse situazioni di questo mondo non come un campo di battaglia, ma come un giardino nel quale siamo chiamati a costruire la fraternità che Gesù ha insegnato e ha realizzato nelle parole e nei gesti dell’Ultima Cena.