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PRECETTO PASQUALE ALLA MONTEDISON

27/03/2018

Omelia dell'Arcivescovo in occasione della S.Messa celebrata oggi presso la Mensa Aziendale della "Montedison" con lavoratori e dirigenti delle nove società presenti (che contano 2500 lavoratori). Dopo la S.Messa Mons. Perego ha visitato e benedetto gli Uffici dell'ENI.

OMELIA DI S. E. Mons. Gian Carlo Perego
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio
Sono contento di celebrare questa Eucarestia, intrisa ormai dell’attesa della Pasqua, in questo luogo di lavoro importante della nostra Città e Chiesa di Ferrara. Il lavoro, su cui è fondata l’Italia – come recita il primo articolo della Costituzione -, è un luogo di vita, di intelligenza e di fatica, di giustizia e di pace e, per questo, un luogo di Risurrezione. Al tempo stesso, il lavoro in alcuni luoghi è ancora segno di morte, di insicurezza, di sfruttamento, di ingiustizia e per questo un luogo di morte. Anche nel mondo del lavoro scopriamo la teologia della Pasqua: morte e vita che si rincorrono e si incontrano, e si incarnano anche nella relazione tra Giuda e Gesù, che la pagina evangelica ci ha riconsegnato oggi.
In un luogo del lavoro, come questo, la Pasqua riconsegna la responsabilità e l’impegno per un “lavoro libero, creativo, partecipativo e solidale” – come ricorda Papa Francesco nell’Evangelii Gaudium, attraverso il quale “l’essere umano esprime e accresce la dignità della propria vita” (E.G. 192). Questo lavoro oggi manca a tanti nostri giovani, viene perso da tanti adulti che vedono chiudersi aziende familiari o trasferite le sedi di società. La disoccupazione è un male che segna la libertà, anche di crearsi una famiglia, la creatività, che è il vero valore aggiunto. I disoccupati sono i nuovi esclusi, i lontani di oggi. Un luogo che crea lavoro, come questo, è un luogo di vita, un luogo pasquale. Anche se è vero stiamo maturando la consapevolezza che un modello di economia ancora poco civile e sociale e ancora troppo centrata solo sul capitale rischia di non favorire inoltre partecipazione e solidarietà, responsabilità e condivisione degli utili. La valorizzazione oggi del Terzo Settore pone accanto allo Stato e al Mercato un terzo soggetto, frutto della Società civile, che potrebbe rinnovare e superare logiche semplicemente ed esasperatamente capitaliste e stataliste, per riportare al centro, anche del lavoro, le persone e le famiglie, i soggetti più deboli, la gratuità e la destinazione sociale degli utili unitamente al profitto. Un altro ambito vitale per il superamento della disoccupazione giovanile è costituito dal superamento della distanza tra istituzioni formative e mondo del lavoro con l’esigenza, prima fra tutte di trovare un percorso adeguato all’alternanza scuola-lavoro. È urgente investire su una formazione più efficace e più breve per l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro e prevedere una formazione continua per chi già lavora. Alla Settimana sociale dei cattolici italiani di Cagliari, a cui ho partecipato nell’ottobre scorso, sono emerse le cause della disoccupazione e delle varie criticità identificando alcuni mali sociali. Innanzitutto investimenti senza progettualità; finanza senza responsabilità; tenore di vita senza sobrietà; efficienza tecnica senza coscienza; politica senza società; rendite senza ridistribuzione; richiesta di risultati senza sacrifici.
Credo che la Pasqua, che è vita, rinascita, risurrezione, ci chieda un impegno anche per superare insieme queste criticità, con responsabilità condivisa. Tutto ciò chiede – diceva il vescovo di Taranto, Mons. Santoro, concludendo la Settimana sociale – “una vera “conversione culturale” legata alla riscoperta del senso del lavoro come lo ha vissuto nelle sue forme migliori il cattolicesimo democratico e popolare in dialogo con le altre visioni della vita presenti nel Paese. Ciò accade mediante la valorizzazione dei legami sociali e spirituali in un nuovo rapporto tra imprenditore e lavoratore quando, come ha detto il Papa a Genova, “l’imprenditore non deve confondersi con lo speculatore” e quindi riscoprendo un nuovo ruolo decisivo dell’impresa. È sempre più importante mettere insieme economia e società, le persone con le loro aspirazioni legittime e la visione alta della politica”.
La figura di Pietro, che come Giuda vive la Pasqua con Gesù e come Giuda lo tradirà, ci ricorda che una conversione è sempre possibile, come non si debba disperare, ma insieme iniziare uno stile di vita diverso, segnato dallo stile di Gesù. E’ questo stile che a Pasqua ritorna e avvolge la nostra quotidianità, anche i luoghi di lavoro come questo, portando serenità e speranza, impegno e concretezza.
Buona Pasqua.