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OMELIA S. MESSA PRECETTO PASQUALE OSPEDALE S. ANNA

Cona 26 marzo 2018

26/03/2018

Questa mattina alle ore 9, l’Arcivescovo S.E. Mons. Gian Carlo Perego ha concelebrato la S.Messa di Precetto Pasquale nella Cappella dell’Arcispedale S. Anna di Cona insieme con don Giacomo Granzotto e con i cappellani don Giovanni Pertile, Padre Orazio Bruno, don Stefano Gigli e don Stefano Navarrini, sacerdoti impegnati nella Pastorale Sanitaria sul territorio ferrarese.
Alla S. Messa ha preso parte anche una rappresentanza del personale sanitario. Al termine della funzione, accompagnato dott. Marco Sandri della Direzione Medica, l’Arcivescovo ha visitato i reparti di Reumatologia, Nefrologia e Endocrinologia, di Cardiologia e Terapia Intensiva Cardiologica, Neurochirurgia.
Al termine la benedizione delle piastre operatorie.

OMELIA
S. E. Mons. Gian Carlo Perego
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio
Uno dei luoghi dove non si corre il rischio di celebrare formalmente la Pasqua è certamente l’Ospedale. In Ospedale sofferenza e salute, disperazione e speranza, morte e vita si rincorrono continuamente e concretamente. La passione si respira nella sofferenza di ogni reparto, che somigliano a stazioni diverse di una via crucis. Si tocca con mano il dolore, che non ha età, e che talora non ha tempo. Si respira un aria di attesa, nel silenzio sofferto, nelle poche parole. L’Ospedale dice il limite dell’uomo, delle cure che non possono mai arrivare all’accanimento terapeutico: non si può non dare un limite alla sofferenza. L’ostinazione terapeutica è un peccato, quando significa semplicemente non arrendersi ai limiti dell’uomo.
L’Ospedale è anche il luogo della cura, segno di una comunità che ama il malato soprattutto, che lo pone al centro della città. L’Ospedale è il luogo della santità, di chi affida e lega la sofferenza alla croce di Cristo – come per e di chi sceglie la prossimità come stile. L’Ospedale è il luogo della guarigione dono di Dio, ma anche frutto della capacità e della responsabilità dell’uomo. L’Ospedale è il luogo di vita, sempre cercata, accolta, tutelata. L’Ospedale dice anche le capacità dell’uomo, segno della sua speranza. L’Ospedale è segno di risurrezione.
Oggi Cona è come Betania, questo Ospedale come la casa di Lazzaro, che era stato risorto da Gesù. Nella casa di Betania Marta era impegnata nel servizio e Maria sparge un profumo prezioso sui piedi di Gesù. In questa casa dove si serve e si ospita, regalando il meglio ai commensali, Giuda dice: “quanto spreco di denaro che poteva servire per i più poveri”. Marta e Maria richiamano in Ospedale operatori sanitari, medici che servono il malato e regalano a lui il meglio delle cure, dei farmaci. Saremmo anche noi come Giuda se dicessimo oggi: quanto spreco di denaro, inutilmente. Se limitassimo le cure solo per esigenze economiche, se considerassimo un malato grave, avanti negli anni o terminale solo un peso, solo un costo che giustifica la cessazione delle cure.
Chiediamo al Signore che l’Ospedale sia sempre un luogo pasquale, di vita, senza rinnegare la sofferenza, il dolore, ma rendendoci prossimi ai malati: condividendo le nostre risorse, offrendo il meglio delle cure, costruendo relazioni, soprattutto con chi vive talora in solitudine la propria sofferenza. Le leggi servono non per negare il dolore, la libertà del malato e la sua autonomia, la sua dignità: "nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge”, ricorda la nostra Costituzione all’art. 32. Le leggi servono per fare in modo che l’autonomia del malato trovi un limite sufficientemente chiaro nel fatto che un malato “non può esigere trattamenti sanitari contrari a norme di legge, alla deontologia professionale o le buone pratiche clinico-assistenziali”, come ricorda la legge 219/2017 all’art. 1, comma 6. La legge è per l’uomo, per la sua vita e la sua cura, per il bene integrale della persona e non può tradursi e ridursi in atti formali. L’Ospedale custodisce il malato con cura, con coscienza e competenza, come in una casa, in una famiglia che ha a cuore soprattutto il bene integrale della persona. Ringraziamo il Signore per il dono dell’Ospedale. Affidiamo a Lui i malati, gli operatori sanitari, i medici: la speranza e la pace pasquale raggiunga e accompagni tutti. Buona Pasqua.