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LA DOMENICA DI PASSIONE DEL SIGNORE: OMELIA DI S.E. MONS. GIAN CARLO PEREGO

Concattedrale di Comacchio. Domenica delle Palme

25/03/2018

S. E. Mons. Gian Carlo Perego
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

La domenica di Passione ci mette sulla strada di Gesù verso il Calvario e la Risurrezione, verso la Pasqua.
Al centro della Parola di Dio che abbiamo ascoltato c’è il racconto della passione, morte e della sepoltura di Gesù. E’ un racconto di morte, della morte del Figlio di Dio, quello che oggi abbiamo ascoltato. E il racconto dell’evangelista Marco – che la tradizione patristica vuole che sia il giovinetto che, coperto solo da un lenzuolo, assiste all’arresto di Gesù, e poi fugge nudo - inizia nella casa di un lebbroso, guarito da Gesù, con un dono, il dono del profumo prezioso da parte di una donna. Un dono che fa emergere il contrasto con la rabbia, l’invidia, l’egoismo da parte dei discepoli, che confondono il dono con lo spreco, e contrappongono il dono e i poveri e non comprendono che il dono della donna anticipava la perdita di Gesù.
“I poveri saranno sempre con voi”, ricorda Gesù, che invita a distinguere e non contrapporre il rapporto terreno con Lui, la contemplazione, e la giusta azione nei confronti dei poveri che deve caratterizzare sempre la vita della Chiesa e dei cristiani, nei diversi e nuovi volti che la storia e la quotidianità ci consegna.
Il racconto di Marco segnala poi la conseguenza della rabbia, dell’invidia e dell’egoismo di uno dei discepoli, Giuda: il tradimento. Sull’egoismo nasce solo il tradimento degli amici, della comunità, della città, perché si indirizza l’attenzione delle persone non sul dono, ma sul guadagno, non sul confronto, sulla solidarietà, ma sul disprezzo delle persone, anche di chi si ama.
Al gesto di Giuda, infatti, Marco contrappone il gesto della Cena di Gesù con i suoi discepoli: segno di un amore che continua, nonostante tutto, di una familiarità costruita da Gesù con i suoi; luogo di verità, dove il tradimento si manifesta; memoria del dono della vita che Gesù sta per accettare, in obbedienza al Padre, per la salvezza degli uomini. L’Eucarestia di ieri e, molte volte, l’Eucaristia di oggi porta dentro di sé i nostri tradimenti, le nostre incapacità di riconoscere il Signore. Sono vere le parole di un sacerdote cremonese, don Primo Mazzolari, che commentando questo episodio parlò di “nostro fratello Giuda”. Basta poco, infatti, anche per noi per dimenticare Gesù, la sua amicizia, il suo dono, la sua umanità e divinità; anche il nostro amore al Signore, il nostro bacio, come quello di Giuda, nasconde una relazione ancora superficiale, che manca di profondità, di decisione. Come per un altro discepolo, Pietro, che a parole dice nel racconto “anche se tutti ti abbandoneranno io non lo farò”, ma che rinnegherà subito dopo tre volte Gesù per paura di essere giudicato, anche lui umiliato e deriso come il Maestro. La paura della testimonianza è sempre a qualche angolo della nostra vita e, come per Maria, soltanto, animati dalla Grazia, dall’amore di Dio, da un’intensa relazione con Lui possiamo superarla, se la riconosciamo, anche nel pianto, come per Pietro. La tristezza di Gesù nell’orto degli ulivi nasce anche da questa paura, dal tradimento, dall’abbandono dei discepoli di ieri e anche di oggi.
Dal tradimento nasce l’arresto, che vede Gesù richiamare il suo stile di vita, di relazioni: rifiutare la violenza – ordina ai suoi di lasciare la spada nel fodero –, dire e cercare la verità – l’incontro con il Sommo sacerdote – ricordare la sua identità di Figlio dell’Uomo, un titolo che nei testi biblici ricorda il Messia atteso, il Giudice, Dio tra gli uomini. La bestemmia, l’offesa a Dio non viene da Gesù, ma dagli uomini che tradiscono, offendono, dimenticano, fanno violenza gratuita, giurano il falso. La morte di Gesù è frutto del tradimento, della violenza dell’uomo che viene accolta dal Nazareno Figlio di Dio come dono per la salvezza degli uomini.
Nel racconto della passione di Marco il card. Carlo Maria Martini ha visto 14 quadri, una via crucis, i cui protagonisti danno risposte diverse alla domanda che attraversa tutto il Vangelo: chi sono io per voi. C’è la risposta di Giuda e delle guardie, del sinedrio e di Pietro, di Pilato, di Barabba con la folla, dei soldati, di Simone di Cirene, dei crocifissi con Gesù, di chi deride, del centurione, delle donne e degli amici. Nessuno è escluso dall’incontro con il Signore, dalla sua salvezza. Tutti siamo chiamati a dare una risposta difronte al dramma della croce e del crocifisso.
Chiediamo al Signore di seguire la sua via crucis, il suo silenzio, la sua fiducia con la disponibilità a ricevere la salvezza. Uniamo alle sofferenze di Cristo le sofferenze dei crocifissi di oggi: della donna violentata, della madre uccisa dalla rabbia di un marito, della donna migrante che partorisce e muore dopo aver dato alla luce un figlio perché non accolta ai confini del nostro Paese, dei malati terminali, dei perseguitati per la loro fede, delle vittime delle guerre in medio oriente e nel mondo. Il Crocifisso che oggi contempliamo e i crocifissi della cronaca e della storia ci chiedono una responsabilità, perché la verità e la vita sia sempre al centro della nostra responsabilità cristiana.