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OMELIA S. Messa con il Rinnovamento dello Spirito

V Domenica di Quaresima 2018. Monastero del Corpus Domini (Ferrara)

18/03/2018

S.E. Mons. Gian Carlo Perego
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Cari fratelli e sorelle, cari amici del Rinnovamento dello Spirito, continua il nostro cammino quaresimale, con lo sguardo che ci fa intravvedere le luci della Pasqua e pregustarne la gioia. Desideriamo metterci in ascolto della Parola di Dio. La prima lettura ci fa incontrare il personaggio straordinario di Geremia, attraverso il quale, riconosciamo il desiderio di Dio di rinnovare la sua alleanza con la casa d’Israele e di Giuda. E’ interessante il carattere di questa nuova alleanza: Dio non prenderà più per mano il suo popolo, ma entrerà nel suo cuore, nel cuore di tutti, dal bambino all’anziano, dal più piccolo al più grande. Un cuore nuovo caratterizzerà i fedeli del nuovo popolo d’Israele. E un cuore nuovo è anche quello che ci viene chiesto nel cammino quaresimale: un cuore purificato dallo Spirito di Dio, liberato dal peccato, dalla tristezza, dall’isolamento, aperto all’amore.” Il grande rischio del mondo attuale, con la sua molteplice ed opprimente offerta di consumo, – scrive papa Francesco nell’ Evangelii Gaudium - è una tristezza individualista che scaturisce dal cuore comodo e avaro, dalla ricerca malata di piaceri superficiali, dalla coscienza isolata. Quando la vita interiore si chiude nei propri interessi non vi è più spazio per gli altri, non entrano più i poveri, non si ascolta più la voce di Dio, non si gode più della dolce gioia del suo amore, non palpita l’entusiasmo di fare il bene. Anche i credenti corrono questo rischio, certo e permanente. Molti vi cadono e si trasformano in persone risentite, scontente, senza vita”. E conclude papa Francesco: “Questa non è la scelta di una vita degna e piena, questo non è il desiderio di Dio per noi, questa non è la vita nello Spirito che sgorga dal cuore di Cristo risorto”(E.G. 2). La stessa vita terrena di Gesù, ci ricorda il brano della lettera agli Ebrei, pur tra lacrime e sofferenze fino alla morte, sono state il luogo e non il fine di un esistenza filiale, vissuta nell’obbedienza al Padre e per amore degli uomini. La morte di Gesù, ricorda la bellissima pagina evangelica di Giovanni, è la morte del ‘Servo’, di Dio che nel Figlio trasforma il cuore la vita di ogni uomo che ‘attira a Lui’, trasformandoli, rinnovandoli nello Spirito, l’ultimo dono del Padre e del Figlio.
E’ la storia trinitaria, di un Dio che in molti modi diversi: come Padre crea l’uomo, lo perdona, lo prende per mano gli rinnova il cuore; come Figlio entra nel mondo, condivide tutto dell’uomo fuorchè il peccato; e come Spirito, dono del Padre e del Figlio, crea una casa dove imparare l’amore, la Chiesa.
Rinnovarsi nello Spirito significa entrare in questa casa, la Chiesa, da cristiani adulti, con il desiderio di condividere il Vangelo, con gioia. Siamo chiamati da cristiani adulti a condividere l’evangelizzazione, che è il fine della Chiesa. “L’impegno evangelizzatore - scrive papa Francesco nell’ Evangelii Gaudium - si muove tra i limiti del linguaggio e delle circostanze. Esso cerca sempre di comunicare meglio la verità del Vangelo in un contesto deter¬minato, senza rinunciare alla verità, al bene e alla luce che può apportare quando la perfezione non è possibile. Un cuore missionario è consapevole di questi limiti e si fa « debole con i deboli […] tutto per tutti » (1 Cor 9,22). Mai si chiude, mai si ripiega sulle proprie sicurezze, mai opta per la rigidità autodifensiva. Sa che egli stesso deve crescere nella comprensione del Vangelo e nel discernimento dei sentieri dello Spirito, e allora non rinuncia al bene possibile, benché corra il rischio di sporcarsi con il fango della strada” (E.G. 45). Il rinnovamento dello Spirito è una scuola di evangelizzazione. La riscoperta dello Spirito nel cammino conciliare - che ha trovato nei cardinali Suenens e Pironio, nei cardinali Biffi e Martini, animatori di un Rinnovamento dello Spirito, movimento che nasce 50 anni fa negli Stati Uniti da giovani universitari e che trova in Italia proprio in Emilia Romagna la sua prima esperienza, poi moltiplicatasi nelle nostre diocesi e che ha visto l’approvazione degli statuti da parte della Conferenza Episcopale Italiana, nel marzo 2002 – è la riscoperta di un dono, una presenza nella Chiesa che rende adulti nella fede e fa della comunicazione della fede, missione, dell’evangelizzazione il primo compito ecclesiale. Non dimentichiamo, però, che “Il kerygma possiede un contenuto ineludibilmente sociale: nel cuore stesso del Vangelo vi sono la vita comunitaria e l’impegno con gli altri. Il contenuto del primo annuncio ha un’immediata ripercussione morale il cui centro è la carità” (E.G. 177). Un’evangelizzazione che non tocca la vita, una fede che non trasforma la vita, il nostro cuore – per ritornare all’immagine di Giobbe – rischia di deluderci e di deludere, di restare un discorso, ma non iniziare un cammino. L’evangelizzazione deve rimettere in cammino, deve aiutare l’incontro, il confronto con la vita e le vite, educarci a “desiderare, cercare e avere a cuore il bene degli altri” (E.G. 178), generare fraternità: “un cuor solo e un’anima sola”, come nella prima comunità apostolica. Chiediamo al Signore di accompagnarci in questo cammino di rinnovamento spirituale, aiutati da una morte e una risurrezione, da una Pasqua ormai vicina, che possa anche per noi, ‘aprire gli occhi e la mente”, per riconoscere il Salvatore.