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VEGLIA DI PREGHIERA PER LA PACE: LE PAROLE DELL'ARCIVESCOVO

Ferrara, Basilica S. Giorgio

23/02/2018

S. E. Mons. Gian Carlo Perego
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

In questo venerdì di Quaresima, seguendo l’invito di Papa Francesco che ci aiuta a guardare al mondo dei crocifissi di oggi, la nostra via Crucis si arricchisce di due stazioni, in cui contempliamo la caduta, la sofferenza, la morte delle donne e degli uomini, dei bambini in Sud Sudan e la caduta, la sofferenza, la morte di uomini e donne, di bambini in Congo. Sono due stazioni che rendono attuale la Via Crucis, dando un volto cristologico ai volti di uomini, donne e bambini di questi Paesi in guerra e alla fame. Sono due stazioni che ricordano in questa Quaresima l’impegno della pace, la responsabilità del disarmo, la scelta cristiana della non violenza. Sono due stazioni che ci ricordano il dramma di due delle 37 guerre in atto nel mondo, che producono ogni anno almeno 100.000 morti e 8 milioni di profughi e richiedenti asilo.
Pregare per la pace è un atto ecclesiale, perché nasce nella comunità cristiana e la educa continuamente a gesti, parole e stili di vita che si ispirano a Gesù Cristo, nostra pace. Pregare per la pace è un atto politico, perché nasce nella città e la educa a costruire luoghi, gesti e parole di pace, che ‘rinnegano la guerra’.
Nella preghiera di questa sera, chiediamo al Signore di aiutarci ad essere dei Cirenei, che sanno fare propria la croce dei popoli del Sud Sudan e del Congo. L’indifferenza di fronte a questi drammi equivale a complicità. Nella preghiera di questa sera vogliamo credere nella pace, ripetendo con Papa Benedetto XVI che “la pace non é un sogno, non é un’utopia, é possibile” (Messaggio Giornata mondiale per la pace, 2012). Nella preghiera di questa sera vogliamo continuare il cammino quaresimale con la domanda che ci ha ricordato Papa Francesco nel Messaggio: “Cosa posso fare io per la pace?” Una domanda che chiede di accompagnare la preghiera con l’impegno quotidiano nel costruire una ‘grammatica del dialogo’ e la responsabilità condivisa di nuove relazioni di pace.