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OMELIA ARCIVESCOVO PRIMA DOMENICA DI QUARESIMA

Incontro con Comunione e Liberazione a 13 anni dalla morte di don Luigi Giussani

17/02/2018

S. E. Mons. Gian Carlo Perego
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Cari fratelli e sorelle,
ringrazio per questo invito a celebrare con voi il ricordo di don Luigi Giussani, fondatore di Comunione e Liberazione. La prima volta che incontrai don Luigi fu in Seminario a Cremona, ero in quinta teologia e mi preparavo al diaconato. Era il 1983. Fu invitato dal Vescovo milanese Mons. Assi, da pochi mesi arrivato a Cremona, - con cui don Luigi si conosceva dai tempi della Gioventù femminile milanese da cui nacque la Gioventù studentesca – per presentare ai preti e ai seminaristi di Teologia il suo libro ‘Il rischio educativo’. Il tema educativo appassionava don Giussani e appassionerà anche alcuni sacerdoti della mia diocesi che cresceranno nella spiritualità del movimento, che studieranno, ad esempio, la pedagogia di Makarenko, pedagogista ed educatore ucraino, tra i maggiori interpreti della pedagogia sovietica a cavalo tra XIX e XX secolo, s’impegneranno in esperienze educative e sociali, nell’accoglienza familiare e nella missione nelle terre del Kazakistan. L’educazione è stata la preoccupazione centrare nella vita e nel pensiero di don Luigi Giussani, il leit motiv dell’esperienza iniziale di Comunione e Liberazione, interpretando l’esigenza che in questo decennio (2010-2020) la Chiesa Italiana ha fatto propria nel documento programmatico “Educare la vita buona del Vangelo”. L’educazione, secondo don Giussani, ha tre elementi fondamentali: la tradizione, la memoria, il vissuto, l’interpretazione o la capacità critica. E’ interessante come questi tre elementi siano richiamati anche da Papa Francesco nell’Evangelii gaudium, dove, ricordando le tentazioni dell’operatore pastorale, a cui accenneremo fra poco, ricordava anche la tentazione e il rischio che lo stesso don Giussani ricordava negli anni ’60, quando scrisse la prima parte del ‘Il rischio educativo’: solo un'educazione che tenga conto di questi tre fattori può «liberare i giovani dalla schiavitù mentale, dalla omologazione che rende schiavi mentalmente dagli altri» (L. Giussani, Il rischio educativo, Rizzoli, Milano, 2005, p. 20).
Il ricordo di don Giussani educatore incrocia oggi la prima domenica di Quaresima, cammino liturgico e pedagogico verso la Pasqua. La prima lettura, un brano della Genesi, ricorda la fine del diluvio e l’inizio di un’alleanza nuova tra Dio e l’uomo, indicata da un segno nel cielo, tra le nubi: l’arcobaleno. I colori dell’arcobaleno nel cielo – ricordano i Padri della Chiesa – indicano questa volontà divina di recuperare tutto l’uomo e tutto il creato, senza disperdere nulla della sua ricchezza, in un’alleanza nuova. Nel corso della storia, però, la libertà dell’uomo non corrisponderà alla fedeltà di Dio e l’alleanza avrà bisogno di essere rinnovata da Gesù Cristo, Figlio di Dio – come ci ha ricordato Pietro nella seconda lettura – morto e risorto per la nostra salvezza, per prenderci per mano e ricondurci al Padre. L’acqua non sarà più il segno della distruzione, come nel diluvio, ma il segno, il sacramento della nuova alleanza tra Dio e l’uomo, segno di una nuova familiarità tra Dio e l’uomo, di una nuova fraternità nel sacramento del Battesimo. Il Battesimo, per noi, non ha solo un significato negativo, perché libera dalla “sporcizia del corpo”, dalla mondanità, dal rischio di omologazione – per riprendere le parole di don Giussani e di Papa Francesco - ma anche un significato positivo, è “invocazione al Padre”, preghiera a Dio Padre, che rinnova una relazione filiale.
Il Vangelo sottolinea l’esperienza di quaranta giorni nel deserto, della tentazione di Gesù, che sfocia in un nuovo annuncio: il Regno di Dio è vicino”. Dio è entrato nella storia e questo chiede un cambiamento di vita, uno stile nuovo: “Convertitevi e credete al Vangelo”. Sono le parole che hanno accompagnato il dono e il segno delle Ceneri, mercoledì, all’inizio della Quaresima e che accompagnano il cammino di quaranta giorni prima della Pasqua. Quaranta giorni che costituiscono una sorta di “scuola di comunità”, di cammino insieme per rinascere, rieducarci, riprendere la nostra corsa cristiana. Quaranta è un numero simbolico nel linguaggio religioso, come ci insegna anche Mircea Eliade, nella sua riflessione storica sulle religioni. Oltre che richiamare i quaranta giorni del diluvio, i quarant’anni di Mosè quando viene chiamato ad essere il liberatore d’Israele, i quaranta giorni sul Sinai prima di ricevere le tavole della legge, il cammino di quarant’anni nel deserto del popolo d’Israele, quaranta richiama la vita, le quaranta settimane di gestazione di una gravidanza. Quaranta richiama l’età in cui sia Budda che Maometto iniziarono la loro predicazione. Gesù quaranta giorni dopo la nascita sarà presentato al tempio, rimane quaranta giorni nel deserto prima di iniziare la sua missione, la sua predicazione dura quaranta mesi, la sua risurrezione avviene dopo quaranta ore di permanenza nel sepolcro e appare ai discepoli, come ci ricordano gli Atti, per quaranta giorni.
Cari fratelli e sorelle,
i quaranta giorni che stiamo vivendo siano uno spazio di tempo importante per riprendere il cammino e ritrovare la vita, Gesù Cristo morto e risorto, lasciandoci accompagnare da Lui, nostro educatore come lo è stato per don Luigi Giussani, che vogliamo ricordare a 13 anni dalla sua morte. Papa Francesco nell’Evangelii Gaudium ricorda come “abbiamo bisogno di creare spazi adatti a motivare e risanare gli operatori pastorali, luoghi in cui rigenerare la propria fede in Gesù Crocifisso e risorto, in cui condividere le proprie domande più profonde e le preoccupazioni del quotidiano, in cui discernere in profondità con criteri evangelici sulla propria esistenza ed esperienza, al fine di orientare al bene e al bello le proprie scelte individuali e sociali” (E.G. 77): siano le vostre scuole di comunità, nella nostra Diocesi, questi spazi, questi luoghi, questi laboratori per educare e rigenerare la fede, contro i rischi e le tentazioni di individualismo, di divisione, di pessimismo, di mondanità che oggi attraversano la vita sociale ed ecclesiale.