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MERCOLEDI' DELLE CENERI: OMELIA DEL VESCOVO

14/02/2018

S.E. Mons. Gian Carlo Perego
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Cari fratelli e sorelle,
inizia oggi, con la celebrazione delle Ceneri, la Quaresima, cammino penitenziale per vivere da uomini liberi la Pasqua. Il segno delle Ceneri e le parole che le accompagnano dicono il limite della storia, il peccato di ogni uomo e come l’eternità sia altrove, che trova nella Pasqua il luogo della conversione, cioè della consapevolezza di guardare a Dio per trovare senso e speranza per la nostra vita.
Una conversione non solo personale, ma anche ecclesiale. Papa Francesco, nell’Evangelii gaudium, ricorda - citando il decreto Unitatis redintegratio, 6 - che “Il Concilio Vaticano II ha presentato la conversione ecclesiale come l’apertura a una permanente riforma di sé per fedeltà a Gesù Cristo: « Ogni rinnovamento della Chiesa consiste essenzialmente in un’accresciuta fedeltà alla sua vocazione […] La Chiesa peregrinante verso la meta è chiamata da Cristo a questa continua riforma, di cui essa, in quanto istituzione umana e terrena, ha sempre bisogno ». Ci sono strutture ecclesiali che possono arrivare a condizionare un dinamismo evangelizzatore; ugualmente, le buone strutture servono quando c’è una vita che le anima, le sostiene e le giudica” (E.G. 26).
Il profeta Gioele ci invita a questa conversione, attraverso l’immagine del “ritorno a Dio”, immaginato “misericordioso e pietoso, lento all’ira, di grande amore”. Tutti siamo chiamati a questa conversione, a questo ritorno a Dio: gli anziani come i fanciulli, gli sposi come i loro figli ancora lattanti. Tutti siamo chiamati a ritrovare nella nostra vita e nella nostra terra la presenza di Dio. Tutti siamo chiamati, in compagnia di Dio e della sua Parola, a guardare al di là. La Quaresima è questo cammino di scoperta di Dio tra noi e oltre noi, che con la sua morte e risurrezione – come ci ricorda l’apostolo Paolo – ci riconcilia con Dio. L’invito di Paolo “lasciatevi riconciliare” dice la dinamica e la pedagogia quaresimale che accompagna ed educa ad accogliere liberamente la grazia di Dio, che viene donata a pasqua, e che trasforma il nostro cuore. La pagina evangelica di Matteo invita a praticare la giustizia. La carità cristiana – e lo ricordava spesso Paolo VI – chiede e sottintende la giustizia, che non tollera l’ipocrisia, l’interesse sotteso al dono, il formalismo religioso. La Quaresima è anche il tempo per camminare, fare esperienza di giustizia, che ci libera da comode precomprensioni, da ipocrisie nei luoghi diversi della nostra vita, dalla chiesa alla piazza. La Quaresima chiede anche uno spazio di silenzio: per l’ascolto, la preghiera, l’incontro con Dio e i fratelli. La preghiera per la pace e le 24 ore di adorazione nelle nostre parrocchie o tra parrocchie, sarà un momento concreto, un tempo speciale di preghiera, in comunione con il S. Padre. La Quaresima chiede infine uno spazio di digiuno, di libertà dalle cose: per riordinare, orientare la nostra vita, per condividere con i fratelli più poveri vicini e lontani, di casa nostra e del mondo. Il gesto di carità quaresimale che andrà ad alimentare il Fondo diocesano lavoro e la costruzione di una Casa di accoglienza a Poltava per le persone e le famiglie profughe per la guerra al confine tra Ucraina e Russia testimonierà questa condivisione. Il Padre nostro – il volto familiare di Dio ricordato da Gesù nella pagina evangelica – ricompenserà noi, suoi figli, che iniziamo un cammino quaresimale di libertà, verità e carità, condizioni indispensabili per vivere la morte e la risurrezione del Figlio dell’uomo e del Figlio di Dio. Dio, nostro Padre, “che vede nel segreto”, saprà riconoscere un cuore nuovo, che nasce dalla conversione e aperto alla testimonianza della gioia del Vangelo.
Cari fratelli e sorelle,
in questo cammino quaresimale siamo chiamati a fare un cammino di conversione e di rinnovamento della nostra fede, come ci ricordano le parole che, dopo il Concilio Vaticano II, accompagnano il rito delle Ceneri: “Convertitevi e credete al Vangelo”. La Quaresima inizia con questo atto di fede.