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GIORNATA NAZIONALE PER LA VITA: “IL VANGELO DELLA VITA, GIOIA PER IL MONDO”

Convegno diocesano, domenica 4 febbraio presso la Sala estense alle ore 15.30

02/02/2018

Cari fratelli e sorelle,
la Chiesa ci invita oggi a celebrare la Giornata per la vita. Una Giornata che incrocia un duplice anniversario importante da ricordare: i 40 anni della legalizzazione dell’ aborto e i 30 anni del SAV di Ferrara. In questi anni “morte e vita si sono affrontate in un prodigioso duello” – per usare le parole della sequenza cantata nell’Ottava di Pasqua. A 6 milioni di bambini non nati in Italia corrispondono 200.000 bambini nati per l’aiuto di chi ha creduto alla vita. Questa storia quarantennale di morte non deve portarci semplicemente al lamento, all’indignazione, all’accusa della politica, al giudizio sulle persone e famiglie coinvolte, nei primi vent’anni più donne italiane e negli ultimi vent’anni sempre più donne immigrate nel nostro Paese, e neppure la trentennale storia di vita deve renderci orgogliosi e giudici. L’una e l’altra storia devono essere anzitutto affidate a Dio, “l’amante della vita” (Sap 11, 26), che conosce e scruta i sentimenti e i pensieri dell’uomo. L’una e l’altra storia di morte e di vita diventano motivo di impegno nell’ “educare alla vita buona del Vangelo”. L’una e l’altra storia, di morte e di vita, diventano il luogo della testimonianza cristiana oggi. L’una e l’altra storia, di morte e di vita, ci devono non far dimenticare ogni altra realtà di vita e di morte, che caratterizzano la nostra storia e quotidianità: dal bambino abusato al bambino accolto in affido in famiglia; dal migrante in fuga che muore in mare – oltre 25.000 negli ultimi 20 anni - al migrante accolto in 500 famiglie italiane; dal giovane che muore solo in bagno per droga al giovane che ritrova la vita in una delle centinaia di comunità terapeutiche; all’anziano dimenticato, talora maltrattato o lasciato morire nelle strutture, all’anziano accolto in casa, nelle case famiglie, curato e amato. Morte e vita, peccato e grazia si alternano purtroppo spesso nella nostra storia che, però, sappiamo e crediamo guidata da Dio, ‘l’amante della vita’ , che offre speranza.
Nell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium, Papa Francesco ci ammonisce che la vittoria della morte sulla vita avviene quando dimentichiamo il comandamento dell’amore. “Quando la vita interiore si chiude nei propri interessi – ricorda Papa Francesco - non vi è più spazio per gli altri, non entrano più i poveri, non si ascolta più la voce di Dio, non si gode più della dolce gioia del suo amore, non palpita l’entusiasmo di fare il bene. Anche i cre¬denti corrono questo rischio, certo e permanen¬te. Molti vi cadono e si trasformano in persone risentite, scontente, senza vita. Questa non è la scelta di una vita degna e piena, questo non è il desiderio di Dio per noi, questa non è la vita nel¬lo Spirito che sgorga dal cuore di Cristo risorto” (E.G. n. 2).
Dalla gioia del Vangelo, ci ricorda Papa Francesco, nasce la gioia dell’amore, l’ Amoris Laetitia. In questa esortazione apostolica il Papa ci regala pagine molto belle sul matrimonio e la famiglia, luoghi della gioia dell’amore e luoghi della gioia della vita.
Nella mentalità attuale non si percepisce più la benché minima differenza tra il generare un essere umano mediante il naturale atto coniugale e il generarlo tramite un’inseminazione artificiale o altre pratiche in continua evoluzione. Questo pensare comune in cui tutti ci ritroviamo dentro si diffonde sempre di più per un solo motivo: l’uomo ha smarrito la percezione che il figlio sia un dono grande che viene dall’Alto. Paradigmatica, a tal proposito, è l’affermazione che la Sacra Scrittura ci trasmette con la nascita del primissimo uomo: «Adamo conobbe Eva, sua moglie, la quale concepì e partorì Caino, e disse: “Ho acquistato un uomo con l'aiuto del Signore”» (Gn 4,1). La causa della situazione odierna, allora, è non semplicemente culturale o morale o sociale o economica o antropologica. Alla base di questo nuovo scenario mondiale che ci tocca da vicino, in quello scambio continuo ormai tra globale e locale, sta principalmente la perdita del senso di Dio, e di conseguenza l’uomo stesso si sente il signore anche nel concepimento della nuova vita umana. Invece, solo in un’ottica di fede cambia totalmente la prospettiva nei confronti della vita. Anche quando «un bambino viene al mondo in circostanze non desiderate, i genitori o gli altri membri della famiglia, devono fare tutto il possibile per accettarlo come dono di Dio e per assumere la responsabilità di accoglierlo con apertura e affetto – scrive Papa Francesco. Perché “quando si tratta dei bambini che vengono al mondo – continua Papa Francesco - , nessun sacrificio degli adulti sarà giudicato troppo costoso o troppo grande, pur di evitare che un bambino pensi di essere uno sbaglio, di non valere niente e di essere abbandonato alle ferite della vita e alla prepotenza degli uomini. Il dono di un nuovo figlio che il Signore affida a papà e mamma ha inizio con l’accoglienza, prosegue con la custodia lungo la vita terrena e ha come destino finale la gioia della vita eterna. Uno sguardo sereno verso il compimento ultimo della persona umana renderà i genitori ancora più consapevoli del prezioso dono loro affidato” (A.L. 166).
Per queste ragioni, per rispondere al Vangelo della vita, che con particolare gratitudine, la Chiesa “sostiene le famiglie che accolgono, educano e circondano del loro affetto i figli diversamente abili”(A.L. 82): chi più di loro mostra a tutto il mondo il valore sacro e assoluto della vita umana fin dal concepimento?. Infatti, “è così inalienabile il diritto alla vita del bambino innocente che cresce nel seno di sua madre – ricorda ancora papa Francesco -, che in nessun modo è possibile presentare come un diritto sul proprio corpo la possibilità di prendere decisioni nei confronti di tale vita, che è un fine in sé stessa e che non può mai essere oggetto di dominio da parte di un altro essere umano. La famiglia protegge la vita in ogni sua fase e anche al suo tramonto” (A.L. 83). Certamente la generazione è un atto divino e Papa Francesco evidenzia come “ogni donna partecipa del mistero della creazione, che si rinnova nella generazione umana” (A.L. 168). Diventare partecipi della ‘creazione’, accogliendo, ascoltando, accompagnando le donne, le famiglie che si trovano in difficoltà di fronte a una vita nasce o ha problemi alla nascita o la vita nel momento della sofferenza e della dipendenza da altri è un compito importante della Chiesa di oggi, anche a Ferrara: è il contributo, la testimonianza che ogni fedele, in particolare i fedeli laici possono dare oggi, “liberi da tutti”, “servi di tutti”, “deboli tra i deboli” – per parafrasare le parole dell’apostolo Paolo ai Corinzi, che abbiamo ascoltato. Troppi, infatti, sono i segni di “una cultura chiusa all’incontro – ricorda papa Francesco e ribadisce la Conferenza episcopale italiana nel Messaggio per questa giornata -, che gridano nella ricerca esasperata di interessi personali e di parte, nelle aggressioni contro le donne, nell’indifferenza verso i poveri e i migranti, nelle violenze contro i bambini sin dal concepimento e degli anziani segnati da un’estrema fragilità”. Ogni violenza, ogni strumentalizzazione politica che distingue la morte di una vita in grembo da una morte in mare o da una morte per la scelta libera di un paziente, ogni chiusura, non alimentano la cultura della vita, ma generano ulteriore violenza, ulteriore morte che segnano profondamente le nostre famiglie e le nostre città, come ci dimostrano i fatti noti di questi giorni. Da questa Giornata, considerando “il grigio dello spazio pubblico riempiendolo con i colori della fraternità, della sensibilità sociale, della difesa delle persone fragili, della fede luminosa, della speranza attiva” (Al 184) – per usare sempre le parole di Papa Francesco - riparte l’impegno per una cultura della vita poggiata sulla cultura dell’accoglienza, dell’incontro, della tutela della donna, del sostegno alle famiglie, dell’accompagnamento del malato e dell’anziano, cardini della ‘civiltà dell’amore’. E con questi sentimenti continuiamo il nostro servizio, con lo stesso impegno, la stessa fede responsabile di questi trent’anni, i cui giorni sono passati “più veloci di una spola” – per usare le parole di Giobbe -, ma non sono svaniti “senza un filo di speranza”.