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I SANTI DELLA CASA D'ESTE: OMELIA DI S. E. MONS. GIAN CARLO PEREGO

Cattedrale di Ferrara - Festa dei Santi della casa d'Este

21/01/2018

S.E. Mons. Gian Carlo Perego
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Cari fratelli e sorelle,
questa celebrazione domenicale incrocia la memoria dei Santi della Casa d’Este. La storia della Chiesa è storia di santità. E la santità è una nota della Chiesa, come recitiamo nel Credo, per la continua presenza di Gesù Cristo nel suo cammino, ma anche per le figure di santi che attraversano e accompagnano la vita della Chiesa. “La santità –come ho scritto nella lettera pastorale – dice la grazia di Dio che continua a non mancare nella vita della Chiesa, la presenza dello Spirito di Gesù che sostiene il nostro cammino”. La santità rimanda alla quotidianità, alla vita reale, “ricorda che il corpo è tempio dello Spirito Santo e può diventare il luogo della santificazione” (Immagini di Chiesa, lettera pastorale 2018, Ferrara, p. 20). In questo senso la santità s’incarna in persone concrete, in uomini e donne che hanno saputo, nelle diverse epoche storiche, testimoniare la propria fede. Un testimonianza concreta, vicina, tanto più quando riguarda la nostra terra, le nostre città. Come nel caso dei beati e dei santi di Casa d’Este, che oggi vogliamo ricordare, in particolare vissuti tra il XII e il XIII° secolo, interpreti di una riforma della Chiesa che aveva avuto tra i protagonisti i monasteri benedettini e i nuovi movimenti francescani e domenicani. Le tre beate con il nome di Beatrice d’Este, pur vivendo nel lusso e a corte, hanno abbandonato tutto e hanno vissuto e testimoniato la fede seguendo la regola benedettina, e , con la preghiera e il lavoro, hanno contribuito alla crescita di una città, Ferrara, non solo sul piano economico, ma anche artistico e religioso. In un tempo, in una città e in una famiglia nobiliare il Signore, quasi come con Giona a Ninive, ha voluto regalare parole, gesti e testimonianze profetiche per un cammino di conversione e di vita cristiana. S. Contardo d’Este, nello stesso periodo, ha raccolto le parole di Paolo ai Corinzi che oggi la Liturgia ci ha ripresentato: “passa la figura di questo mondo”. Per questo, Contardo ha rinunciato al governo della città di Ferrara e si è fatto pellegrino verso il santuario di S. Giacomo di Campostella, senza però mai raggiungere la meta, perché ammalatosi gravemente morirà a Broni, città di cui è diventato patrono per i prodigi seguiti alla sua morte e dove oggi riposa nella chiesa parrocchiale.
I santi e i beati della Casa d’Este – anche mai proclamati, ma di cui si conosce la testimonianza cristiana radicale, come per Eleonora d’Este, monaca carmelitana con il nome di Suor Maria Francesca dello Spirito Santo, vissuta tra il XVII°e il XVIII° secolo e morta in concetto di santità - oggi richiamano concretamente per noi l’invito a raccogliere l’appello alla conversione della pagina evangelica: “Il tempo è compiuto e il Regno di Dio è vicino: convertitevi e credete al Vangelo”. E l’invito ai discepoli lungo il mare di Galilea a seguire Gesù, come è stato raccolto dai discepoli e, nel corso della storia, è stato raccolto dai santi e dai beati della Casa d’Este, oggi è rivolto a noi dal Signore. Siamo chiamati a ripensare, riorganizzare la nostra vita, le nostre scelte alla luce delle parole e dei gesti di Gesù, sapendo che Lui solo “ha parole di vita eterna”, in Lui concretamente l’uomo trova la sua piena realizzazione. A ciascuno di noi, con libertà e responsabilità, tocca rispondere alla chiamata del Signore, per rinnovare una storia di santità che non è esclusiva ma – come ricorda il Concilio Vaticano II nella costituzione Lumen gentium – è una chiamata rivolta a tutti.
Chiediamo oggi al Signore, per intercessione dei santi e beati della casa d’Este, di aiutarci a camminare sulle strade della santità, “nella fedeltà allo stile di vita del Vangelo, indicando sempre – come ci esorta a fare papa Francesco nell’Evangelii Gaudium – il bene desiderabile, la proposta di vita, di maturità, di realizzazione, di fecondità alla cui luce si può comprendere la nostra denuncia dei mali che possono oscurarla. Più che come esperti di diagnosi apocalittiche o giudici oscuri che si compiacciono di individuare ogni pericolo o deviazione, è bene che possano vederci come gioiosi messaggeri di proposte alte, custodi del bene e della bellezza che risplendono in una vita fedele al Vangelo” (E.G. 168). E’ questo il cammino che porta alla santità.