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EPIFANIA: OMELIA S.E. MONS. GIAN CARLO PEREGO

Cattedrale di Ferrara. Concattedrale Comacchio

06/01/2018

S.E. Mons. Gian Carlo Perego
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

L’Epifania è la festa della luce. Il Bambino che nasce porta luce sulla storia umana, perché Dio che entra nella storia indica il senso della vita dell’uomo, il suo futuro. La prima lettura del profeta Isaia sottolinea questa luce che brilla su di noi, attorno a noi e ci libera dalle nebbie della non conoscenza, dalle tenebre del male con cui troppo spesso leggiamo la storia. L’invito è a guardare, grazie a questa luce del Natale, dell’Incarnazione, al mondo, aprendo il nostro cuore.
Lo sguardo al mondo aiuta a superare una visione chiusa, campanilistica della storia, condividendo un progetto di salvezza destinato a tutte le genti, ci ricorda l’apostolo Paolo, che insieme costituiscono una sola famiglia umana.
Che il Natale sia per tutti, che il Bambino che nasce è luce per tutti i popoli lo ricorda la pagina evangelica che ripresenta il racconto dei Magi, uomini che seguendo la stella arrivano al luogo della nascita di Gesù. Ancora una volta, Erode rappresenta il male che alimenta pregiudizi, falsità, chiusure che, però, non ha mai il sopravvento sul bene.
L’Epifania ci richiama anzitutto che uscire, l’attività missionaria è una sfida per le nostre comunità ecclesiali. Papa Francesco nell’esortazione Evangelii Gaudium ci regala pagine molto belle e attuali sulla missione della Chiesa oggi. “Nella Parola di Dio appare costantemente questo dinamismo di “uscita” che Dio vuole provocare nei credenti…Oggi, in questo “andate” di Gesù, sono presenti gli scenari e le sfide sempre nuovi della missione evangelizzatrice della Chiesa, e tutti siamo chiamati a questa nuova “uscita” missionaria” (E.G. 20). L’Epifania ci ricorda che non solo tutti sono i destinatari del Natale, ma anche che tutti siamo chiamati ad annunciare il Natale. Non solo a parole, ma nei fatti. La testimonianza è la forma della missione, dell’annuncio cristiano, come già ricordava Paolo VI nell’Evangelii nutiandi. E l’importanza della testimonianza è sottolineata anche da papa Francesco: “Chiunque voglia predicare, prima dev’essere disposto a lasciarsi commuovere dalla Parola e a farla diventare carne nella sua esistenza concreta. In questo modo, la predicazione consisterà in quell’attività tanto intensa e feconda che è « comunicare agli altri ciò che uno ha contemplato ». Per tutto questo, prima di preparare concretamente quello che uno dirà nella predicazione, deve accettare di essere ferito per primo da quella Parola che ferirà gli altri, perché è una Parola viva ed efficace, che come una spada « penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, fino alle giunture e alle midolla, e discerne i sentimenti e i pensieri del cuore » (Eb 4,12). Questo riveste un’importanza pastorale. Anche in questa epoca la gente preferisce ascoltare i testimoni: « ha sete di autenticità […] reclama evangelizzatori che gli parlino di un Dio che essi conoscano e che sia a loro familiare, come se vedessero l’Invisibile » (E.G. 150). Chi testimonia attrae, incuriosisce, segue e il Vangelo cresce per attrazione e non per abitudine o conservazione ripetitiva. Se la fede è legata alla vita chiede continuamente un confronto con essa, con le nuove situazioni, la quotidianità dell’esistenza, con le sue gioie e le sue speranze, le sue fragilità. Purtroppo, però, c’è sempre il rischio della controtestimonianza: quando sposiamo l’individualismo, la contrapposizione, l’esclusione; quando ci lasciamo vincere dall’invidia, dall’orgoglio; quando non perdoniamo o ignoriamo il dolore di chi sbaglia; quando imponiamo le nostre idee a qualsiasi costo. L’Epifania è anche la festa della libertà interiore, come i magi che si lasciano guidare non dagli interessi di un potente, Erode, ma da una stella, da un bambino. L’evangelizzazione oggi ha bisogno della stessa semplicità, dello stesso coraggio di un cammino in cui ci si fida e ci si affida solo al Signore. Il Signore ci regali questa libertà interiore, perché guardiamo a tutti come ai destinatari di una salvezza che il Natale porta e che noi siamo chiamati, come i Magi, a manifestare al mondo: con coraggio, libertà e gioia.