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OMELIA MARIA MADRE DI DIO: Giornata mondiale della pace 2018

Cattedrale di Ferrara

01/01/2018

S. E. Mons. Gian Carlo Perego
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Iniziamo anche quest’anno in compagnia di Maria, Madre di Dio e Madre della Chiesa, cari fratelli e sorelle. E’ una compagnia a noi familiare, perché questa Cattedrale è un segno, un santuario che dice un legame filiale a Lei, Madre della Grazia. Fino al 1931, infatti, la solennità della Madre di Dio era celebrata l’11 ottobre. E collocata in questo tempo del Natale la solennità di Maria, Madre di Dio ci aiuta a entrare ancora di più nel mistero dell’Incarnazione per ritrovare l’umanità e la semplicità di protagonisti come Maria e Giuseppe, i pastori– come ci ricorda la pagina evangelica di Luca - che riscoprono non solo il senso della Parola di Dio attorno a quel “bambino adagiato nella mangiatoia”, ma ritrovano anche pace. La pace è infatti uno dei doni del Natale, da sempre, perché la venuta del Signore si trasforma in una nuova storia di pace per l’uomo, che soltanto chi non la comprende – come Erode – non percepisce, ma anzi trasforma il Natale in una nuova occasione di violenza, di morte. Mentre Maria, che custodisce nel suo cuore, meditando gli avvenimenti del Natale, diventa capace di diventare una donna di fede, la prima credente. Maria all’inizio di questo nuovo anno ci invita a non distrarci, a non disperdere subito il mistero del Natale ritornando ad affannarci, arrabbiarci, ma a custodirlo, dando un significato diverso ad ogni gesto, alle relazioni familiari e sociali, alla quotidianità, spazio concreto in cui rivivere il Natale.
“Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace”, ci ricorda la pagina del libro dei Numeri che abbiamo ascoltato. L’anno che iniziamo chiede anche pace. Dal 1968 Paolo VI ha voluto dedicare il primo giorno dell’anno a una Giornata per la pace, a una riflessione comunitaria sulla pace. All’inizio di questo anno, raccogliamo l’invito di Papa Francesco e anche noi “Con spirito di misericordia, abbracciamo tutti coloro che fuggono dalla guerra e dalla fame o che sono costretti a lasciare le loro terre a causa di discriminazioni, persecuzioni, povertà e degrado ambientale”.Tra noi, a Ferrara e nei diversi comuni della Provincia, ne sono presenti circa 1300, accolti dai Comuni, ma anche da associazioni, cooperative, comunità parrocchiali. Sono loro che, per primi ci ricordano come la pace, come assenza di guerra, come disarmo è ancora un compito politico e sociale importante nel mondo, che chiede l’impegno dei cristiani. Sono loro, anche che ci ricordano il dovere dell’accoglienza come luogo per tutelare persone in fuga, uomini e donne, giovani e bambini attraverso una forma sempre rinnovata di protezione internazionale, che restituisca dignità, vita, casa, scuola e lavoro a chi lo ha perso sotto le bombe anche nostre, per lo sfruttamento della terra, per la mancanza della libertà politica o religiosa, per la violenza e lo sfruttamento. Siamo chiamati a prendere per mano queste persone, che in Italia provengono da almeno 70 nazionalità diverse, dalla Nigeria fino al Bangladesh, dal Ghana alla Somalia, dalla Palestina all’Eritrea, dall’Ucraina e dalla Cecenia, perché siano protetti da chi vede in loro manodopera a basso prezzo, corrieri per la droga, gente comunque da sfruttare, e per aiutarli, invece, in un difficile momento della loro vita a ritrovare autonomia, libertà, fiducia e pace. “Accogliere l’altro - scrive Papa Francesco nel Messaggio di quest’anno - richiede un impegno concreto, una catena di aiuti e di benevolenza, un’attenzione vigilante e comprensiva, la gestione responsabile di nuove situazioni complesse che, a volte, si aggiungono ad altri e numerosi problemi già esistenti, nonché delle risorse che sono sempre limitate”. Al tempo stesso, però, siamo chiamati a scoprire che essi non arrivano a mani vuote: portano un carico di coraggio, capacità, energie e aspirazioni, oltre ai tesori delle loro culture native, e in questo modo arricchiscono la vita delle nazioni che li accolgono. Siamo chiamati a saper “scorgere anche la creatività, la tenacia e lo spirito di sacrificio di innumerevoli persone, famiglie e comunità che in tutte le parti del mondo aprono la porta e il cuore a migranti e rifugiati, anche dove le risorse non sono abbondanti”, coniugando quattro verbi: accogliere, tutelare, promuovere e integrare.
Cari fratelli e sorelle, insieme alla lode a Dio Padre, “Abba Padre”, come ci invita a fare l’apostolo Paolo nel brano alla lettera ai Galati, iniziamo questo anno anche con “Ave Maria, preghiera di lode e affidamento a Colei che è Madre di Dio e della Chiesa. Maria ci accompagni a riscoprire, insieme alla gioia e alla speranza, la pace, la semplicità, la visita e l’accoglienza, come doni del Natale da custodire e meditare nel nuovo Anno.