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TE DEUM - S.E. MONS. GIAN CARLO PEREGO

Ferrara-Comacchio

31/12/2017

S. E. Mons. Gian Carlo Perego
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Cari fratelli e sorelle, in questa domenica di fine anno, nel ricordo della Sacra famiglia, siamo raggiunti dalla benedizione del Signore. A ricordare la benedizione del Signore è il dono di un figlio per i coniugi Abramo e Sara. Una benedizione, quella di un figlio, che, per diverse ragioni, non riusciamo a riconoscere nel nostro Paese e nelle nostre città, che chiudono l’anno con 12.000 nati in meno dell’anno precedente.
Una benedizione che – ci ricorda sempre la prima lettura – chiede la fede per riconoscere la presenza e la visita del Signore alle nostre famiglie. E a risottolinearlo con forza è il brano della lettera agli Ebrei: “per fede Abramo partì” e “per fede Sara divenne madre”, e sempre “per fede Abramo offrì il suo unico figlio al Signore”. Senza la fede non riconosciamo i “segni dei tempi”, i segni della presenza del Signore nella nostra vita e nella storia. E senza fede rischiamo di non trovare ragioni, senso per dare la vita, per generare la vita, per crescere la vita. Senza fede ha il sopravvento l’individualismo, l’egoismo che genera solitudine, abbandono, morte.
La fede genera gioia, come ci ricordano anche le parole di Sara, fiducia e anche impegno e responsabilità, anche oggi, per costruire una famiglia, generare un figlio, anche nelle difficoltà. La fede genera condivisione, solidarietà, prossimità, relazione che sono le premesse, prima e più ancora del denaro, per aiutare dei giovani a costruire una propria famiglia, per sostenere le famiglie nelle nostre comunità, perché ritornino ad essere luoghi di vita.
La benedizione del Signore passa attraverso una fede vigile e responsabile, in cui libertà e grazia incontrandosi si sostengono e costruiscono futuro. E’ il mistero del Natale, è la storia della famiglia di Nazareth. Il Vangelo ci ricorda l’episodio di Giuseppe e Maria che scendono in città, a Gerusalemme, per presentare Gesù al tempio. La presentazione di Gesù al tempio è il prolungamento dell’Incarnazione, è ancora una volta un segno concreto che il Figlio di Dio non solo è un dono alla famiglia di Nazareth, ma alla famiglia umana. E ancora una volta, a narrare questa storia straordinaria dell’amore di Dio ritroviamo due persone di fede, Simeone e Anna, che chiudono la loro vita ringraziando Dio per aver visto in un figlio il futuro d’Israele.
Cari fratelli e sorelle, anche noi vogliamo chiudere l’anno ringraziando Dio. Ognuno di noi ha diversi motivi per ringraziare il Signore, nonostante fatiche e magari sofferenze. Ogni anno, infatti, porta con sé, a livello personale o comunitario, gioie e speranze, tristezze e angosce. Il Te Deum diventa la preghiera del ringraziamento alla Trinità, al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo. Il grazie a Dio al termine di un anno è il nostro atto di fede nel Signore, perché guida e protegge i suoi figli, è misericordioso, è la nostra speranza. La gioia cristiana è il frutto di un cammino di vita cristiana accogliente, aperto alla vita, capace di prossimità, che si rinnova continuamente in fedeltà alla parola e al Magistero, purificati dal sacramento della Riconciliazione e nutriti dal pane Eucaristico. Risuonano con forza nella nostra mente le parole di Papa Francesco: “Se qualcosa deve santamente inquietarci e preoccupare la nostra coscienza è che tanti nostri fratelli vivono senza la forza, la luce e la consolazione dell’amicizia con Gesù Cristo, senza una comunità di fede che li accolga, senza un orizzonte di senso e di vita. Più della paura di sbagliare spero che ci muova la paura di rinchiuderci nelle strutture che ci danno una falsa protezione, nelle norme che ci trasformano in giudici implacabili, nelle abitudini in cui ci sentiamo tranquilli, mentre fuori c’è una moltitudine affamata” (E.G. 49).
Al termine di questo anno facciamo nostra questa preghiera: Continua a guidare o Signore questa Chiesa di Ferrara-Comacchio, proteggi le nostre città e i nostri paesi, perché la fede che l’ha generata nei secoli, la rigeneri ancora, grazie a testimoni del Vangelo della gioia e della vita. Così sia.