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FESTA S. FAMIGLIA - OMELIA DI S.E. MONS. GIAN CARLO PEREGO

Parrocchia S. Famiglia - Ferrara

30/12/2017

S. E. Mons. Gian Carlo Perego
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Cari fratelli e sorelle, è una gioia per me celebrare con voi la Festa della Sacra Famiglia, scelta dalla vostra comunità come patrona. Questo tempo di Natale che stiamo vivendo rimanda alla famiglia, perché senza una famiglia, senza Maria e Giuseppe, senza il loro sì sofferto e convinto, senza la loro libertà la grazia, nella forma del Dio bambino, non avrebbe preso dimora in mezzo a noi. E la famiglia è al centro della storia della salvezza. Il brano della genesi che abbiamo ascoltato ci presenta la storia familiare, originale, di Abramo e Sara, dove “il figlio è dono di Dio”, all’origine della storia del popolo d’Israele, ma anche “il figlio è gioia”. La famiglia di Abramo e Sara è anche al centro del brano della lettera agli Ebrei, per sottolineare come la vita, il figlio, è anche il frutto della fede dei due coniugi. Non c’è vita senza amore a Dio e al prossimo, sembra dirci l’autore della lettera: un messaggio che dalla famiglia di Abramo e Sara arriva a tutte le nostre famiglie e provoca la fede ad essere aperta alla vita, vincendo forme di individualismo eed egoismo. E la fede e la vita accompagnano la storia della famiglia di Nazareth, di Maria e Giuseppe, che non solo accolgono con fede l’annuncio della nascita di Gesù, ma anche sono consapevoli di presentarlo a Dio come un suo dono. E Gesù in questa famiglia cresce, anche nella intelligenza, sempre con la grazia, la compagnia di Dio, che Maria conserva nel suo cuore.
Abramo e Sara, con il figlio Isacco, e Maria e Giuseppe con il figlio Gesù sono modelli per la nostra vita cristiana e familiare, come storie familiari, di amore, con gioia. Non è un caso che “la gioia dell’amore”, Amoris laetitia è anche il titolo dell’esortazione apostolica di papa Francesco, frutto di due sinodi dei Vescovi sulla famiglia, perché la vita familiare fondata sul sacramento, sulla grazia del Matrimonio, è un dono di Dio che regala gioia, per sempre.
Desidero con voi, cari fratelli e sorelle e cari sposi e genitori, in questa festa della sacra Famiglia, raccogliere le gioie e le preoccupazioni, ma anche gli impegni di papa Francesco sulla famiglia cristiana. Il testo di papa Francesco è semplice, pieno di riferimenti non solo alla storia della salvezza, ma anche alla vita quotidiana familiare, e per questo può essere letta da tutti.
L’esortazione del papa parte dalla consapevolezza che “nessuna famiglia è una realtà perfetta e confezionata una volta per sempre” (A.L.325). Da qui la considerazione della vita familiare come di un cammino di libertà e responsabilità, poggiata sulla grazia, cioè sulla vicinanza del Signore. Una vita familiare che, “per quanto ferita…essa può sempre crescere a partire dall’amore” (A.L. 55). Nessuna famiglia è esclusa da questo cammino d’amore: quelle giovani, come quelle adulte e anziane, quelle che hanno problemi per la perdita del lavoro o quelle ferite da sofferenze e fragilità; quelle serene e quelle in crisi o che vivono situazioni di irregolarità. Il Papa desidera richiamare a tutti l’esperienza di vita matrimoniale, ma desidera fermarsi ed essere vicino e rendere vicina la Chiesa, con la sua misericordia, alle famiglie fragili e bisognose di perdono.
Questo impegno di misericordia della Chiesa deve essere accompagnato dall’impegno nelle famiglie e nelle parrocchie a presentare il matrimonio e la famiglia come “strade di felicità”, come lo sono state per Abramo e Sara, Maria e Giuseppe. Per questo il Papa ci invita all’autocritica per avere presentato talora il matrimonio come una “idealizzazione eccessiva, soprattutto quando non abbiamo risvegliato la fiducia nella grazia, non ha fatto sì che il matrimonio sia più desiderabile e attraente, ma tutto il contrario” (A.L. 36). Vi invito in particolare a leggere il capitolo quarto dell’esortazione, dove il Papa rilegge l’inno alla carità di S. Paolo, nella lettera ai Corinzi, declinato nella vita familiare. La carità, l’amore familiare è paziente, cioè non si lascia guidare dagli impulsi; è benevolo, cioè cerca il bene dell’altro; vince l’invidia, cioè non si concentra solo sul proprio bene; non si vanta, non cerca la superiorità sull’altro; è amabile, cioè non è scortese o duro nel tratto; è generoso, cioè non fa calcoli d’interesse; senza violenza, cioè evita di reagire con durezza e aggressività agli errori altrui; perdona, cioè non lascia spazio al rancore; si rallegra dell’altro e con l’altro. Infine l’inno si conclude con quattro tutto, che dicono la totalità dell’amore: tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. “In questo modo – scrive papa Francesco - , si sottolinea con forza il dinamismo contro-culturale dell’amore, capace di far fronte a qualsiasi cosa lo possa minacciare” (A.L. 111). Chiediamo al Signore, per intercessione della sacra Famiglia di Nazareth, che questo amore-carità, con le caratteristiche ricordate, accompagni e illumini ogni nostra famiglia, così che anche la Chiesa, famiglia di famiglie, e la città, anch’essa famiglia di famiglie, sia animata dallo stesso spirito. Infatti, “ la famiglia illuminata dall’amore della carità – scrive papa Francesco – pur nella debolezza, può diventare una luce nel buio del mondo” (A.L. 66).