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OMELIA VISITA NATALIZIA ARCISPEDALE SANT'ANNA - CONA (FE)

21/12/2017

S. E. Mons. Gian Carlo Perego
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Un cordiale saluto a tutti, medici, operatori sanitari, degenti e familiari. E’ bello sentire insieme l’Ospedale come uno dei luoghi che a Natale diventano più cari, perché si condivide la sofferenza di alcuni, non solo per la mancanza della salute, ma anche per la lontananza da casa in un giorno che si vive sempre in famiglia. Nel tempo di Avvento e di preparazione al Natale, nella Liturgia di oggi, la Parola fa emergere l’importante e natalizio tema della gioia, alla quale ogni uomo tende e anela. Spesso però l’uomo la insegue nel modo più sbagliato, affidandosi a falsi idoli che promettono felicità, ma che alla fine risultano una grande illusione. La colletta infatti, auspica che “La nostra gioia si compia alla fine dei tempi quando Egli verrà nella gloria…”. Nel Vangelo di Luca, anche Giovanni il Battista, benché ancora nel ventre materno di Elisabetta, esprime la gioia, trovandosi di fronte la Madre che porta nel grembo Gesù. Il Battista non può vedere Gesù con i suoi occhi, ma lo vede attraverso quelli della madre, anzi, lo vede attraverso il cuore di Elisabetta, che amando Maria e il mistero che porta in sé, lo trasmette al figlio stesso. In questo incontro tra Maria ed Elisabetta è la vita la protagonista: è un figlio che sta per nascere per una donna più avanti negli anni e una giovane donna; una vita che è dono a un popolo e una vita che è Dio in mezzo al suo popolo. In un tempo in cui la vita è sempre più indifesa, segnata dalla violenza, dimenticata, sacrificata per altro. L’incontro tra Maria ed Elisabetta, il loro canto di gioia è un inno alla vita. E la vita è anche ciò che sta più a cuore a un luogo come l’Ospedale: una vita in Ospedale nasce, è curata, non subisce accanimenti terapeutici, è alimentata e nutrita: si soffre, si lavora per la vita in Ospedale: e di questo tutta la comunità non può che gioire e ringraziare l’Ospedale.
Noi pensiamo che per essere nella gioia, sia necessario vedere Gesù con i nostri occhi carnali, ma il Vangelo di oggi ci insegna che possiamo vedere il Figlio di Dio attraverso il cuore di coloro che già lo amano, i quali ci trasmettono l’amore e la passione verso Dio, attraverso la loro fede. La fede e l’amore contagiano, sono il primo mezzo di evangelizzazione che ci mette a diretto contatto con la persona di Gesù, e quindi con il Padre nello Spirito Santo. L’Ospedale è un luogo dove fede e amore s’incontrano, s’interrogano, piangono insieme, soffrono insieme.
Ormai mancano pochi giorni al Natale, il giorno della memoria dell’incarnazione del Salvatore, la Notte Santa, nella quale affonda tutto il mistero dell’esistenza umana, che porta la vera gioia nella nostra vita. Duemila anni fa Dio è diventato uomo, affinché l’uomo diventasse Dio. Il Concilio Vaticano II ci ha abituati a pensare che la santità sia la vocazione di ogni cristiano, ed è vero. Ma questa santità trova la sua origine non tanto nella nostra volontà, ma nella divinizzazione dell’uomo che l’Incarnazione, il Natale ogni anno ci ricorda. E anche se ora viviamo un momento difficile, segnato dalla malattia e dalla sofferenza, non dobbiamo perdere la gioia e la speranza, ma al contrario dobbiamo chiedere allo Spirito Santo la capacità di poter osservare ciò che ci circonda attraverso la vera luce.

Cari fratelli e sorelle, il Natale ha fatto diventare l’uomo abitazione di Dio. L’occhio che riesce a vedere le cose illuminate dalla luce dello Spirito Santo, va oltre la caducità della materia, non vedendo più la malattia e la morte come l’ultima parola, ma vedendo la Parola, il Verbo fatto carne portatrice di vita eterna. La malattia, anche dolorosa, il limite della nostra vita - anche se sempre più spostato in avanti - diventano la porta necessaria per entrare nella pienezza della vita vera. Il Natale è l’anticipazione del Paradiso, i cui segni sono presenti anche in Ospedale: nelle cure, nella prossimità, nella serenità con cui si affronta il dolore, nella consapevolezza di una debolezza che trova il suo senso nella comunione con Dio, anticipazione della Gloria. Gli auguri di questo Natale che ci scambiamo siano ricchi di questa gioia e speranza.