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"CONTEMPLATIVO DELLA PAROLA E DEL POPOLO"

Omelia dell'Arcivescovo per le esequie Don Giovanni Camarlinghi

02/12/2017

Mons. Gian Carlo Perego
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Oggi consegniamo nelle mani di Dio – per usare le parole del libro della Sapienza – l’anima di don Giovanni, nostro presbitero e parroco per trentadue anni di questa Comunità parrocchiale dedicata all’Immacolata Concezione. E’ una perdita grave per tutti noi, ma saremmo degli stolti se perdessimo la speranza se la nostra fede non credesse che oggi don Giovanni è nella pace.
Don Giovanni faceva parte della schiera dei 13 presbiteri ordinati nel 1971 a Ferrara. Don Giovanni è stato uno dei primi sacerdoti della nostra Diocesi che ho visitato a casa, dopo che aveva affrontato il trapianto del midollo. Lo trovai segnato dalla riabilitazione difficile e lenta, ma aperto, sorridente, capace di battute ironiche da buon toscano come il suo Arcivescovo Franceschi, ma anche preoccupato per una comunità che non poteva servire, per i giovani e le famiglie che non poteva incontrare, per i ragazzi che vedeva e sentiva giocare dalla finestra del suo studio. Nell’incontro in Ospedale a Modena, pochi giorni prima della morte, l’ho visto affaticato – usciva da una crisi difficile e si preparava a un’altra crisi a cui il suo cuore non avrebbe retto – ma anche pieno di speranza, desideroso di riprendere la sua attività in parrocchia, anche se cosciente di una fatica in più. Don Giovanni è stato un prete del Concilio Vaticano II, uomo di comunione, tra la gente; è stato un contemplativo della Parola e del Popolo. Se la Parola ogni domenica, per tante domeniche aveva animato la sua predicazione viva, libera e creativa, il suo amore contemplativo per il popolo di Dio a lui affidato lo formava, lo ricreava continuamente. Don Giovanni era il predicatore – ricordato da Papa Francesco nell’Evangelii Gaudium – che si poneva in ascolto del popolo, “per scoprire quello che i fedeli hanno bisogno di sentirsi dire. Un predicatore è un contemplativo della Parola e un contemplativo del popolo. In questo modo egli scopre le aspirazioni, le ricchezze e i limiti, i modi di pregare, di amare, di considerare la vita e il mondo, che contrassegnano un determinato ambito umano, prestando attenzione al popolo concreto al quale si rivolge” (E.G. 154).
Caro don Giovanni, so che nel tuo ministero parrocchiale hai avuto sempre una predilezione per i malati e gli anziani. Incontrando il Figlio dell’uomo nella sua gloria – come ci ha ricordato la pagina evangelica di Matteo – ti dirà ‘Vieni, benedetto del Padre mio, perché ero malato e sei venuto a visitarmi”. E questo amore ai malati lo hai condiviso anche nella sofferenza, nella malattia, da malato, non perdendo la speranza che hai sempre insegnato ai tuoi ragazzi e giovani, non perdendo la serenità che ha contraddistinto sempre la tua vita presbiterale.
Caro don Giovanni, i tuoi numerosi viaggi in Terra Santa, nei luoghi della vita di Gesù e di crescita della prima comunità cristiana, ti hanno portato a Gerusalemme. Ora incontrerai la Gerusalemme celeste, non segnata da odio e violenza, ma dalla pace e dal dialogo. E dalla Gerusalemme celeste continua, caro don Giovanni, a guidarci nel nostro cammino di Chiesa in questa tua terra ferrarese, perché la fede, la speranza e la carità illumini i nostri passi. Te lo chiediamo con gli occhi rivolti al Cielo e pieni di lacrime, ma con una grande gratitudine.