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OMELIA S. E. MONS. GIAN CARLO PEREGO NELLA PARROCCHIA DI BERRA

5 novembre 2017

06/11/2017

S.E. Mons. Gian Carlo Perego
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio
E’ per me una gioia poter essere tra voi a celebrare questa Eucaristia domenicale, cari fratelli e sorelle di Berra. La Parola di Dio oggi ci presenta alcune sollecitazioni importanti per la nostra vita cristiana. Il profeta Malachia ricorda come i sacerdoti in Israele erano chiamati dal Signore ad avere “una premura di dare gloria al mio nome”. E’ bella questa sottolineatura della “premura” del sacerdote, che si unisce – nel brano della seconda lettura di S. Paolo – a una “cura materna” dell’apostolo nei confronti della comunità di Tessalonica. Questa premura del sacerdote d’Israele e questa cura dell’apostolo sono particolarmente importanti per voi oggi. Infatti, l’occasione del mio incontro con voi è il passaggio da don Leonardo – per oltre 23 anni vostro parroco- a don Francesco Pio, nuovo parroco. Mentre ringrazio don Leonardo per il suo lungo e appassionato servizio pastorale desidero oggi assicurare la mia stima e la mia vicinanza al nuovo parroco don Francesco Pio. Il Concilio Vaticano II, nel decreto sul ministero episcopale, ricorda come i parroci sono i primi collaboratori del Vescovo. Anzitutto collaborano con il Vescovo nella predicazione della “Parola di Dio a tutti i fedeli, perché essi, radicati nella fede, nella speranza e nella carità, crescano in Cristo, e la comunità cristiana renda quella testimonianza della carità che il Signore ha raccomandato; e con l’istruzione catechistica, appropriata all’età di ciascuno, condurre i fedeli alla piena conoscenza del mistero della salvezza” (C.D. n.30). L’attenzione a tutti è il secondo impegno del parroco, con una particolare cura dei giovani, “una carità paterna per i poveri e i malati” (C.D. n. 30). Il parroco rende presente il Vescovo in una comunità, aiutandola a respirare con tutta la Chiesa diocesana e la Chiesa universale. L’Eucaristia domenicale presieduta dal parroco diventa il luogo e il segno sacramentale più importante, attorno al quale costruire la vita di una comunità.
La comunità che accoglie un parroco è chiamata ad accogliere e custodire la Parola, l’Eucarista e la testimonianza della carità di cui il parroco è annunciatore e testimone. Come lo è stato per la comunità di Tessalonica che “ricevendo la Parola di Dio che noi vi abbiamo fatto udire – ricorda Paolo – l’avete accolta non come Parola di uomini, ma qual è veramente, come Parola di Dio, che opera in voi credenti” (Ts 2,13). Spesso noi rischiamo di guardare alla persona del parroco e non al tesoro di Parola, celebrazione e testimonianza di cui il parroco è custode. Il parroco è un servitore della Parola, che custodisce, approfondisce, annuncia, con le qualità e i limiti che ognuno di noi ha. Il parroco è un servitore dell’Eucaristia e dei sacramenti che indicano e realizzano la presenza di Dio nella nostra vita, accompagnandoci dalla nascita, nel peccato, nelle scelte di consacrazione religiosa o nella vita familiare fino alla malattia e alla morte. Il parroco è un servitore di chi è più lontano, povero, perché non perda la speranza, sia aiutato a camminare nella fede, con la condivisione dei fratelli. La parola ‘servo’, è forse una delle qualifiche più belle del presbitero che ha la responsabilità di una parrocchia, come il titolo ‘servo dei servi’ – come ha ricordato Papa Francesco, è forse il titolo più bello di un Papa. L’autorità del presbitero in una parrocchia nasce dal servizio e dalla condivisione del servizio al Vangelo insieme con tutti i fedeli che gli sono affidati. “Insieme”. Questa parola non va mai dimenticata, perché tutti siamo responsabili e partecipi del cammino di una comunità parrocchiale. Soprattutto in questi momenti in cui si vivono nuovi problemi e disagi educativi, camminare insieme significa trovare ragioni, esperienze e modi nuovi per aiutare le famiglie, oltre 2000 nel Comune di Berra -, che spesso si sentono sole nell’affrontare situazioni nuove, come la denatalità (a 3 nascite corrispondono 19 morti ogni mille abitanti), con la decrescita degli abitanti (1000 persone in meno in 15 anni) nonostante l’arrivo in paese in questi anni di 400 persone di 30 nazionalità diverse, la solitudine degli anziani.
Mi auguro e vi auguro, cari fratelli e sorelle, un nuovo tratto del cammino parrocchiale segnato da questa condivisione fraterna, da questa preoccupazione comune perché la Parola di Dio raggiunga il cuore di tutti attraverso la nostra testimonianza. La parrocchia è una casa tra le case., è una famiglia tra le famiglie. Vi auguro di conservare questa familiarità, questo amore alla parrocchia, questo cammino insieme – anche attraverso il Consiglio pastorale parrocchiale e il Consiglio degli affari economici - , perché chi viene tra voi, come per la comunità di Antiochia, possa dire ‘guarda come si vogliono bene’. Papa Francesco nell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium - in sintonia con la pagina evangelica che abbiamo ascoltato - ci ricorda come il mondo di oggi ha più bisogno di testimoni che di maestri. Siate con il vostro parroco testimoni del vangelo, così che i ragazzi, i giovani, ogni persona possa sentirsi a casa tra voi e possa tra voi ascoltare parole di verità. Il Signore accompagni te don Pio e tutti voi in questo nuovo cammino parrocchiale, perché la comunità di Berra, al confine della nostra Diocesi, sia quasi una porta di ingresso in una Chiesa viva, che sa dialogare, aperta al nuovo, capace di testimoniare il Vangelo nella quotidianità. E con questi sentimenti continuiamo a celebrare questa Eucaristia, affidandoci anche alla protezione di S. Rocco, vostro patrono.