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OMELIA COMMEMORAZIONE DEFUNTI E CADUTI

Ferrara - Famedio della Certosa

02/11/2017

S. E. Gian Carlo Perego
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Onorevoli autorità, cari fratelli e sorelle, ci ritroviamo in questo luogo santo per ricordare tutti i nostri defunti, in particolare i caduti delle guerre e per la libertà, la pace, la democrazia. Il cimitero oggi diventa il luogo della memoria accompagnata dalla preghiera cristiana. La fede ci rende capaci di dire come Giobbe, con intelligenza: “io so che il mio Redentore è vivo”. Se con la celebrazione di ieri la fede ci ha ricordato che i santi, vedono Dio, la celebrazione di oggi ci ricorda che questo è il destino anche dei nostri fratelli e sorelle defunti. “Vedere” e “contemplare” Dio, come ci ha ricordato la pagina di Giobbe, è l’ultimo atto della nostra vita. La distanza tra noi e Dio - dovuta alle nostre infedeltà, dai nostri peccati - che non ci rende liberi, può rendere più confusa, più offuscata questa visione di Dio, mentre è più facile, immediata quando un bagaglio di carità ci rende liberi di camminare velocemente incontro a Lui.. Paolo ci dice perché la vita di Dio è anche il senso della nostra vita, la nostra speranza. In Gesù Cristo, che ci ha giustificati, cioè riconciliati con Dio, grazie alla sua morte, “l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori”. La parola ‘riconciliati’ apre i nostri defunti alla familiarità con Dio, allarga la nostra comunione con Dio a tutti coloro che già vivono nella casa del Padre. La riconciliazione con Dio rende capaci di costruire riconciliazione, pace e dialogo con gli altri, per evitare odio, conflittualità e contrapposizione, guerra.
La vita di Gesù, ci ricorda il brano evangelico di Giovanni, partecipata ai cristiani attraverso l’Eucaristia, offre speranza, apre alla vita eterna. Ogni Eucaristia, ogni domenica è un passo della Chiesa pellegrina, della Chiesa che vive in città, verso la città eterna. “quando celebriamo il sacrificio eucaristico – ricorda la costituzione conciliare Lumen Gentium – ci uniamo in sommo grado al culto della Chiesa celeste, uniti in una stessa comunione e venerando la memoria soprattutto della gloriosa sempre vergine Maria, ma anche del beato Giuseppe e dei beati apostoli e martiri e di tutti i santi”, unitamente a tutti i defunt.
Per queste ragioni, ricorda il Concilio Vaticano II nella costituzione Lumen Gentium, “fin dai primi tempi della religione cristiana coltivò con grande pietà la memoria dei defunti… , ha offerto per loro anche suffragi” (n.50). I defunti, i nostri morti sono una testimonianza di un cammino di fede, seppur tra limiti e disagi, tra sofferenze e debolezze, e al tempo stesso in loro vediamo il nostro destino. In ogni Eucaristia il ricordo di tutti i defunti, che trova oggi la sua celebrazione più solenne, diventa allora momento di una comunione che unisce terra e cielo, la comunione umana e la comunione dei santi.
Le storie dei nostri defunti, i loro nomi, i loro volti assumono per noi da una parte la necessità di riconciliarci con Dio e dall’altra di riconciliarci con i fratelli. I defunti ci ricordano come la morte non abbia età, come talora è la violenza, la guerra e le inutili stragi a generare la morte, come la malattia sia un limite della nostra vita, come ci siano anche morti innocenti. Ogni nostro ricordo, ogni nostra preghiera ai defunti, nostri cari, nostri benefattori, caduti per la libertà, la giustizia e il bene comune, – ci ricorda sempre la costituzione conciliare Lumen Gentium – “per sua natura tende e termina a Cristo… e per Lui a Dio” (n.50).
In Cristo Nostro Signore, comprendiamo il valore di ogni vita, soprattutto di chi l’ha donata per gli altri e scopriamo come l’amore vince la morte, perché ci unisce a Dio nostro Padre. E con questa fede affidiamo a Dio tutti i nostri fratelli e le nostre sorelle defunti, i caduti per la libertà e la pace e tutti coloro che in questo luogo santo riposano. Cristo nostra pace ci accompagni nel cammino di ogni giorno, aiutandoci a rafforzare la nostra fede, memori delle parole del testamento di Paolo VI: “Dinanzi alla morte, al totale e definitivo distacco dalla vita presente, sento il dovere di celebrare il dono, la fortuna, la bellezza, il destino di questa stessa fugace esistenza: Signore, Ti ringrazio che mi hai chiamato alla vita”.