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OMELIA DEL VESCOVO PER LA SOLENNITÀ DI TUTTI I SANTI

Cattedrale di Ferrara

01/11/2017

S.E. Mons. Gian Carlo Perego
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Celebriamo oggi la solennità di tutti i Santi, “una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua” – ci ricorda Giovanni nella pagina dell’Apocalisse che abbiamo ascoltato. I Santi sono i figli di Dio, i testimoni del Vangelo, beati perché hanno sofferto per il Signore, hanno amato per il Signore, hanno donato per il Signore, hanno cercato la giustizia per il Signore, hanno perdonato per il Signore: per tutto questo – ci ricorda la pagina evangelica – “grande è la ricompensa nei cieli”. Cos’è questo cielo, questo paradiso dei santi? Liberandoci dalle immagini dantesche possiamo riconoscere realisticamente questo cielo, questo paradiso nel frutto della nostra fede, della speranza e della carità. E’ riscoprire e immaginare al termine come all’inizio della nostra vita un atto d’amore che ci rende ‘immagine e somiglianza di Dio’. E’ abbracciare un Padre. E’ camminare sulle strade indicate dal Signore, avere gli ‘stessi sentimenti di Gesù’ – direbbe l’apostolo Paolo – e scoprire finalmente che tutto ha un senso, ha un valore e che il mondo è solo nelle mani di Dio. Il Paradiso più che un luogo è uno stato di vita.
Se è vero questo, la santità è la vocazione di ogni cristiano – come ci ha ricordato il Concilio Vaticano II nella costituzione Lumen Gentium (cfr. nn. 39-42). ll Battesimo, rendendoci figli di Dio e membri della Chiesa santa, è anche la fonte della chiamata alla santità: “I seguaci di Cristo [...] nel Battesimo della fede - ricorda L.G. 40 - sono fatti veramente figli di Dio e compartecipi della natura divina e perciò realmente santi”.
La santità è unica e non è la stessa per tutti (cfr. L. G. 41) e per questo va riconosciuta. Tutti hanno i mezzi, tutti possono raggiungere la santità, la perfezione della carità e del proprio stato di vita (cfr. L. G. 42). La santità della Chiesa è il luogo e la condizione dove sperimentiamo e siamo educati a crescere nella santità. La santità è la nuova condizione umana creata in noi dallo Spirito donato da Gesù, che la fede accoglie, l’intelligenza comprende, la carità costruisce. La santità nella Chiesa è come un fiume in cui continua a scorrere acqua, perché i santi sono il segno di una Chiesa sacramento di salvezza, luogo in cui la grazia del Signore incrocia continuamente l’intelligenza e la libertà dell’uomo e le rende capaci di cose grandi nella contemplazione, nella carità, nel perdono, nella giustizia e nella pace. I santi edificano la Chiesa e la città come testimoni della verità del Vangelo ed è per questo che li incontriamo in tutte le nostre chiese e in tutte le città. Lo scritto antico A Diogneto descrive la condizione dei cristiani nel mondo, con immagini molto belle: “I cristiani non si differenziano dagli altri uomini ne per territorio né per lingua o abiti. Essi non abitano in città proprie né parlano un linguaggio inusitato; la vita che conducono non ha nulla di strano... Abitano nelle città greche o barbare, come a ciascuno è toccato, e uniformandosi alle usanze locali per quanto concerne l'abbigliamento, il vitto e il resto della vita quotidiana, mostrano il carattere mirabile e straordinario, a detta di tutti, del loro sistema di vita... Abitano nella propria patria, ma come stranieri... Ogni terra straniera è loro patria e ogni patria è terra straniera... Sono nella carne, ma non vivono secondo la carne. Dimorano sulla terra, ma sono cittadini del cielo. Obbediscono alle leggi stabilite, e con la loro vita superano le leggi...”. I santi ci aiutano a mettere in relazione la città dell’uomo e la città di Dio. Santi dappertutto, ma anche diversi, perché non esiste un unico modello di santità: grazie e libertà incontrandosi in noi generano storie sempre originali, legate alle città, ai tempi, alla cultura: santi martiri (come S. Cassiano, S. Agnese) e santi pastori (S. Maurelio e S. Carlo Borromeo), santi monaci o monache (San Guido e S. Benedetto, Santa Chiara e Santa Teresa d’Avila) e santi laici (S. Omobono e Santa Giovanna Beretta Molla), santi giovani (S. Luigi Gonzaga) e santi anziani (S. Ignazio d’Antiochia), santi religiosi (S. Giovanni Bosco o Santa Antida Thouret) e santi sacerdoti (S. Giovanni Maria Vianney, il Curato d’Ars), santi diaconi (S. Lorenzo e San Marino). Il Santo non è di qualcuno, ma di tutti e per tutti, perché è uno del popolo, uno di noi e tra noi. Pensiamo a santi proclamati recentemente dalla Chiesa come Santa Teresa di Calcutta, San Giovanni XXIII o San Pio da Pietrelcina, o a chi ha vissuto nella nostra terra, nella nostra città di cui è iniziato un processo di riconoscimento della santità, come Laura Vincenzi o Suor Veronica: la loro straordinaria vita cristiana si è costruita nella quotidianità, nella semplicità disarmante. Tutte queste persone hanno saputo costruire un’amicizia con Dio e un amore ai fratelli con tutto se stessi e come se stessi, realizzando in maniera originale le beatitudini evangeliche. Dio era con loro, li ha accompagnati. E con loro e come loro tanti altri che noi non conosciamo.
Inserita nella quotidianità della storia e della vita della Chiesa, la santità non è facilmente individuabile e per questo serve un puntuale discernimento affidato alla Chiesa, un processo di canonizzazione. Tale processo, accompagnato dalla preghiera del popolo di Dio, è un cammino che aiuta a riconoscere nelle nostre Chiese e nelle nostre città i segni e le testimonianze di una vita secondo il Vangelo. Con l’apostolo Giovanni ripeto anch’io: “Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo cosi com’è”. Questa è la nostra speranza: la nostra esistenza di figli è destinata all’incontro con Dio, Creatore e Padre. E tutti i Santi oggi ce lo ricordano.