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OMELIA Solennità della Dedicazione della Cattedrale di Ferrara

Cattedrale di Ferrara

16/10/2017

S.E. Mons. Gian Carlo Perego
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Celebriamo oggi la Dedicazione di questa nostra Cattedrale, tra le chiese più importanti del romanico mediopadano, segno di libertà e autonomia sul piano religioso e civile. Ogni Dedicazione di una chiesa, come di ogni luogo sacro al Signore, fin dall’Antico Testamento è un impegno, una testimonianza di affidamento al Signore. Ne sono testimonianza la pagina dell’Esodo, 24, 6 e seguenti, dove Mosè, mentre consacra un altare si affida al Signore; così come Salomone, nella pagina del Primo Libro dei Re che abbiamo ascoltato, dove dedicando il nuovo Tempio, casa del Signore, si affida al Signore, “mio Dio”, “Dio di Israele”. Da allora, la festa della Dedicazione diventerà la ‘”Festa delle luci”, perché la luce è il segno con cui gli israeliti hanno accompagnato la consacrazione del Tempio.
Nella Dedicazione Cielo e Terra si uniscono, un popolo in preghiera diventa popolo di Dio, un Dio che “ascolta e perdona”.
Paolo però, parlando ai Corinti, questa comunità così diversa ma tanto amata dall’Apostolo delle Genti, ci ricorda che anche se abbiamo una bella casa di Dio, una stupenda Cattedrale, seppur ancora ferita dal terremoto, la vera casa di Dio è “il cuore dell’uomo”. Ammonisce, infatti, Paolo: “Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito Santo abita in voi?”.
Se è vero questo ogni chiesa, ogni Cattedrale rimanda all’uomo, al suo lavoro, alle stagioni del tempo - pensiamo alle stupende formelle del Maestro dei Mesi -, ai santi su cui costruiamo la verità della nostra fede. Anche l’iconografia della nostra Cattedrale lo ricorda: nella casa di Dio l’uomo, le sue gioie e le sue tristezze, il suo lavoro, la sua preghiera non rimangono fuori, ma sono parte integrante della casa di Dio. La Liturgia che si celebra in Cattedrale trasforma e informa la vita quotidiana.
La casa di Dio è la casa dell’uomo, dell’incontro dell’uomo con Dio. Con la Dedicazione Dio è entrato nella casa del popolo di Dio, in questa Cattedrale, come un giorno entrò nella casa di Zaccheo, l’episodio che abbiamo ascoltato nella pagina evangelica di Luca.
La Cattedrale, casa di Dio, come la casa di Zaccheo, deve diventare per noi il luogo della relazione nuova con Dio che cambia la nostra vita, le nostre scelte, l’uso delle cose, luogo di asilo e di tutela, come successe per molti secoli.
Ridurre la Cattedrale a luogo semplicemente celebrativo e non a un luogo di rinnovata relazione tra Dio e gli uomini e degli uomini tra loro, rischia di farne perdere il suo valore simbolico. Ricordare la Dedicazione, nel gioioso anniversario dell’ultima consacrazione dell’altar maggiore, il 16 ottobre 1960, da parte del vescovo cremonese Natale Mosconi, significa ridare a questa Cattedrale il giusto significato: un luogo di educazione, di crescita e di testimonianza cristiana, guidati dal Pastore, dal Vescovo che qui ha la sua cattedra, il luogo dell’annuncio gioioso del Vangelo.
Chiudo ricordando che il 18 aprile del prossimo anno la nostra Chiesa diocesana intende ricordare insieme i 500 anni della Dedicazione e della Consacrazione dell’altare della Basilica dell’Annunziata in Santa Maria in Vado, avvenuta il 18 aprile 1518 alla presenza di Desiderio Gilioni, Vescovo di Umbriatico, essendo l’Arcivescovo card. Ippolito d’Este in Ungheria.
Sarà una celebrazione importante per riscoprire, illuminati anche dal realismo del Miracolo Eucaristico di Ferrara, l’Eucaristia come “Sacramentum caritatis”, che aiuti la nostra Chiesa ad annunciare la Parola del Vangelo riscoprendosi come “Chiesa casa aperta, “povera per i poveri”, “santa”.

Chiediamo oggi al Signore, rinnovando il ricordo della Dedicazione della nostra Cattedrale, con le parole di Salomone, di rinnovare la sua alleanza e la sua misericordia, per poter camminare nella fede.