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OMELIA AL CONVEGNO DIOCESANO DI AZIONE CATTOLICA

Tresigallo, Domenica 15 ottobre

15/10/2017

S. E. Mons. Gian Carlo Perego
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

La Parola di Dio oggi, attraverso il profeta Isaia, ci fa cantare, lodare Dio che prepara un banchetto per il suo popolo, segno di una familiarità, di una vicinanza, di una condivisione della sofferenza (“asciugherà le lacrime su ogni volto”). Per questo Dio è nostra speranza. In questa pagina ritroviamo la storia di Laura Vincenzi, per la quale la nostra Diocesi ha voluto iniziare un cammino di riconoscimento della santità. Le sue lacrime di sofferenze sono state asciugate dalla vicinanza, dalla familiarità con Dio che trasformano le sue parole in un cantico di lode. Così ogni giorno della sua vita, dopo la scoperta della sofferenza diventa un’occasione in più per amare Dio e il prossimo come se stessa e con tutto se stessa, con quella dolcezza e tenerezza che cresce in noi nella relazione con Dio. La Chiesa diventa così la casa del Signore e l’Azione Cattolica il luogo di una scelta religiosa, che sa unire nella quotidianità fede e vita, sofferenza e amore, ricerca e attesa, silenzio e gioia. L’Azione Cattolica diventa per Laura ‘la palestra’ dove – per usare le parole di Paolo ai Filippesi che abbiamo ascoltato – ci si allena “a tutto e per tutto”, s’impara a vivere “nella povertà come nell’abbondanza” e poter dire, anche nella sofferenza e nelle tribolazioni, come l’apostolo Paolo: “Tutto posso in colui che mi dà forza”. “Tutto posso”. In Dio la nostra storia personale, di laicità e di vocazione, si arricchisce di possibilità, la nostra povertà e i nostri limiti diventano punti di partenza e non di arrivo di un percorso di libertà, sostenuti dalla grazia che – come ci ricorda sempre Paolo oggi – “colmerà ogni vostro bisogno con la sua ricchezza”. Come ha fatto con Laura, che oggi - per usare l’immagine dell’evangelista Luca – nel regno dei cieli vive una festa di nozze, che avrebbe desiderato vivere anche in questo suo paese, in questa sua comunità. In una lettera di Laura Vincenzi ho trovato una bella pagina, con alcuni riferimenti presi anche dalla lettura del card. Carlo Maria Martini, che dice: “Comprendo che il progetto di ogni uomo è unico e irrepetibile, che è sciocco fare banali similitudini con un Dio che è espressione della più grande originalità ed ancora mi dico convinta che agli occhi di Dio la migliore risposta di un suo Figlio di fronte alla Morte è quella di Vivere, di dedicare alla vita ogni energia che ha in corpo, perché è alla vita (quella eterna) che siamo chiamati, in lunga gittata, e non alla morte e allora riprendo con lena il mio tran tran badando a soffermarmi sull’oggi e non sul domani” (L. Vincenzi, Lettere al fidanzato, p.126).
Tutti siamo chiamati a questa festa di nozze: è la chiamata universale alla santità (L.G. 40) che passa attraverso la scelta laicale di una fede vissuta nel quotidiano, tra gli altri, in famiglia, nel mondo della scuola, della cultura, del lavoro, della politica. “Da questa santità è promosso – dice il Concilio Vaticano II –anche nella società terrena un tenore di vita più umano”. E’ Laura Vincenzo l’ha capito profondamente , e per questo ha maturato già nella sofferenza la gioia, la bontà, l’umiltà e la tenerezza. Il brano del Vangelo di Luca sembra spiazzarci sul finale: “Molti sono i chiamati, pochi gli eletti”. Cosa significa questa conclusione che sembra fare del cristianesimo un’esperienza esclusiva? Non significa certamente che Dio sceglie pochi alla salvezza, ma che la salvezza a cui tutti siamo destinati da un Dio che è Padre dipende dalla nostra libertà dalle nostre scelte. Di fronte a Dio siamo figli davvero. Ma la nostra libertà ci porta, come oggi avviene-e lo ha sottolineato bene il sociologo Garelli in un articolo della bella rivista ‘Dialoghi’ dell’Azione Cattolica -, a “un cattolicesimo di maggioranza – tutti abbiamo ricevuto il Battesimo – e, al tempo stesso, un cattolicesimo di minoranza – pochi partecipano al banchetto, alla festa delle nostre comunità, alle gioie e alle speranze, alle tristezze e alle angosce, in particolare dei poveri, delle nostre comunità cristiane. Come Azione cattolica siamo chiamati ad avere una funzione etica e spirituale in comunità che sono carenti di senso e di spirito pubblico: siamo chiamati ad uscire, ad entrare in città. Ancora una volta. Come sempre.
Chiudo con un passaggio della esortazione Evangelii gaudium di Papa Francesco: “E’ salutare ricordarsi dei primi cristiani e di tanti fratelli lungo la storia che furono pieni di gioia, ricolmi di coraggio, instancabili nell’annuncio e capaci di una grande resistenza attiva. Vi è chi si consola dicendo che oggi è più difficile; tuttavia dobbiamo riconoscere che il contesto dell’Impero romano non era favorevole all’annuncio del Vangelo, né alla lotta per la giustizia, né alla difesa della dignità umana. In ogni momento della storia è presente la debolezza umana, la malsana ricerca di sé l’egoismo comodo e, in definitiva, la concupiscenza che ci minaccia tutti. Tale realtà è sempre presente, sotto l’una o l’altra veste; deriva dal limite umano più che dalle circostanze. Impariamo piuttosto dai santi che ci hanno preceduto ed hanno affrontato le difficoltà proprie della loro epoca”. Oggi vogliamo metterci anche alla scuola di Laura: la sua santità non è stata ancora riconosciuta, ma il suo esempio, i suoi sentimenti, l’incontro personale con Gesù nella sofferenza, l’amore alla Chiesa imparato in questa comunità, sono già un tesoro spirituale per l’Azione Cattolica e per la nostra Chiesa.