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DECRETO GENERALE contenente le indicazioni circa l'utilizzo di ambienti ecclesiali per fini politici

06/10/2017

Decretum 104/2017
In Canc. tab., n. 569/2017

Nos Iohannes Carolus Perego
Dei et Sanctæ Apostolicæ Sedis gratia
Archiepiscopus Ferrariensis-Comaclensis
Abbas Pomposianus

DECRETO GENERALE

Il ministero della Parola, che nella Chiesa particolare è affidato a titolo speciale al Vescovo diocesano in quanto moderatore dello stesso (cfr. can. 756 §2), coinvolge con diverse modalità tutto il Popolo di Dio: i presbiteri -specialmente quanti esercitano la cura d’anime- e i diaconi (cfr. can. 757), i membri degli Istituti di vita consacrata (cfr. can. 758), i fedeli laici (cfr. can 759). Teso a proporre integralmente e fedelmente il mistero di Cristo, il ministero della Parola «deve fondarsi sulla sacra Scrittura, la Tradizione, la liturgia, il magistero e la vita della Chiesa» (can. 760). Coloro che sono chiamati a realizzare tale ministero mediante le diverse forme di predicazione (omelie, convegni, conferenze, esercizi spirituali…) devono esporre ai fedeli sia «ciò che è necessario credere e fare per la gloria di Dio e per la salvezza degli uomini» (can. 768 §1), sia «la dottrina che il magistero della Chiesa propone sulla dignità e libertà della persona umana, sull'unità e stabilità della famiglia e sui suoi compiti, sugli obblighi che riguardano gli uomini uniti nella società, come pure sul modo di disporre le cose temporali secondo l'ordine stabilito da Dio» (can. 768 §2). L’istruzione catechistica poi, finalizzata a vivificare, esplicitare e rendere operativa «la fede dei fedeli, per mezzo dell'insegnamento della dottrina e dell'esperienza della vita cristiana», ricade tra i doveri propri e gravi dei pastori delle anime (cfr. can. 773), e in particolare tra i doveri del parroco (cfr. can. 777).
In Italia, per diritto concordatario, è tutelata la libertà religiosa anche riguardo alla manifestazione del pensiero: «È garantita ai cattolici e alle loro associazioni e organizzazioni la piena libertà di riunione e di manifestazione del pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione» (art. 2.3 dell’Accordo S. Sede-Repubblica Italiana del 3 giugno 1985). Va però rilevato che i ministri di culto sottostanno a normative peculiari dell’Ordinamento civile e penale italiano, le quali modulano in modo proprio la suddetta libertà di manifestazione del pensiero, specialmente per quanto attiene a riferimenti partitici (vedasi oltre).
Nel porsi a servizio del munus docendi si è chiamati a ricordare innanzitutto che «la missione propria che Cristo ha affidato alla sua Chiesa non è d'ordine politico, economico o sociale: il fine, infatti, che le ha prefisso è d'ordine religioso» (Gaudium et Spes, n. 42). Come affermato in tempi più recenti da Benedetto XVI, poi, la Chiesa «non è e non intende essere un agente politico. Nello stesso tempo ha un interesse profondo per il bene della comunità politica, la cui anima è la giustizia, e le offre a un duplice livello il suo contributo specifico. La fede cristiana, infatti, purifica la ragione e l'aiuta ad essere meglio se stessa: con la sua dottrina sociale pertanto, argomentata a partire da ciò che è conforme alla natura di ogni essere umano, la Chiesa contribuisce a far sì che ciò che è giusto possa essere efficacemente riconosciuto e poi anche realizzato» (Benedetto XVI, Discorso in occasione del IV Convegno nazionale della Chiesa Italiana, Verona, 19 ottobre 2006). Va tenuto presente che i cattolici che intendono mettersi a servizio di quell’alta forma di carità che è la politica (cfr. Evangelii Gaudium, n. 205), se ne assumono la responsabilità come singoli e come associati, senza poter pretendere di essere espressione diretta della Chiesa.
Tutto ciò premesso, ed al fine di evitare strumentalizzazioni di qualsiasi tipo,

CONSIDERATE le disposizioni del Codice di Diritto Canonico, e in particolare quanto sancito dal can. 273 («I chierici sono tenuti per un obbligo speciale a prestare rispetto e obbedienza al Sommo Pontefice e al proprio Ordinario»), dal can. 772 §1 («Per ciò che concerne l'esercizio della predicazione, si osservino inoltre da tutti le norme date dal Vescovo diocesano»), dal can. 287 (§1: «I chierici favoriscano sempre in sommo grado il mantenimento, fra gli uomini, della pace e della concordia fondate sulla giustizia»; §2: «Non abbiano parte attiva nei partiti politici e nella direzione di associazioni sindacali, a meno che, a giudizio dell'autorità ecclesiastica competente, non lo richiedano la difesa dei diritti della Chiesa o la promozione del bene comune»), dal can. 285 (§2: «[I chierici] evitino ciò che, pur non essendo indecoroso, è alieno dallo stato clericale»), dal can. 678 (§1: «I religiosi sono soggetti alla potestà dei Vescovi, ai quali devono seguire con rispetto devoto e riverenza, in ciò che riguarda la cura delle anime, l'esercizio pubblico del culto divino e le altre opere di apostolato»), e dal can. 738 (§2: «[i membri delle società di vita apostolica] sono soggetti inoltre al Vescovo diocesano in ciò che riguarda il culto pubblico, la cura delle anime e le altre attività apostoliche, attesi i cann. 679-683»);

VISTO quanto stabilito dal Decreto sul ministero e la vita dei presbiteri Presbyterorum Ordinis, n. 6 («Nell'edificare la comunità cristiana i presbiteri non si mettono mai al servizio di una ideologia o umana fazione, bensì, come araldi del Vangelo e pastori della Chiesa, si dedicano pienamente all'incremento spirituale del corpo di Cristo»);

PRESO ATTO della norma penale dell’Ordinamento italiano contro gli abusi in materia elettorale dei ministri di culto, sancita dalla Legge 361/1957 e successive modifiche: Testo Unico delle Leggi Elettorali, art. 98 («il pubblico ufficiale, l’incaricato di un pubblico servizio, l’esercente di un servizio di pubblica necessità, il ministro di qualsiasi culto, chiunque investito di un pubblico potere o funzione civile o militare, abusando delle proprie attribuzioni e nell’esercizio di esse, si adopera a costringere gli elettori a firmare una dichiarazione di presentazione di candidati od a vincolare i suffragi degli elettori a favore od in pregiudizio di determinate liste o di determinati candidati o ad indurli all’astensione, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da lire 600.000 a lire 4.000.000.»);

VISTI i cann. 31-33 C.I.C.,

DECRETIAMO

per le Parrocchie; le quasi-Parrocchie; i Santuari, le Rettorie; il Seminario arcivescovile; le Scuole cattoliche e di ispirazione cristiana, i Centri culturali, le Associazioni e i Movimenti ecclesiali con sede presso strutture parrocchiali o diocesane,

il divieto

di mettere a disposizione sedi e strutture presenti nel territorio dell’Arcidiocesi per qualsiasi iniziativa organizzata e/o gestita da/a favore di singoli partiti o formazioni politiche.

I chierici (e particolarmente i Parroci, gli Amministratori parrocchiali ed i Vicari parrocchiali) vigilino con cura per evitare in ogni modo che le attività pastorali vengano strumentalizzate a fini elettorali con iniziative che coinvolgano a qualsiasi titolo persone candidate o già impegnate a livello politico.

L’ORDINARIO DEL LUOGO può concedere PER ISCRITTO, su richiesta degli interessati, la LICENZA per lo svolgimento di “tavole rotonde” nei suddetti luoghi, alle quali siano presenti tutti gli esponenti dei diversi schieramenti politici, per salvaguardare in tal modo il principio della par condicio.

Le trasgressioni in questa materia, oltre ad esporre i sacerdoti alle conseguenze penali sancite dalla già citata Legge 361/1957 e successive modifiche, possono comportare altresì il ricorso alle norme del diritto penale canonico sancite dai cann. 1371 2°, 1373 e 1389 §§1-2.

Il presente Decreto entrerà in vigore il 09/X/2017, Solennità della Beata Vergine Maria Madre delle Grazie, Patrona dell'Arcidiocesi.

Datum Ferrariæ ex Palatio Nostro Archiepiscopali,
die xxviii mensis septembris an. Sal. MMXVII.

L. X S.

X Iohannes Carolus Perego
Archiepiscopus
Loco X Sigilli

Prof. Dott. Don Roberto Solera
Cancellarius Archiespiscopalis