NEWS

OMELIA ESEQUIE DI MONS. GIULIO MALACARNE

Cattedrale di Ferrara - 3 marzo 2016

05/03/2016

di Mons. Antonio Grandini
Sia lodato Gesù Cristo!
Prima di iniziare quest’omelia mi pare giusto e logico far precedere le parole di Sua Eccellenza l’Arcivescovo che purtroppo non ha potuto essere presente a questa celebrazione.
Messaggio dell’arcivescovo*
Credo che aggiungere parole a queste di Sua Eccellenza l’Arcivescovo si può rischiare di rovinarle nel bellissimo quadro, senza ombra di dubbio corrispondente a verità, che l’Arcivescovo, pur avendolo conosciuto poco, ha fatto di lui.
Abbiamo aperto questa celebrazione richiamandoci al senso della gioia, perché veramente, soprattutto noi sacerdoti, non possiamo non essere i primi di questo grande valore che viene ad illuminare la nostra vita e che non possiamo non illuminare la vita delle anime che il Signore ci ha affidato.
Questo grande valore è l’avere davanti la bellezza della meta verso la quale siamo incamminati, nella consapevolezza che il cammino su questa terra è spesso un cammino tormentato e accidentato. Questo cammino comporta fatiche, sofferenze, bisogna fare i conti con la malattia e con le difficoltà pastorali e quindi vogliamo veramente vivere questo momento di preghiera e di suffragio direi illuminati da questa verità.
La Sacra Scrittura, quando parla della casa di Dio, lo fa presentandocela nella straordinaria bellezza del segno della festa o del banchetto, ovvero in quanto essere invitati alla casa del Padre per banchettare assieme a Lui e, se volessimo seguire le visioni dell’autore dell’Apocalisse, a partecipare a questa grande liturgia che è la vita eterna.
Don Giulio non avrà difficoltà sicuramente a vivere nella gioia piena e nella bellezza piena di questa liturgia celeste, lui che della liturgia è sempre stato un fedele dispensatore e nella liturgia ha saputo profondere quello che è il carisma più importante ovvero quello di essere un musicista e un direttore di corali. Aveva realmente il gusto di una liturgia partecipata anche attraverso il canto, tuttavia è al brano del Vangelo che voglio rifarmi per parlare della figura del sacerdote e della figura di don Giulio che, secondo me, non può non rispecchiare la vita di ciascuno di noi, come sacerdoti e pastori d’anime.
Nelle parole del Vangelo che abbiamo ascoltato è Cristo che consola i suoi amici dicendo di non avere paura perché è arrivato il momento del distacco. Come abbiamo ascoltato nel Vangelo tornare alla casa del Padre spetta a Cristo, perché è Lui che anticipa il nostro ritorno preparandoci un posto (Cf. Gv 14,1-3). Cristo parla della sua passione e tenta di preparare il cuore, ancora povero di fede dei suoi amici, a questo distacco.
Vogliamo pensare a don Giulio già in quel posto che Cristo ha pensato e preparato per lui fin dall’eternità. Siamo sacerdoti in quanto portiamo nell’esperienza della vita pastorale il senso di un posto preparato per coloro che ci sono affidati.
Credo che la vita di don Giulio, come parroco e curatore di anime, sia stata un continuo impegno a preparare un posto per tutte quelle persone che ha incontrato: dai familiari, a tutti quelli che facevano parte della sua corale fino a quelli che in qualche modo lo hanno conosciuto come pastore. Sempre c’era un impegno, quel gusto, quella voglia e quella determinazione di parlare con la Parola di Dio perché questa Parola di Dio confermasse nella poca fede, nelle titubanze, nei tormenti e nei dubbi, tutti coloro che lo ascoltavano e lo seguivano nella sua attività pastorale e perché si convincessero che c’è un posto per ognuno di loro.
Quante persone, per cui don Giulio ha pregato, ha accompagnato all’incontro con il Padre perché nella fede dei sacramenti amministrati, anche in limine mortis, potessero veramente entrare nel posto preparato per loro da Cristo e di cui don Giulio si è sentito responsabile perché quel posto fosse veramente occupato da loro.
Come ha fatto questo?
Tommaso dice: «Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via?» (Gv 14,5) e Cristo gli risponde: «Io sono la via, la verità e la vita» (Gv14,6a).
In che modo don Giulio nella sua vita ha accompagnato all’eternità tutte le persone che ha incontrato? Certamente coloro che sono sopravvissuti a lui dovranno far memoria di quanto don Giulio ha comunicato attraverso al sua predicazione, la sua voglia di fare, il gusto di inventarsi cammini pastorali di cui siamo stati testimoni nelle tante assemblee, il gusto di poter presentare queste scelte innovative. Viveva, infatti, un approccio alla pastorale direi quasi tormentato, perché voleva a tutti i costi arrivare a tutti. Voleva arrivare a proporre qualcosa di nuovo a chi sentiva a volte la stanchezza per una predicazione che lui preparava sempre con grande oculatezza, annotando tutto sui suoi quadernetti - che sarebbero una bella memoria storica da conservare - perché all’interno di quei quadernetti ci sono certamente tante cose interessanti.
Nei moltissimi ambiti in cui è stato impegnato sapeva adeguarsi a tutte le situazioni non con superficialità, ma con l’affezione che gli nasceva dal gusto di sperimentare, di imparare a conoscere le situazioni alle quali era mandato.
Ha presentato Cristo come via, verità e vita, e se per coloro lo ha ascoltato Cristo è diventato veramente via, verità e vita, sicuramente quel posto che oggi don Giulio occupa per se stesso –perché suo personale - sarà riservato anche a loro, ovvero per quelle anime che lui ha accompagnato, compreso molti sacerdoti tra noi.
Permettetemi un’ultima cosa.
Alla fine di questa Santa Messa canteremo “in paradiso ti accompagnino gli angeli” ovvero si parlerà del coro degli angeli. Don Giulio - che è stato maestro del coro della cattedrale, ma anche di altre corali - aveva un modo particolare, modo bello e significativo, che ricordiamo noi che siamo stati suoi studenti e che abbiamo cantato anche nel suo coro, ossia quando sbagliavamo aveva un modo molto pittoresco di segnalare i nostri errori e le nostre gaffe. Gli auguro che, entrando in paradiso, quando il coro degli angeli lo abbraccerà non abbia modo di criticare anche il coro degli angeli. Noi meritavamo le sue giuste critiche ma davanti al coro degli angeli dovrà solo dire: «bravi, grazie per avermi accolto».
*Lo trovi su www.luiginegri.it