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SANTI E SANTONI, TRA PROFEZIA E OROSCOPO

10/12/2015

P. Raffaele Talmelli, s.P.*
«Chi legge con attenzione il testo del cosiddetto terzo segreto di Fatima resterà presumibilmente deluso o meravigliato dopo tutte le speculazioni che sono state fatte. Nessun grande mistero viene svelato; il velo del futuro non viene squarciato». Così il cardinal Ratzinger scriveva commentando il Segreto di Fatima (J. Ratzinger, Il Messaggio di Fatima, 2000). Il Magistero papale, è bene ricordarlo, è sempre infallibile nei suoi pronunciamenti ex cathedra in materia di fede e di morale. E l’infallibilità è estesa anche a tutti i Vescovi in comunione col Santo Padre. Dobbiamo tuttavia prendere atto che ‘infallibile’ non significa ‘impeccabile’: anche i Papi sono peccatori ma, per straordinaria grazia del Signore, benché non siano immuni dal commettere errori non li possono insegnare. E tale è il magistero tradizionale sul significato delle rivelazioni private, cioè quelle rivelazioni che il Signore ha donato a tanti santi dopo la morte dell’ultimo apostolo. Suor Lucia di Fatima affermava con chiarezza che «a lei era stata data la visione, ma non la sua interpretazione. L'interpretazione, diceva, non compete al veggente, ma alla Chiesa». E invece ci troviamo una vera legione di interpretatori che, sentendosi al di sopra della Chiesa, cercano di contrastare l’interpretazione del Magistero.
Nei tempi di guerra, terrorismo, crisi economica e sociale, quasi sempre, compaiono profeti di sventura che credono di ravvisare nelle parole di qualche anima prediletta i dettagli delle sciagure presenti e future. Ovviamente nei territori di loro interesse. Curiosamente, a sentire i novelli profeti di sventura, i messaggi celesti da loro interpretati non emergono mai se non dopo che le sciagure sono state adeguatamente pubblicizzate dai mass media. Non una parola sui genocidi in Cambogia, Ruanda, Bosnia. Quando invece il terrorismo è sotto casa, eccoli tutti. E ci vogliono forse messaggi celesti per capire che i cristiani sono peccatori e i tempi sono brutti? Già san Pietro ammoniva che «Ci sono stati anche falsi profeti tra il popolo, come pure ci saranno in mezzo a voi falsi maestri che introdurranno eresie perniciose... e per colpa loro la via della verità sarà coperta di impropèri» (2Pt 2,1-3).
Ricordo chiaramente quando, nel 1978, ci fu una situazione politica internazionale di grande ten¬sione e cominciarono a circolare negli ambienti cattolici profezie funeste riguardanti una imminente terza guerra mondia¬le. Alcune di esse, segno della più ridicola eisegesi, ravvisavano nelle bestie dell’Apocalisse carri armati e cacciatorpedinieri, altre facevano appello a Nostradamus, altre alla terza parte del segreto di Fatima. Turbato da quelle storie, chiesi delucidazioni proprio alla Beata Maria Bolognesi, e lei stessa mi dette la sua interpretazione. Mi fece notare che tutti i “castighi” − e la guerra è il simbolo di tutti i castighi − sono sempre subordinati ad una condizione: «Se gli uomini non smetteranno di offendere Dio». E con le sue parole semplici spiegò: «E come si fa ad offendere Dio? Violando i comandamenti. E i comanda¬menti cosa ci inse¬gnano? A non rubare, a non essere falsi, a non uccidere e soprattutto a volerci tutti bene! Allora capisci bene che la guerra non è una pietra che Lui scaglia dal cielo: è pro¬dotta da uomini che ru¬bano, sfruttano, uccidono; gli uomini si odiano e comincia la guerra tra le persone, poi tra le fami¬glie, tra i paesi e poi fra tutte le nazioni... cerca di essere sempre buono e prega tanto: la pace del mondo comincia con la pace nel tuo cuore!». Nella visione della Beata, tutti i mali del mondo che il Signore le lasciava intravvedere, avevano sempre un solo significato: non preoccuparsi del bene che dovrebbero fare gli altri, ma essere spronati ad una maggiore generosità e fedeltà al Vangelo, per spingere tutti alla virtù e riparare il male fatto da altri: «Oggi cosa potrò fare per il bene delle anime, perché non piombino su di noi altri castighi?» (Maria Bolognesi, Diario VI). Tanti cristiani invece − come scriveva sant’Agostino − vivono come «uomini privi di speranza: quanto meno badano ai propri peccati, tanto più si occupano di quelli altrui. Infatti cercano non che cosa correggere in sé, ma che cosa biasimare negli altri. E siccome non possono scusare se stessi, sono pronti ad accusare gli altri». E così sentiamo gli ipocriti di tutte le epoche gridare ai quattro venti i peccati altrui, specie quelli del clero, senza impegnarsi nella conversione personale, unica cosa che veramente conta e della quale dovremo rendere conto a Dio. Non sarà un caso che tra gli apostoli ci fosse un ladro (cf. Gv 12,6), e proprio dalla sua bocca apprendiamo una morale sul denaro: «Perché quest'olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?» (Gv 12,5). Prima di bere in maniera acritica il veleno dei profeti di sventura e seguire le prefiche che li contornano, bisogna sempre domandarsi quale sia l’interesse che li anima. Impariamo a riconoscere i veri profeti. Non fanno l’oroscopo. «Occorre tener presente che la profezia nel senso della Bibbia non significa predire il futuro, ma spiegare la volontà di Dio per il presente e quindi mostrare la retta via verso il futuro. Colui che predice l'avvenire viene incontro alla curiosità della ragione, che desidera squarciare il velo del futuro; il profeta viene incontro alla cecità della volontà e del pensiero e chiarisce la volontà di Dio come esigenza ed indicazione per il presente. L'importanza della predizione del futuro in questo caso è secondaria. Essenziale è l'attualizzazione dell'unica rivelazione, che mi riguarda profondamente: la parola profetica è avvertimento o anche consolazione o entrambe insieme … Nelle rivelazioni private riconosciute dalla Chiesa — quindi anche in Fatima — si tratta di questo: aiutarci a comprendere i segni del tempo e a trovare per essi la giusta risposta nella fede … Le visioni dei santi non descrivono in senso fotografico i dettagli degli avvenimenti futuri, ma sintetizzano e condensano su un medesimo sfondo fatti che si distendono nel tempo in una successione e in una durata non precisate … Non ogni elemento visivo deve, al riguardo, avere un concreto senso storico. Conta la visione come insieme, e a partire dall'insieme delle immagini devono essere compresi i particolari. Quale sia il centro di un'immagine, si svela ultimamente a partire da ciò che è il centro della ‘profezia’ cristiana in assoluto: il centro è là dove la visione diviene appello e guida verso la volontà di Dio» (J. Ratzinger, cit.). Come insegnava la Beata Maria Bolognesi, il tutto deve servire a stimolare in noi un migliore esercizio delle virtù, ricordare sempre che l’appello del Cielo è per un più autentico impegno personale. Suor Lucia stessa disse che le appariva sempre più chiaramente come «lo scopo di tutte quante le apparizioni sia stato quello di far crescere sempre più nella fede, nella speranza e nella carità; tutto il resto intendeva solo portare a questo». Parlando di Fatima − tanto per fare un esempio − stoltamente, molti cacciatori di scoop hanno messo grande enfasi sulla consacrazione della Russia (compito che riguardava il Papa) e nessun riferimento al fatto che la Beata Vergine richiamasse alla conversione e alla penitenza (compito che invece riguarda tutti i cristiani).
Il nostro compito è testimoniare sempre la Risurrezione del Signore, anche tra le macerie degli errori umani.

* Postulatore della Causa di canonizzazione della Beata Maria Bolognesi
1 - Agostino, Discorsi, 19, 2.