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VEGLIA DEI GIOVANI “NOTTE DEI SANTI”

Il Vescovo ai giovani (Chiesa di San Francesco - 31 ottobre 2015)

02/11/2015

Sia lodato Gesù Cristo!
Com’è significativo e bello passare qualche momento insieme in questa vigilia della festa di tutti i Santi, cercando di dare soprattutto alla festa che vi aspetta dopo questo incontro un senso più umano e più cristiano. È una festa che si vive questa sera in tutto il mondo alla ricerca dello strano, dell’artificioso, del magico, del simbolico: tutte parole che lasciano vuoti il cuore e la vita.
Noi invece vogliamo almeno essere, esistere in pienezza, e lo dico per me, o meglio come se fosse detto dalla parola di Dio alla mia vita umana e cristiana, alla mia vita di responsabile della fede, della speranza e della carità di questo popolo, la generazione che cerca il tuo volto Signore. Noi vogliamo essere una generazione che cerca il volto del Signore qui, ancora dopo duemila anni, ovvero il volto di colui che ha messo dentro la nostra vita di ogni giorno, e in modo definitivo, la presenza di Dio.
Perché dobbiamo cercare il volto di Dio?
Perché nonostante tutti i tentativi che facciamo - qualche volta senza che nemmeno ne siamo adeguatamente coscienti - non c’è nessun altro volto che possa riempire la vita, non c’è nessun altra presenza che possa corrispondere alle domande della verità, della bellezza, del bene, della giustizia. Noi cerchiamo il volto del Signore perché anche se talvolta lo sentiamo lontano, anche se lo sentiamo profilarsi nella nostra vita in modo un po’ enigmatico o anche se molto di quello che lui ha detto di sé qualche volta ci sembra astratto, è solo il Signore che entra nella vita di un uomo e dice se vuoi essere felice vienimi dietro. Nel momento in cui il Signore ci dice questo diventa chiaro che si concentra su di Lui tutto il nostro interesse, tutta la nostra volontà di capire, tutta la nostra volontà di amare. La liturgia dice «continuerò a cercare il tuo volto Signore», ma quello che volevo richiamare, a me e a voi, è una cosa non scontata ovvero cercare il volto del Signore. Non è una cosa passata, che non riguarda l’oggi, non è una cosa solo di oggi e non di domani, perché cercare il volto del Signore ci mette in moto verso di Lui e questo mettersi in moto verso di Lui è la strada per incontrarlo veramente e per comprenderlo.
Cercare il volto del Signore!
La nostra vita è una domanda. Non è una domanda generica, neanche una domanda che è l’insieme di tante piccole risposte particolari a tanti piccoli particolari problemi di cui è piena la nostra vita, ma che non la esauriscono. Anche se per un istante potessimo trovare la soluzione a tutti i nostri problemi quotidiani la felicità sarebbe ben lontana, perché la felicità non è la somma di tante cose che vanno bene o che si risolvono per il meglio, di cose che ci fanno sentire contenti perché le possediamo, o perché abbiamo certi sentimenti o amiamo certe reazioni o troviamo certe corrispondenze affettive e sentimentali. La felicità sta nel cercare il mistero di Dio perché solo Dio è la risposta piena alla nostra vita.
Questa è la generazione che cerca il volto del Signore e quando si sarà fatto vedere la nostra vita avrà un punto di riferimento sostanziale ma noi diremo ancora: continuerò a cercare il tuo volto, perché non posso barattare questa ricerca del mistero di Cristo con nient’altro. Fratelli, sorelle e figli, la nostra vita è una domanda di senso, la nostra vita è una domanda di bellezza, di verità, di bene, di giustizia e nulla può riempire questo vuoto, nulla può andare in profondità dentro il nostro cuore, perché il nostro cuore è lì, è nel mistero di Cristo. Attenti però. Questo cuore che cerca di mistero di Dio, però, spesso si arrende alle lusinghe di questo mondo, alle soddisfazioni di questo mondo, alla sazietà di questo mondo, al benessere e al godimento. Il nostro cuore, in fondo, è una finestra spalancata sull’infinito, come disse, proprio incontrando i giovani della diocesi di San Marino-Montefeltro, Benedetto XVI nella sua indimenticabile visita alla diocesi che allora guidavo.
Voi miei figli e figlie, siete proprio questo: una finestra spalancata l’infinito e non siete meno di questo, ma se vivete tutti i giorni per meno di questo certamente vi perderete. Voi, nella profondità del vostro io, altro non siete se non questa apertura sull’infinito, perché l’uomo ha bisogno dell’infinito e perché il respiro della vita non è il particolare, ma è l’infinito. Questo un uomo cerca nell’amore, questo uomo cerca nella paternità e nella maternità, cerca nel lavoro, nella cultura, nell’impegno sociale: cerca l’infinito che è in te, non nel senso che tu possiedi l’infinito, ma nel senso che tu ospiti questa domanda dell’infinito.
Siate la generazione che cerca il Signore, tutto il resto viene dopo. Se riempite la vostra vita d’altro e non cercate il volto di Dio perdete il tempo e vi illuderete che le cose che fate abbiano un certo valore. Sappiate che quello che facciamo ha valore soltanto se è un modo con cui attendiamo il Signore, lo aspettiamo, come il servo attende il ritorno del padrone, come la moglie aspetta il ritorno del marito, come il padre aspetta il ritorno del figlio.
Questa è la nostra vita, sostenuta da una domanda e da un’attesa.
Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, ma il regno di Dio e la sua giustizia sono un volto, sono una persona ovvero Gesù Cristo.
Questa è la prima cosa che mi auguro almeno sappiate desiderare di conoscere, perché è semplice ma è profonda e qualche volta sembra che noi non abbiamo intelligenza sufficiente per coglierla e soprattutto un cuore aperto per sentirla.
La seconda ed ultima nota che faccio, a me ed a voi, riguarda le beatitudini che abbiamo ascoltato dal Vangelo di Matteo. Anche se qualche volta facciamo fatica nel nostro linguaggio moderno a dargli un contenuto specifico, ci invitano a vivere oltre noi stessi, a vivere con il desiderio profondo che il Signore si riveli e che ci venga incontro, che il Signore, a cui chiediamo di rivelarsi, risponda.
Come si fa ad essere miti se non si possiede se stessi e gli altri, come si fa a vivere la sofferenza della vita, il pianto, se non nella certezza che questo pianto sarà consolato. Come si fa ad essere misericordiosi? Si può corrispondere a questi grandi inviti del Signore se si riassumono in una sola parola: vivete oltre voi stessi.
Queste cose non si possono vivere se non superando tutti i “se”, i “ma”, i “però”, i “chissà”, i “non sono capace” o “non ce la farò mai” o “faccio fatica”, come se la vita fosse facile.
La vita, invece, è un dramma, è il dramma della libertà.
Se viviamo così, se la domanda del volto del signore si precisa come un’apertura vera e quotidiana a Lui, allora il Signore viene a noi, si rivela ed è una presenza alla quale dedicare tutta l’esistenza, accettando tutte le sue conseguenze: gli insulti, le persecuzioni, le parole offensive dette contro di noi per causa Sua; rallegratevi ed esultate!
Questa presenza la possiamo abbracciare perché per primo il Signore abbraccia noi. Come è intenso questo riferimento alla presenza di Cristo e alla sua misericordia soprattutto nelle omelie di papa Francesco la mattina a santa Marta.
Il Signore è una presenza che si può abbracciare perché prima Lui ci ha abbracciato, e a Lui possiamo confidare la nostra vita perché prima ci ha confidato la Sua quando ci ha detto: «Io sono la Via, la Verità e la Vita» (Gv 14, 6).
La vostra vita, ragazzi e ragazze, è tesa fra questi due momenti: la ricerca del volto del Signore come l’unica cosa che può riempire l’esistenza, l’altra è accorgersi che è venuto qui, che abita in mezzo a noi e che non è più lontano, non è più incomprensibile ma è la presenza amica. È la presenza in cui Dio si manifesta come amico. E l’amicizia è il grande sentimento che nasce dalla fede, il grande sentimento che accompagna la carità e l’ultima profonda e definitiva parola del Signore per colui che lo stava tradendo: “Amico perché sei venuto?”, e non era un modo di dire, perché Gesù Cristo non ha amai detto una parola per modo di dire.
In ogni parola del Signore era tutta la sua umanità e la sua divinità che si comunicava e mentre Giuda era lì che lo tradiva Lui lo comprendeva in un’ultima misericordia che Giuda non volle ricevere, preferendo la sua misura a quella di Cristo, e così sulla sua vita da duemila anni sta il giudizio del Signore Gesù Cristo: meglio per lui che non fosse neanche nato.
Il Signore ci chiama dunque amici, accendendo nella nostra vita ogni giorno l’impeto dell’intelligenza e dell’amore.
Pregate la Madonna perché non accada mai che preferiate la vostra misura, i vostri progetti, la vostra intelligenza, voi stessi al mistero della Sua presenza perché anche in quel caso sarebbe detto nella vostra vita: meglio per voi se non foste mai nati.
Ecco qual’è la questione della fede: la domanda del volto di Cristo ovvero incontrarlo ed andargli dietro come cantava il grande e disordinato cristiano Jacopone da Todi quando diceva: Amare il Signore e mai finisse. Amare il Signore senza finire, questa è la bellezza della vita, ma è anche il sacrificio della vita, perché amare un altro più di sé è un sacrificio, ma percepire, dentro questo sacrificio, una corrispondenza straordinaria per cui la vita fiorisce e la felicità comincia questa è la cosa straordinaria.
La cosa straordinaria è la nostra fede, e questa è la vittoria che vince il male del mondo: la nostra fede.