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LETTERA AI PARROCI

Linee guida sull’accoglienza ai profughi

22/09/2015

Carissimi sacerdoti,
vi sono grato per l’intelligenza, la sensibilità ecclesiale e la concretezza con cui la discussione sull’accoglimento dei profughi - per ottemperare alla richiesta del Santo Padre Francesco - è stata condotta alla nostra “Tre giorni”. Vorrei sottolineare tre momenti, a cui seguiranno le note tecniche.
Premessa. Quando parliamo di parrocchia intendiamo l’intera comunità parrocchiale e il suo territorio che va ben oltre la chiesa, la canonica e le opere parrocchiali. Nell’accogliere, le nostre comunità parrocchiali devono mirare ad essere presenza umana e cristiana che accompagna questi nostri fratelli e sorelle ad entrare in un mondo così diverso dal loro e, quale che sia poi l’obiettivo che essi si pongono, che possano vivere con noi un tempo in cui conoscere e condividere una benevolenza a cui normalmente, almeno negli ultimi tempi, non sono abituati.
Dobbiamo aiutarli a scoprire la loro dignità umana, la loro responsabilità, la loro capacità di amore e di dedizione. Perciò la comunità ecclesiale, accogliendo i profughi, dia inizio ad un periodo di accompagnamento che tutti ci auguriamo abbia un esito positivo o quantomeno sia principio di un processo di integrazione: siamo evidentemente chiamati ad assumerci una forte responsabilità educativa.
1. Le strutture ecclesiastiche in senso stretto non possono essere utilizzate per l’accoglienza dei profughi (“in senso stretto” vuol dire la chiesa parrocchiale e la canonica) e per evidenti motivi di carattere teologico e pastorale. Non per pregiudizio ma per esperienza dolorosamente vissuta: quando si è ospitato nei locali parrocchiali, talora ingenuamente e senza mai confrontarsi con l’Arcivescovo, le cose non sono andate affatto bene. Lo stesso vale in ordine alla questione non trascurabile della preghiera con rito islamico che creerebbe situazioni gravissime sul piano della disciplina ecclesiale ed ecclesiastica.
2. Si deve affidare l’accoglienza (che non è mai stata messa in secondo piano nella vita dell’Arcidiocesi, e i numeri forniti dalle nostre realtà cattoliche parlano chiaro) ai soggetti che hanno la competenza per assumere tutte le responsabilità connesse. Alla luce di ciò, si invita a fare riferimento alla Caritas e alle altre realtà associative presenti sul territorio parrocchiale e diocesano che, già esperte e riconosciute civilmente, sono anche in grado di interloquire con le Istituzioni e di provvedere affinché ogni cosa venga condotta con assoluto rigore, anche dal punto di vista burocratico e amministrativo.
3. È da prendere seriamente in considerazione l’opportunità di sensibilizzare i tanti cristiani che vivono nelle nostre parrocchie e che magari hanno case sfitte o non utilizzate, affinché possano fare una scelta di aiuto. Ovviamente non spetterà loro il servizio diretto alle persone, ma ciò avverrà attraverso la mediazione delle realtà caritative diocesane, come si è detto al punto 2.
Questa disponibilità sarà l’occasione per manifestare la gratuità di tanti nostri cristiani.
+ Luigi Negri
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio e Abate di Pomposa

Note tecniche e regole a cui attenersi
- l'accoglienza non può essere fatta direttamente dalla parrocchia ma deve passare per una struttura accreditata come la Caritas Diocesana, e le Associazioni e realtà cattoliche accreditate e competenti. Sarà presto fornito un elenco completo.
- la struttura messa a disposizione deve avere ingresso e spazi indipendenti per evitare difficoltà di convivenza dati dalle diverse culture, usi e costumi
- i locali messi a disposizione devono essere in possesso del Certificato di Abitabilità, in quanto soggetti a controllo dalle autorità competenti
- la durata media di una accoglienza di Richiedenti Asilo è di 14/18 mesi
- non si possono scegliere le persone o il nucleo famigliare che si ospita (età, nazionalità o credo religioso) ma si può solo dichiarare il numero di persone che si è in grado di accogliere
- il progetto di accoglienza, prevede una serie di servizi che la Struttura Accogliente deve garantire:
- vitto e alloggio
- vestiario e igiene personale
- assistenza sanitaria
- corsi di lingua italiana
- mediatore linguistico
- assistenza legale
- inserimenti scolastici dei minori accolti

- vista la complessità dei servizi e le competenze specifiche richieste, non bastano dei volontari ma servono operatori preparati e liberi professionisti
- un'ipotesi di accoglienza, potrebbe essere che la struttura accreditata si occupa di tutti i servizi presenti nel progetto e degli aspetti burocratici ed amministrativi mentre la parrocchia con i propri volontari, si occupi dell'affiancamento delle persone/famiglie accolte aiutandole nell'inserimento nel tessuto sociale, negli accompagnamenti presso ambulatori, scuole, uffici, supermercati ecc. e nell'inserimento in ambienti di volontariato
Per chi fosse interessato ad avere maggiori informazioni, può contattare Paolo Falaguasta, direttore della Caritas Diocesana di Ferrara-Comacchio, al 3478433535