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“LE PERSONE NON SONO COSE”. Incontro con Mario Adinolfi

Domenica 19 aprile Sala S. Francesco - Ferrara

19/04/2015

(non rivisto dall’autore)
Non sono nella condizione di indicare linee di conclusione che ciascuno deve tirare per sé.
Credo che sia stato un grande momento di scuola, un grande momento in cui abbiamo imparato cose che non sapevamo o cose che ci sono volutamente nascoste. Quando si sanno le cose non si può andare avanti come se non si sapessero. Il tradimento della nostra vita, ma forse è meglio dire il tradimento della ragione, perché la questione drammatica di questa sera, per non dir tragica, che si apre nella vita del nostro popolo, è il tradimento della ragione. La società sta in piedi sulla ragione e se si nega la ragione è l’inizio della fine della società.
Dobbiamo assimilare queste informazioni e in modo generale approfondirle, ma soprattutto renderle operative. Quando ero giovane docente universitario e imperversava, anche in senso molto fisico, il Sessantotto nella città di Milano c’era una giovanissima casa editrice cattolica, ma aperta, che aveva pubblicato una serie di libri di considerazioni sulle grandi questioni umane e popolari sotto questo titolo: Parole come armi, ossia ci sono parole che devono diventare strumenti di attacco e non solo di difesa. Se non si incrementa anche il numero di coloro che avendo capito queste cose le comunicano ad altri, e quindi si crea un reale movimento di attacco su questi che sono fattori sostanziali per la vita della persona e della società non è perduta la battaglia di una parte politica, non è vinta la battaglia da un’altra parte politica, ma è perduta la battaglia della ragione e della verità. Questa è una responsabilità mia per la funzione che ho ma è anche responsabilità di ciascuno di voi che assumendo questo insegnamento e prendendo sul serio queste indicazioni farà ciò che in coscienza ritiene giusto di fare. Questo per me è importantissimo perché è una sollecitazione alla responsabilità. Io ho aderito a questa serata che sarebbe stata per tutti, al di là delle differenze di età, di temperamento, di storia, di militanze, ecc., una possibilità di far partire una responsabilità personale. Se c’è una responsabilità personale poi questa diventa anche sociale, perché è la ragione che fonda la società ed sulla ragione che si costruisce una società che può avere elementi importanti di diversità che devono essere riconosciuti e maturati. Non può esserci società insieme a coloro che rifiutano la verità e la ragione.
Mentre Adinolfi parlava mi veniva in mentre una delle frasi più straordinarie di San Girolamo che, in una situazione di disgregazione sociale che in confronto a quella di oggi era un “fai da te”, diceva: «Mai come in questi momenti il demonio ha assunto il volto terribile che può assumere ovvero scimmia di Dio». Quello che Mario Adinolfi ha descritto nella sua fattualità, nella sua tendenza a diventare legge, quello che ha descritto dal punto di vista di ciò che è già in atto e della conseguenza che provoca, è una immensa devastazione dell’umano che nasce dal tentativo dell’uomo di sostituirsi a Dio e, sostituendosi a Dio, crea una contro-creazione. Questa contro-creazione non porta più il segno della presenza di Dio, fonte di conoscenza e di devozione, ma porta il segno dell’uomo che manipola la realtà ed i cui giustamente Adinolfi il dogma riassuntivo: le persone sono cose, le persone sono oggetti. Le persone servono, attraverso la loro manipolazione, ad affermare un potere che è antiteistico, che è contro Dio ed, essendo contro Dio, è anche inesorabilmente contro l’uomo. Noi cattolici dovremmo recuperare la grande indimenticata ed indimenticabile lezione di Benedetto XVI: «l’apostasia dell’uomo da Cristo conduce necessariamente all’apostasia dell’uomo da se stesso». Questo lo dico perché sia chiaro ma la battaglia non è su questo, ma è sulle conseguenze di ragione e di verità. Noi cattolici dobbiamo affrontare questa battaglia con la consapevolezza che l’unica vera alternativa alla violenza del demonio, che vuole creare una creazione contro Dio e tale contro-creazione passa attraverso la oggettualizzazione delle persone, e quindi della loro distruzione, è l’approfondimento della nostra identità cristiana. È un approfondimento in funzione di una azione, non religiosa ma laica, perché questa è una battaglia di laicità ed in alcuni paesi in cui queste battaglie sono state fatte sono state battaglie perfettamente laiche in cui hanno potuto trovare posto credenti e una laicità che non esclude il fatto che la religione possa aver ragione. È il momento di una battaglia che vede insieme, come ho detto tante volte in questi anni, cristiani non clericali e laici non laicisti. Questa è una base amplissima e dobbiamo avere il coraggio di esplorare questa base e non chiuderci nel già saputo. La più grande lezione di questa sera è che mi auguro sia finito il particolarismo in cui spesso finisce una cultura provinciale che perde l’ampiezza, e la tragedia che abbiamo davanti ci costringe ad uscire dal nostro buco. Penso a tante gente che dovrebbe finire di pensare che il problema principale è l’orario delle messe, o dove si può fare un battesimo, o opporsi allo spostamento di un prete che deve essere giustamente spostato prima di tutto per incrementare la sua capacità di servizio e secondo perché la comunità possa ancora rifiorire. C’è un particolarismo per cui si scrive al Santo Padre contro l’arcivescovo di Ferrara perché sono cambiati gli orari delle messe, perché il coro non si raduna più in un posto ma in un altro, perché non c’è un regolamento per quelli che fanno i lettori, ecc. Queste cose qui o le facciamo finire noi per la nostra intelligenza o la storia ci costringerà a superarle e chi si ferma di fronte a questo flusso si troverà fuori dalla storia. In questo senso dico la cosa che mi ha più scioccato, oltre le notizie e le informazioni scientifiche che Adinolfi ci ha dato, è l’esegesi, che a mia conoscenza è unica, di Sant’Agostino il quale commenta la frase del Signore Gesù Cristo quando guardando Giuda, che si appresta all’atto conclusivo del tradimento, gli dice: «Il Figlio dell'uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell'uomo dal quale il Figlio dell'uomo viene tradito! Meglio per quell'uomo se non fosse mai nato!» (Mt 26,24//Mc 14,21//Lc 22,22). Ecco fratelli, il Figlio dell’uomo se ne va se noi non ci crediamo, se noni lo tradiamo e invece di affermare la grandezza della fede la riduciamo a nostro uso e consumo, forse ci sentiremo dire, l’ultimo giorno, la stessa frase tagliente: era meglio per te che non fossi mai nato. Io non voglio sentirmi dire questa frase l’ultimo giorno ed è tutta la vita che non voglio questo. È tutta la vita che la fede è la fonte della mia intelligenza e del mio cuore e quindi la capacità di incontro, di dialogo e di valorizzazione con chiunque, perché quando un uomo è certo della sua identità dialoga e realizza oggetti comuni stando negli ambiti dei problemi così come si pongono. Credo che ciascuno di noi debba fare la sua parte e la responsabilità che posso prendervi di fronte a voi è che quello che abbiamo sentito stasera lo renderò operativo almeno da noi, diventerà elaborazione e, soprattutto, programma comune con tutti quelli che ci staranno. Non posso però fare previsioni su come reagiranno i miei confratelli, ma spero che questa maturazione serva a scrivere una bella pagina di amore al popolo contro i club, perché i club hanno reso il popolo oggetto di manipolazione, ma il popolo non è ancora morto e, perciò, deve essere sollecitato, deve essere ripreso, deve essere responsabilizzato, nella singola persona. se la singola persona è responsabilizzata e si muove non c’è niente di più straordinario che una persona certa delle sue idee.
Ricordo la splendida e commovente scena dello studente cinese che con le braccia aperte si pone davanti ai carri armati che tentano di entrare in piazza Tienanmen, la grande piazza vicino al centro di Pechino. Per qualche istante si è presa la straordinaria soddisfazione di bloccare l’avanzata dei carri verso un massacro che rimane una delle cose più vergognose del regime cinese, alla pari di quelle commesse dai nazisti, dai sovietici e da altri. Da cose così non può nascere il bene, perché un grande principio della morale cattolica che i laici veri hanno sempre approvato è che dal male non può nascere il bene. Mettiamoci, allora, sulla strada del bene, facciamo quello che possiamo e cerchiamo di dare un nostro contributo profondo e sofferto perché le cose di questa sera devono indurre ad una sofferenza. Non si va a casa abbiamo ragione noi ed hanno torto gli altri, ma quello con cui andiamo via questa sera e di cercare di ovviare, di evitare, quella che potrebbe essere una delle più grandi tragedie per il nostro popolo: la perdita della sua identità e della sua libertà. Grazie.