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OMELIA VEGLIA PASQUALE

Basilica di San Giorgio - Ferrara. 4 Aprile 2015

07/04/2015

(testo non rivisto dall'autore)
Sia lodato Gesù Cristo!
Come padre di questo popolo, come primo e forse il più indegno dei cristiani di questa diocesi, mi rivolgo al Signore Gesù Cristo per accettare il grande abbraccio di pace che egli ci offre. L’annunzio della Pasqua, l’annunzio della risurrezione del Signore, è un abbraccio potente che ci stringe a Lui e che distrugge nei nostri cuori la morte, il male, il peccato, che pure vediamo presente attorno a noi e che condiziona così gravemente la nostra esistenza personale, familiare e sociale. Oggi, in quest’ora, nell’ora in cui la vita di Cristo ha vinto la morte e la vita eterna di Dio è offerta alla nostra libertà, al nostro cuore e alla nostra intelligenza, noi vogliamo, se fosse possibile, aggrapparci al suo braccio e stringerci a Lui. Il gesto con cui ci stringiamo al suo braccio non è soltanto una emozione - come purtroppo rischia di essere tutto ciò che di grande e di straordinario celebriamo con le parole, con i gesti e con i riti antichi che abbiamo rivissuto fino ad ora - questo abbraccio è un giudizio: non esiste nessuna possibilità di salvezza per l’uomo di questo tempo e di ogni tempo se non stringersi al Signore e partecipare anche carnalmente della sua esistenza di crocifisso e risorto e presente in mezzo a noi nel mistero della sua Chiesa e dei suoi Sacramenti, come quelli che amministreremo, fra qualche istante, ad alcuni nostri fratelli. Abbandoniamo allora per un istante, anche solo per un istante, tutta la sottomissione che abbiamo verso il male, verso il pensiero unico che ci domina, verso l’immoralità unica che ci domina, verso questa concezione che dissacra ogni aspetto dell’esistenza, dalla nascita alla morte, e l’amore fra un uomo e una donna. Uniamoci a quello straordinario evento che è la nascita dell’uomo nuovo nel mondo e che fiorisce dal sacrificio e dalla letizia di due, un uomo e una donna, che stringono per sempre fra loro un patto di unità con Dio e di unità fra di loro. Lasciamo da parte il nostro male, perché è Cristo che lo lascia da parte. È Lui che ci libera dal male ed è Lui che ci dice: «Le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove» (2 Cor 5,1) e la novità è la sua presenza di risorto in noi e fra di noi. in questo abbraccio incominciamo a camminare per la prima volta, magari in maniera consapevole, sulla via della verità del bene, della bellezza e della giustizia cioè dietro il Signore Gesù Cristo, crocifisso e risorto, che guida il nostro popolo. Così sia.

CONCLUSIONE
Sono stato fortemente interloquito dalla denuncia durissima che Papa Francesco ha fatto nel corso della Via Crucis al Colosseo sulla barbarie e sulla violenza esercitata nei confronti dei cristiani di cui l’ultima, e la più terribile forse, è quella avvenuta in Kenya. Mi ha colpito una frase che il Papa non aveva mai pronunciato: «Cose come queste accadono in un silenzio complice». Mi sono dunque posto davanti alla parola di Papa Francesco affinché illuminasse e misurasse la mia coscienza e ho dovuto ammettere, con piena chiarezza, davanti a Dio e alle parole del Santo Padre, che io e le chiese che ho guidato in questi dieci anni non abbiamo mai corso neanche lontanamente il pericolo di un silenzio complice e ci siamo assunti, in molte occasioni quasi soli, la responsabilità di giudizi espliciti e pubblici, e di iniziative altrettanto pubbliche.
In Diocesi di San Marino-Montefeltro lo testimonia la mole ingente di comunicati stampa ma anche uno dei gesti più significativi e clamorosi - avvertiti in modo profondamente cordiale dal popolo - mi riferisco ai sette giorni in cui le campane di tutte le chiese della diocesi, al mattino e alla sera, hanno suonato a morto mentre si stava compiendo un delitto di Stato, come fu efficacemente definito in sede parlamentare, contro Eluana Englaro.
Per la Diocesi di Ferrara-Comacchio la mia azione di pastore vigile e le mie iniziative sono tutte documentate dall’ottimo settimanale “la Voce” che riporta in tempo reale tutti gli interventi, i tanti comunicati stampa, le prese di posizione e le iniziative - o direttamente proposte dalla diocesi o sostenute ed incoraggiate - come, per esempio, la “Preghiera Pubblica per la vita” e l’esposizione, sulla facciata principale del Vescovado, della bandiera con il simbolo del Nazareno, accompagnato da un giudizio chiaro nei confronti dei carnefici e pieno di devozione per i martiri.
Le parole del Papa per me sono un grande incoraggiamento e vi esorto affinché lo siano anche per voi, fratelli miei. In questa notte Santa siano la base del nostro proposito di vita: avere il coraggio di testimoniare il nostro Signore Gesù Cristo, nella verità e per la verità, vigilando di non cadere mai in un silenzio complice.