NEWS

“COS’È IL LAVORO? UNA PROSPETTIVA CRISTIANA” IL 19 MARZO ALLA CAMERA DI COMMERCIO

il 19 marzo prossimo, ore 21, presso la sede della Camera di Commercio di Ferrara, sarà presentata l’edizione italiana del libro di Lester DeKoster “Cos’è il lavoro? Una prospettiva cristiana”

16/03/2015

L’evento è organizzato dall’Istituto Acton in collaborazione con la Fondazione Internazionale Giovanni Paolo II e Think-in, think tank costituito da giovani ricercatori che si sono formati proprio nel laboratorio del Prof. Biagi.
All’evento parteciperanno Mons. Negri (Arcivescovo di Ferrara Comacchio), Sergio Belardinelli (Ordinario di Sociologia dei processi culturali all’Università di Bologna Alma Mater Studiorum) e Gianfranco Fabi (giornalista, già vice direttore Il Sole 24Ore e direttore R
adio24).


Giuseppe Sabella*
Il 19 marzo è la festa di San Giuseppe, il carpentiere, comunemente noto come il falegname. Giuseppe è il “santo del lavoro”, non a caso ricordato anche il 1 maggio, giorno della festa universale dei lavoratori. Nel Vangelo di Matteo (13,55) Gesù è proprio chiamato il figlio del carpentiere: “Non è Egli (Gesù) il figlio del téktón?” Il termine “téktón” in un primo momento è stato tradotto col temine falegname, oggi la maggior parte degli studiosi lo traduce col temine carpentiere: nella Israele di 2000 anni fa il legno era utilizzato anche come materiale necessario per costruire case ed edifici.
Che strana coincidenza, il 19 marzo si ricorda anche la morte di Marco Biagi: il martirio civile di chi ha dedicato la vita al lavoro è così indissolubilmente legato a chi il lavoro lo ha santificato per primo.
Ad 13 anni dal suo assassinio, Marco Biagi continua ad essere noto ai più non come il padre della legge che ha regolato il lavoro flessibile ma della legge che ha regalato il lavoro precario.
Premesso che non tutto ciò che è a termine o sotto forma di collaborazione è da considerarsi precario, è chiaro che il “precariato” non è un’invenzione mediatica e che sono stati soprattutto i giovani a fare le spese del fenomeno della precarizzazione del lavoro, le cui cause sono diverse e non riconducibili alla sola disciplina di per sé mutabile e perfettibile.
I giovani oggi non vivono nella loro società ma nella società dei loro padri, del mercato “duale” e delle corporazioni, dei pensionamenti continuamente posticipati, di una scuola e università poco inclini a confrontarsi col mercato, di aziende poco capaci di riconoscere i più meritevoli, tanto che questi se ne vanno all’estero (solo nel 2014, 19.000 laureati sono emigrati in cerca di lavoro). Ma soprattutto, se ci riferiamo agli attori del mercato del lavoro, di una rete di servizi che non è stata capace di fare da contraltare, attraverso il collocamento e ricollocamento, all’introduzione delle forme flessibili del lavoro: questa è la causa principale della precarizzazione del lavoro. Non è la regolazione flessibile del lavoro che di per sé rende il lavoratore precario, ma il sistema dei servizi di welfare che ad oggi ha offerto poche risposte efficienti: un welfare i cui servizi sono stati gestiti unicamente come voci di costo e che, di fatto, ignora la nuova economia e i nuovi lavori.
Proprio il 19 marzo prossimo, ore 21, presso la sede della Camera di Commercio di Ferrara, sarà presentata l’edizione italiana (Cantagalli 2014) del libro di Lester DeKoster “Cos’è il lavoro? Una prospettiva cristiana”, introduzione di Mons. Giampaolo Crepaldi, Arcivescovo di Trieste. L’evento è organizzato dall’Istituto Acton in collaborazione con la Fondazione Internazionale Giovanni Paolo II e Think-in, think tank costituito da giovani ricercatori che si sono formati proprio nel laboratorio del Prof. Biagi.
All’evento parteciperanno Mons. Negri (Arcivescovo di Ferrara Comacchio), Sergio Belardinelli (Ordinario di Sociologia dei processi culturali all’Università di Bologna Alma Mater Studiorum) e Gianfranco Fabi (giornalista, già vice direttore Il Sole 24Ore e direttore Radio24).
A distanza di oltre trent’anni dalla sua edizione americana, l’opera dello scrittore calvinista Lester DeKoster conosce la sua prima fortunata versione italiana. Personalità creativa, tanto atipica quanto eclettica (quando morì la sua biblioteca personale ammontava a circa 10.000 libri) e pressoché sconosciuta in Italia, DeKoster nel secolo scorso fu uno dei più convinti sostenitori della dimensione strutturalmente trascendente del lavoro e del suo significato intrinsecamente teologico.
La novità del libro sta nell’approccio con il quale si tratta la tematica del lavoro, assolutamente non convenzionale nel nostro Paese, dove le riflessioni sul suo significato “vocazionale”, in particolare sul senso di “missione” che ogni lavoro possiede, stentano ancora a decollare; si tratta, leggendolo in quest’ottica, di un testo estremamente utile, proprio perché riporta l’attenzione degli studiosi sul fenomeno più inquietante – quanto diffuso – dell’epoca postmoderna: “la progressiva perdita di senso del lavoro”.
San Giovanni Paolo II, in un suo celebre discorso, disse che “se Dio ha abitato con l’uomo, la terra abitata dagli uomini è la terra in cui incessantemente si rinnova il desiderio della giustizia e della pace. Nessun pensatore e nessuna ideologia proclamino di conoscere essi soli questo problema e dichiarino di saperlo risolvere fino in fondo. La nostra è una preghiera per i diritti dell’uomo, per gli inalienabili diritti dell’uomo”. Il diritto al lavoro, al salario e al pane non sono solo diritti della giustizia sociale, sono anche diritti dello spirito.
Anche Marco Biagi sarebbe stato molto d’accordo nel ritenere il lavoro non solo un diritto sociale ma anche un diritto dello spirito: lo dicono la sua instancabile attività e il suo impegno totale per l’innovazione, nel tentativo di rendere il mercato del lavoro italiano – quello che lui chiamava “il peggior mercato d’Europa” – un mercato più capace di offrire opportunità in particolare ai giovani. Oggi avrebbe di che gioire: nonostante la disputa sui contratti a progetto e sulle collaborazioni, il Jobs Act finalmente costruisce un nuovo percorso di tutele, ciò che era rimasto incompiuto nella riforma del 2003 che porta il suo nome. Certamente, come DeKoster e come i santi Giuseppe e Giovanni Paolo II, anche Marco Biagi si è chiesto spesso cos’è il lavoro.
*Direttore di Think-in