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OMELIA GIORNATA DEI POVERI: "La scelta preferenziale dei poveri"

Cattedrale di Ferrara: prima "Giornata mondiale dei poveri"

19/11/2017

S.E. Mons. Gian Carlo Perego
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Celebriamo oggi nella Chiesa la prima Giornata mondiale dei poveri. Perché Papa Francesco ha voluto regalare alla Chiesa, dopo un Giubileo dedicato alla misericordia, questa Giornata di preghiera e di condivisione? E’ lo stesso Papa Francesco che risponde a questa domanda, nel messaggio per questa prima Giornata: perché “è certamente questo uno dei primi segni con i quali la comunità cristiana si presentò sulla scena del mondo: il servizio ai più poveri”. Nel servizio ai poveri, il cristiano impara la condivisione, lo stile di vita con cui “si tocca con mano la carne di Cristo”. E’ questa condivisione che impariamo nella comunione sacramentale ricevuta dall’Eucarestia. “Il Corpo di Cristo spezzato nella sacra Liturgia – scrive nel messaggio Papa Francesco – si lascia ritrovare dalla carità condivisa nei volti e nelle persone dei fratelli e delle sorelle più deboli”. E il Papa conclude con le parole forti di S. Giovanni Crisostomo: “Se volete onorare il corpo di Cristo, non disdegnatelo quando è nudo; non onorate il Cristo eucaristico con paramenti di seta, mentre fuori del tempio trascurate quest’altro Cristo che è afflitto dal freddo e dalla nudità”. E’ il messaggio che ci viene anche dai dipinti sulle opere di misericordia che accompagnano il miracolo eucaristico di Ferrara custodito nel santuario di S. Maria in Vado, che, cinquecento anni dopo, ritrovano in questa Giornata tutto il loro significato e richiamano un invito alla conversione e a uno stile di vita cristiano animato dalla condivisione e dalla comunione.
Anche oggi, anche nelle nostre comunità siamo chiamati a riconoscere i poveri, con cui condividere, ma dai quali imparare anche ad amare con i fatti e non solo a parole. Perché è vero che è dai poveri che impariamo il dono, la condivisione. E’ da chi ha usato i suoi talenti - per riprendere la pagina evangelica - per far crescere una vita interiore e una comunità aperta e accogliente, aprendo le palme al misero e stendendo la mano al povero – per riprendere anche l’immagine della donna forte della pagina dei Proverbi - che impariamo uno stile di vita cristiano. “Quando la vita interiore si chiude nei propri interessi non vi è più spazio per gli altri, non entrano più i poveri, non si ascolta più la voce di Dio, non si gode più della dolce gioia del suo amore, non palpita l’entusiasmo di fare il bene. Anche i cre¬denti corrono questo rischio, certo e permanente. Molti vi cadono e si trasformano in persone risentite, scontente, senza vita”.
Anche se oggi non è facile riconoscere i poveri, anche se la povertà nelle nostre città è più nascosta che visibile, si ripresenta anche oggi “con i suoi mille volti segnati dal dolore, dall’emarginazione, dal sopruso, dalla violenza, dalle torture e dalla prigionia, dalla guerra, dalla privazione della libertà e della dignità, dall’ignoranza e dall’analfabetismo, dall’emergenza sanitaria e dalla mancanza di lavoro, dalle tratte e dalle schiavitù, dall’esilio e dalla miseria, dalla migrazione forzata”, scrive nel Messaggio della Giornata Papa Francesco. E continua il Papa: “non si può rimanere inerti e tanto meno rassegnati” di fronte “alla povertà che inibisce lo spirito di iniziativa di tanti giovani, impedendo loro di trovare lavoro; alla povertà che anestetizza il senso di responsabilità inducendo a preferire la delega e la ricerca di favoritismi; alla povertà che avvelena i pozzi della partecipazione e restringe gli spazi della professionalità umiliando così il merito di chi lavora e produce”. I poveri lontani e vicini chiedono oggi alla Chiesa anche di Ferrara-Comacchio una scelta preferenziale dei poveri. Questa scelta ‘preferenziale’, non esclusiva, ci ricorda che dobbiamo amare di più chi vive oggi un disagio; chiede di ripensare l’uso dei nostri beni; reclama una scelta e uno stile di vita sobrio e di evitare sprechi; domanda uno stile di condivisione e non semplicemente l’elemosina che spesso invece dimentica i veri poveri oppure umilia i nuovi poveri. In questi primi mesi di incontri in città e nella Diocesi di Ferrara- Comacchio ho conosciuto e apprezzato storie e scelte di vita di povertà, di vita per e con i poveri, in alcune scelte di consacrazione, in famiglie affidatarie o che condividono una vita di sofferenza di un padre o di una madre, di un marito o di una moglie, di un figlio malato in casa, in giovani che cercano di fare impresa sociale e di sposare un’ economia di comunione, in universitari sempre più numerosi che non solo a Ferrara studiano, ma regalano cultura, sogni, prospettive nuove, in associazioni, movimenti e gruppi che si spendono per gli altri, in seminaristi che hanno lasciato anche il lavoro e una sicurezza per iniziare un cammino di discernimento vocazionale, in preti che aprono la casa e accolgono, in diaconi che educano alla carità, in politici che hanno a cuore il bene comune. Noi oggi vogliamo ringraziare il Signore per queste persone che ci ricordano la gioia del Vangelo. Con Papa Francesco anch’io dico: “Benedette le mani che si aprono ad accogliere i poveri e a soccorrerli: sono mani che portano speranza. Benedette le mani che superano ogni barriera di cultura, di religione e di nazionalità versando olio di consolazione sulle piaghe dell’umanità. Benedette le mani che si aprono senza chiedere nulla in cambio, senza ‘se’, senza ‘però’ e senza ‘forse’: sono mani che fanno scendere sui fratelli la benedizione di Dio”. Sono anche le mani della Chiesa che vive sul nostro territorio: è la Chiesa che cammina con la gente. E’ la Chiesa che incontra. E’ la Chiesa di Cristo.
Chiudo invitandovi a raccogliere la proposta di papa Francesco in questa settimana che ci prepara alla Solennità di Cristo Re, la celebrazione che chiude l’Anno liturgico ricordandoci che l’autorità e il potere di Gesù Cristo è il servizio, a creare in parrocchia momenti di preghiera, di incontro, di condivisione, di amicizia, di solidarietà: a partire dal pranzo che vivremo insieme a S. Benedetto, dopo questa celebrazione. La preghiera è il primo segno di carità. “Non dimentichiamo - scrive Papa Francesco – che il Padre nostro è la preghiera dei poveri… è una preghiera che si esprime al plurale: il pane che si chiede è ‘nostro’, e ciò comporta condivisione, partecipazione e responsabilità comune”. Questi fatti e non solo parole saranno segni ed esperienze di nuova evangelizzazione.