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VEGLIA MISSIONARIA: INTERVENTO DEL VESCOVO

In preparazione della Giornata missionaria mondiale 2017

21/10/2017

La messe è molta: giovani ‘viandanti della fede’
S. E. Mons. Gian Carlo Perego
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Questa sera siamo nel cuore della nostra Chiesa, non solo perché siamo riuniti in Cattedrale, ma soprattutto perché è “la missione cuore della fede, natura della Chiesa” a radunarci – come ricorda Papa Francesco nel Messaggio per la Giornata di quest’anno.
E la missione della Chiesa – come ci ha ricordato la pagina dell’Esodo - continua a rispondere all’invito di libertà che Dio aveva rivolto anche a Mosè: “Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto… ho udito il suo grido… conosco le sue sofferenze. Sono sceso per liberarlo”.
La missione ha come primo compito di liberare l’uomo dai condizionamenti interni ed esterni, dalle paure, dalle strutture di peccato – come ricordava Giovanni Paolo II – e di indicargli il cammino per “essere liberi davvero” (Gv 8,32). La verità, che è Gesù, ci rende liberi. Di più, ci rende figli.
La missione ha come luogo il mondo. Le testimonianze che abbiamo ascoltato, i 12.000 missionari presbiteri, consacrati e laici ce lo ricordano. La missione nasce sul dialogo tra Chiesa e mondo che rende nostre la miseria, il grido, le sofferenze nel mondo, che chiedono “un di più”, rispetto al denaro, alle cose, ai progetti: una nuova relazione con Dio Padre e con il prossimo, nello stile di Gesù di Nazareth, alimentata dalla sua passione, morte e risurrezione, resa nuova e contemporanea dall’Eucaristia, da un dono.
Il mondo aspetta: l’evangelista Luca - familiare alla nostra terra - ce lo ha ricordato: “la messe è molta”.
“La messe è molta”. Anzitutto questo tema ci ricorda che la missione nasce dal dono, dalla condivisione della storia di Gesù. E’ raccontare nuovamente questa storia, camminando con le persone, nei diversi Paesi del mondo, condividendo “gioie e speranze, tristezze e angosce, soprattutto della povera gente” (G.S. 1), aiutando a “superare le chiusure, i conflitti, il razzismo, il tribalismo, promuovendo dovunque e tra tutti la riconciliazione, la fraternità e la condivisione”, ricorda sempre Papa Francesco nel Messaggio della Giornata mondiale di quest’anno.
In secondo luogo, la messe è molta ci ricorda che l’evangelizzazione non si è conclusa con la prima comunità apostolica, ma si rinnova in ogni tempo, con nuove comunità che si ispirano alla prima comunità, dove nascono e crescono, in forza dei sacramenti dell’iniziazione cristiana (Battesimo, Cresima, Eucaristia), nuovi discepoli, nuovi testimoni destinati al mondo.
In terzo luogo la messe è molta ci ricorda che dobbiamo uscire, non accontentarci di una testimonianza nei luoghi più familiari della nostra vita. “Si tratta di uscire dalla propria comodità – scrive nell’Evangelii Gaudium Papa Francesco – e avere il coraggio di raggiungere tutte le periferie che hanno bisogno della luce del Vangelo” (E.G. 20). Dobbiamo andare. E per non essere appesantiti nel cammino dobbiamo portare l’essenziale, liberarci da tutto ciò che è inutile, sovrastruttura, retorico. La missione chiede di essere poveri. Il giovane o l’adulto del Vangelo se ne va triste perché non è capace di liberarsi delle cose, di tutto ciò a cui si è legato. Non si fida del dono di Dio. La storia missionaria della Chiesa è una storia di cammini che non escludono nessun popolo, nessun angolo della terra.
In quarto luogo il mondo a cui siamo destinati ci chiede uno stile. Papa Francesco usa due immagini per dire questo stile del cammino missionario: il Buon Samaritano e il Buon Pastore. Il Buon Samaritano – la cui spiritualità Paolo VI usò per sintetizzare il messaggio del Concilio Vaticano II - ci ricorda come la missione è prossimità; è andare e fermarsi sulla miseria, sul grido, sulle sofferenze delle persone; è condivisione; ha un’andata e un ritorno. Il Buon Pastore ci ricorda come la missione che è prossimità guarda ad ogni singola persona, con una particolare attenzione a chi è più lontano, più smarrito.
Infine il mondo ha bisogno dei giovani. I giovani sono la speranza della missione. Mentre ci prepariamo a celebrare con tutte le Chiese il Sinodo dei Vescovi che avrà al centro ‘I giovani, la fede e il discernimento vocazionale” vogliamo stasera guardare ai giovani finalmente non come un problema, ma come una risorsa di volontariato missionario: “Sono molti i giovani che offrono il loro aiuto solidali di fronte ai mali del mondo e intraprendono varie forme di militanza e di volontariato… - scrive Papa Francesco nell’Evangelii gaudium e riprende il passaggio nel Messaggio della Giornata mondiale missionaria di quest’anno - Che bello che i giovani siano ‘viandanti della fede’, felice di portare Gesù in ogni strada, in ogni piazza, in ogni angolo della terra!” (E.G. 106). Come mi piacerebbe che crescesse anche nella nostra Chiesa di Ferrara il numero di ‘giovani viandanti nella fede’, ‘esploratori di ogni angolo della terra’, ‘testimoni di una Chiesa che esce’.
Prego con voi il Signore Dio nostro, questa sera, perché ‘mandi molti operai nelle sue messe’. Non operai generici, ma esperti di umanità, ricchi di immaginazione e creatività, disposti a partire. Maria, venerata nella nostra Chiesa come la Madonna delle grazie, ci faccia dono di ascoltare in questa nostra Cattedrale tanti nuovi ‘sì’ alla chiamata del Signore perché “giunga a tutti il dono della salvezza”.